17 Mar, 2026 - 15:30

La teca e l’impresa: l’alta tecnologia di Ciam al servizio del corpo di San Francesco

La teca e l’impresa: l’alta tecnologia di Ciam al servizio del corpo di San Francesco

Il silenzio è rotto solo dal fruscio dei passi sui vecchi mattoni e dal respiro trattenuto di chi, dopo una attesa di mesi, finalmente è lì. Siamo nella navata della Basilica inferiore, dove i cordoni di velluto disegnano un serpentone ordinato che conduce all'altare papale. Lì, in fondo, risplende una teca trasparente. Al suo interno, adagiate su un panno, le ossa minute e segnate di Francesco, colui che otto secoli fa scelse la povertà e cambiò la storia della Chiesa. In questo marzo del 2026, il Patrono d'Italia è più “vivo” che mai: le prenotazioni per vederlo hanno superato quota 450mila, con punte di 15mila presenze giornaliere. È un esodo silenzioso e ordinato che trasforma la città umbra in un crocevia di popoli e lingue. Ma dietro l'emozione collettiva e l'organizzazione titanica del Sacro Convento, c'è un'altra storia. Una storia fatta di acciaio, calcoli strutturali e competenze industriali, che ha permesso di rendere accessibile e sicuro questo evento senza precedenti.

Oltre 450mila pellegrini e una prova di ingegneria: la struttura firmata Ciam

L'ostensione straordinaria, iniziata il 22 febbraio e in programma fino a domenica 22 marzo, rappresenta una sfida complessa non solo sul piano spirituale e logistico, ma anche su quello conservativo. Per quasi otto secoli, le spoglie di San Francesco sono rimaste celate allo sguardo dei fedeli nella cripta, protette da strati di pietra e bronzo. Oggi, per la prima volta in modo così prolungato, giacciono in una teca di plexiglass sigillata con azoto – una triplice protezione che ne garantisce l'integrità – e sono esposte alla venerazione pubblica. Il passaggio continuo di decine di migliaia di persone, l'emozione che talvolta porta a un gesto di troppo, la necessità di preservare la sacralità del luogo: tutti elementi che richiedevano una soluzione su misura.

 

È qui che entra in gioco la CIAM, azienda con sede a Petrignano di Assisi, storicamente leader nel settore della refrigerazione industriale, oggi parte del gruppo Ciam Industrie. Quasi cinquant'anni di esperienza nel controllo della temperatura e nella progettazione meccanica hanno trovato una nuova, inaspettata applicazione. L'azienda ha progettato e realizzato la struttura di protezione esterna che accoglie e difende la teca contenente i resti mortali del Santo. Non una semplice barriera, ma un sistema progettato per essere “invisibile” all'occhio del pellegrino concentrato sulla preghiera, eppure estremamente solido e stabile. Un intervento chirurgico, preciso e rispettoso dell'architettura romanica che lo ospita.

“Un esempio di come il saper fare industriale possa esprimersi al servizio del patrimonio spirituale”

L'operazione ha richiesto non solo competenza tecnica, ma una profonda sensibilità per il contesto. L'urgenza era quella di garantire la sicurezza in uno spazio angusto e storicamente delicato come la Basilica inferiore, senza alterarne l'armonia. Le maestranze di Petrignano hanno lavorato a stretto contatto con i frati e i tecnici del Sacro Convento, misurandosi con vincoli architettonici e norme di tutela artistica.

Federico MaliziaCeo di Ciam, sottolinea il valore profondo di questa commessa, che va ben oltre l'aspetto commerciale. “Per noi è motivo di grande orgoglio aver contribuito a un momento così significativo per la comunità francescana e per l'intero Paese”, ha dichiarato. “Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come competenze industrialicapacità progettuale e sensibilità possano integrarsi per operare in contesti di straordinario valore spirituale e culturale. Un contributo che testimonia come il saper fare industriale del territorio possa esprimersi anche al servizio della tutela del patrimonio spirituale e culturale, con misura, responsabilità e attenzione”. Le sue parole riecheggiano in questi giorni di folla composta, dove l'alta tecnologia si fa custode silenziosa di un incontro che è soprattutto interiore.

La misura e la responsabilità: quando l'industria incontra la storia

L'operato della CIAM si inserisce in un più ampio contesto di attenzione verso l'accessibilità e la fruizione in sicurezza della Basilica. Da tempo, il Sacro Convento e la Regione Umbria, guidata dalla presidente Stefania Proietti, hanno avviato un piano per abbattere le barriere architettoniche, con nuovi ascensori e pedane che permettono anche ai disabili di vivere l'esperienza del pellegrinaggio senza ostacoli. In questo cantiere diffuso, fatto di opere visibili e invisibili, l'intervento dell'azienda di Petrignano rappresenta un unicum: è il contributo di un'industria del territorio che mette la propria eccellenza al servizio della propria storia.

I resti di Francesco, che le ricognizioni scientifiche descrivono come lo scheletro esile (139 cm) di un uomo segnato dalle penitenze e dalle malattie, parlano oggi a un mondo globalizzato. Davanti alla teca passano fedeli italiani (l'80% del totale) e pellegrini arrivati da Stati Uniti, Giappone, Brasile, Kenya. E mentre l'emozione sale e qualcuno si segna, pochi sanno che a vigilare su quel momento, a garantire che tutto si svolga nell'ordine e nella compostezza, c'è anche l'ingegno di un'azienda locale. Un esempio di quella “misura” e “responsabilità” invocata dal Ceo Malizia, che nei fatti si traduce in una struttura solida ma discreta, che protegge senza fare ombra. Una metafora perfetta per un evento che celebra un uomo che tutta la sua vita ha cercato di farsi da parte per lasciar spazio a qualcosa di più grande. La celebrazione conclusiva, prevista per domenica 22 marzo alle 17 nella Basilica superiore e presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, sancirà la fine di questo mese di grazia, ma non la fine di una storia che, come insegna la parabola del chicco di grano, continua a portare frutto.

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Federico Zacaglioni
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