20 Apr, 2026 - 20:00

Teatro Verdi Terni, Bandecchi in Consiglio aperto: "Fatto il possibile, progetto già definito. Migliorie su acustica e buca"

Teatro Verdi Terni, Bandecchi in Consiglio aperto: "Fatto il possibile, progetto già definito. Migliorie su acustica e buca"

“Per il nuovo Teatro Verdi è stato fatto tutto il possibile”Stefano Bandecchi sceglie di partire da qui, dalle conclusioni, per leggere la giornata del consiglio comunale aperto. Rivendica di aver ereditato un progetto già chiuso, con contratti firmati e una ventina di milioni in ballo, e ammette senza giri di parole che lui quel teatro lo avrebbe voluto “più bello”, diverso, più vicino al proprio gusto. Ma insiste sul punto politico: fermare il cantiere, perdere i fondi, riaprire tutto non era un’opzione. “Più di questo non poteva essere fatto, l’ho fatto nella maniera più democratica possibile per questa città”, ripete, rivendicando le migliorie introdotte su acusticabuca d’orchestra e, soprattutto, lo stop alla parte ipogea. Sullo sfondo, le critiche di chi parla di “ibrido” e di occasione persa. In aula, per un giorno, Terni si è divisa ancora una volta sul suo teatro.

La Sala Consiliare di Palazzo Spada è stata l’arena di uno scontro che va ben oltre la volumetria di un edificio. La seduta, convocata su richiesta popolare presentata da Alternativa Popolare nel marzo 2025 ha richiamato in aula qualche decina di appassionati, rinnovando una disputa identitaria che la città si porta dietro da anni. Da una parte l’amministrazione comunale, che difende lo stato di fatto e la necessità di non perdere il treno dei finanziament pubblici. Dall’altra una platea di cittadini, professionisti e comitati che denunciano un’occasione mancata e un progetto esecutivo “già vecchio”. La presidente del consiglio Sara Francescangeli ha aperto i lavori con l’intento di dare voce a tutti, ma il clima in aula ha subito chiarito che i giochi, almeno quelli progettuali, appaiono blindati.

Il sindaco Bandecchi: "Più di quello che abbiamo fatto non si poteva, migliorato il progetto iniziale"

Quella che doveva essere una lunga giornata di consiglio comunale, che invece è stata smaltita in un paio d'ore, si è chiusa senza scossoni per il cantiere di via Mazzini. Non ci sarà alcuna inversione a U.

Il sindaco Bandecchi, chiarendo di aver ereditato un percorso già segnato, ha ribadito che il suo intervento si è limitato a porre un freno all’ipogeo e a garantire un’acustica all’altezza. “Sono contento di come oggi si è svolta questa discussione”, ha dichiarato nel suo intervento conclusivo, aggiungendo: “Oggi abbiamo permesso ai cittadini di esprimere la propria idea pur sapendo che questo avrebbe esposto la giunta a chiacchiere e critiche su cui voglio soprassedere se non per l’osservazione che mi chiama direttamente in causa dicendo Sindaco stia tranquillo ora è tardi. Era già tardi quando mi sono insediato o addirittura lo era già 3 o 4 anni prima quando vi siete presi a testate in questa città senza ottenere nulla. Per chiarezza, quando sono arrivato i contratti erano stati già fatti e si sarebbero persi una ventina di milioni. Ho sentito paragoni con il teatro di Rimini, ma è costato 40 milioni, questo ne costa 22, 18 milioni in meno e fa la differenza. Io lo avrei fatto diversamente, è un fattore di gusto personale, mi sarebbe piaciuto qualcosa di più bello. Sull’acustica invece credo che il teatro sarà perfetto. Più di questo non poteva essere fatto l’ho fatto nella maniera più democratica possibile per questa città. Già aver evitato di far fare la parte sotto del teatro mi sembra già una gran cosa, altre le miglioreremo".

Lo scontro sull’ipogeo e la lettera dei tecnici: il nodo di un Teatro Verdi che non convince un pezzo di città

Il punto più critico sollevato dagli intervenuti riguarda la natura stessa della nuova struttura. A tenere banco è la sala ipogea, un ambiente da 120 posti previsto a sette metri sotto il piano di campagna. Per il Comitato per il Teatro Verdi e per numerosi cittadini presenti, si tratta di un lusso ingiustificato, una complicazione che aumenta i rischi statici per i palazzi adiacenti e che stride con i ritrovamenti archeologici emersi durante gli scavi. A rendere ancora più infuocato il dibattito è stata la lettura in aula della lettera firmata dall’architetto Vladimiro Paiella. Nel documento, fatto proprio dal comitato, si concentrano “numerose censure critiche” all’operato del Comune di Terni: dalla gestione dei volumi all’acustica, fino alla temuta perdita della vocazione lirica del teatro.

Su queste stesse posizioni si era attestato nei giorni scorsi il consigliere del Gruppo Misto Guido Verdecchia, che aveva bollato la seduta consiliare come “una messinscena tardiva su un’opera ormai tecnicamente compromessa”. Nelle sue dichiarazioni dei giorni scorsi, ha accusato la giunta Bandecchi di aver temporeggiato per svuotare di senso il confronto democratico, definendo il nuovo Verdi “un ibrido da circa 800 posti, un teatro che nasce già vecchio, privo di anima e di funzionalità”. La sua assenza è stata più rumorosa di molti interventi, segnando il solco profondo tra chi vuole andare avanti a ogni costo e chi ritiene che la strada intrapresa sia un “compromesso al ribasso” sulla pelle della cultura cittadina.

Di fronte alle critiche, i tecnici di Palazzo Spada hanno spiegato i contenuti progettuali e lo stato dell'arte. Hanno evidenziato limitazioni e vincoli ministeriali e della Soprintendenza. L’architetto Piero Giorgini e l’ingegnere Matteo Bongarzone hanno illustrato lo stato di avanzamento dei lavori, fermo al primo stralcio ma attestato intorno al 74 per cento. Il messaggio è stato di puro realismo amministrativo: i contratti sono firmati, i vincoli di finanziamento stringenti, e l’unica alternativa alla prosecuzione sarebbe la perdita secca di una ventina di milioni di euro con il conseguente abbandono del cratere edilizio nel cuore di Terni“Si possono limare dettagli, non rivoluzionare l’impianto”, è stato il sottotesto tecnico della giornata.

Tra nostalgie ottocentesche e necessità contemporanee: la bagarre in aula e il futuro sospeso del cantiere Verdi

La tensione accumulata nelle prime ore della seduta è esplosa nel confronto diretto tra Enrico Melasecche, esponente leghista e storico difensore del progetto originario, e il medico Cassutti. È stata bagarre vera, con toni accesi e ripetuti richiami all’ordine da parte della presidenza. Melasecche ha rivendicato la bontà dell’impostazione progettuale, difendendo la tutela di ciò che resta dell’originale ottocentesco progettato da Luigi Poletti e accusando i contestatori di inseguire un’idea nostalgica e finanziariamente irrealizzabile. Cassutti ha ribattuto contestando il metodo, accusando la maggioranza di usare il consiglio aperto come una mera passerella per un progetto deciso a porte chiuse.

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Federico Zacaglioni
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