Il disagio giovanile non è più soltanto una voce nei rapporti della polizia o una diagnosi dei servizi sociali. Dopo le cronache degli ultimi weekend, tra episodi di spaccio, risse e l'allarme sempre più vivo per il fenomeno delle “Maranza” e il binge drinking degli adolescenti, il prefetto Antonietta Orlando ha deciso di prendere in mano il dossier. E lo ha fatto nel modo più concreto: convocando un tavolo e chiedendo a tutti, nessuno escluso, di sedersi e mettersi in gioco.
Nella sala della Prefettura di Terni, oggi più affollata del solito, non si è parlato solo di norme, competenze e procedure. Sul tappeto, invece, c'erano ragazzi in carne e ossa, le loro fragilità e le responsabilità degli adulti che li circondano. Attorno allo stesso tavolo si sono ritrovati magistrati, vertici delle Forze dell'ordine, rappresentanti dell'Università degli Studi di Perugia, della scuola, della sanità con la USL Umbria 2, dei Comuni e del mondo ecclesiale. Insieme a loro, le associazioni dei genitori e, per la prima volta con un ruolo centrale, la Consulta provinciale degli Studenti, chiamata a dare voce a chi il disagio lo vive o lo vede ogni giorno nei corridoi delle aule.

L'obiettivo del vertice è stato chiaro fin dalle prime battute: trasformare la preoccupazione per le fragilità giovanili in un impegno strutturato, condiviso e continuativo. Non enunciazioni di principio, ma un metodo di lavoro. Da qui la scelta di puntare sulla sottoscrizione del “Patto educativo provinciale”, già illustrato in una precedente riunione, ma che oggi ha trovato la sua definitiva consacrazione operativa.
Si tratta di uno strumento che ambisce a mettere in rete istituzioni, famiglie, scuola e realtà associative, per intercettare in tempo i segnali di sofferenza, prevenire quelle derive di marginalità che troppo spesso sfociano nella cronaca nera e offrire ai più giovani percorsi reali di inclusione e crescita. Un'alleanza che vuole andare oltre gli interventi emergenziali per costruire un modello stabile di collaborazione, capace di restituire ai ragazzi ascolto, opportunità e prospettive concrete per il futuro.
Significativa, in questo senso, è stata la presenza della presidente del Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola e della Associazione Genitori Terni, a testimoniare come la battaglia contro il disagio si vinca solo se si ricuce lo strappo tra il dentro e il fuori della scuola, tra il banco e la vita.

A tirare le fila dell'incontro è stato proprio il rappresentante del Governo, il prefetto Antonietta Orlando, che non ha nascosto la soddisfazione per la sensibilità manifestata da tutti i partecipanti, mostratisi disponibili a fare sistema. “Il contrasto al disagio giovanile non può essere affidato a interventi episodici, ma richiede un’alleanza stabile tra istituzioni, scuola, famiglie, realtà associative e studenti”, ha dichiarato a margine della riunione.
“Con il Patto educativo provinciale - ha proseguito - intendiamo costruire un modello di collaborazione permanente che metta al centro i nostri giovani, promuovendo ascolto, prevenzione e responsabilità condivisa. Occorre rafforzare il senso di comunità e offrire ai ragazzi opportunità concrete di crescita e prospettive per il futuro”.
Un passaggio cruciale, quest'ultimo, che sposta l'asse della discussione dalla semplice repressione alla costruzione di una comunità educante. Perché, come emerso anche dagli interventi dei rappresentanti degli studenti, la richiesta che sale dai giovani non è solo quella di essere controllati, ma di essere ascoltati e accompagnati in un percorso di vita che oggi appare sempre più incerto e disseminato di insidie. La strada tracciata oggi in Prefettura puna dritta a un cambiamento culturale prima ancora che operativo.