La pressione fiscale torna a essere il terreno di scontro centrale nella politica umbra, e lo fa con un doppio fronte che vede contrapposte visioni diverse sulla gestione delle risorse pubbliche. Mentre da una parte si chiede ai Comuni di tendere una mano a famiglie e imprese strangolate da cartelle esattoriali, dall’altra si alza un grido d’allarme contro una manovra regionale che, di fatto, rischia di neutralizzare i benefici del taglio delle tasse nazionale. Il risultato è un paradosso tutto umbro: lo Stato centrale prova ad alleggerire il carico, ma la Regione, per coprire i buchi di bilancio, è costretta a chiedere un sacrificio ulteriore a chi lavora e produce.
Da un lato, il capogruppo di Fratelli d'Italia a Terni, Roberto Pastura, spinge sull'acceleratore per applicare subito la “rottamazione quinquies” dei debiti con il fisco locale; dall'altro, il presidente della terza commissione bilancio, Claudio Batini, denuncia quella che definisce senza mezzi termini una “stangata” ai danni del ceto medio, con l'Umbria trasformata in un'isola fiscale negativa rispetto al resto d'Italia.
L'allarme arriva direttamente dal territorio. Roberto Pastura, insieme ai colleghi di partito Elena Proietti Trotti, Francesco Maria Ferranti e Valdimiro Orsini, ha depositato un atto di indirizzo per sollecitare l'amministrazione comunale di Terni a muoversi con urgenza. Il tema è delicato e riguarda migliaia di famiglie: la riscossione dei tributi locali che, in molti casi, sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza sociale.
“In questi giorni ci stanno arrivando tante segnalazioni da cittadini e imprese rispetto a un incremento di azioni esecutive e pignoramenti legati ai debiti per i tributi locali,” spiega Pastura. Il quadro è critico: non si tratta solo di dover restituire quanto non versato, ma di vedersi recapitare richieste di pagamento pesantemente aggravate da sanzioni e interessi. “Dinanzi a uno scenario che vede conti correnti bloccati e liquidità azzerata, l'Amministrazione ha il dovere di intervenire,” incalza il consigliere.
La soluzione, secondo il gruppo di Fratelli d'Italia, è già scritta nella Legge di Bilancio 2026. Il provvedimento nazionale ha introdotto la cosiddetta “Rottamazione Quinquies”, che per la prima volta prevede una corsia preferenziale anche per le entrate di Regioni ed Enti locali. La norma consente ai Comuni di adottare un regolamento attuativo per permettere ai contribuenti di mettersi in regola pagando solo il capitale, azzerando il peso di sanzioni e interessi che spesso rendono il debito inestinguibile. “Non si tratta solo di una misura di tutela per il cittadino,” precisa Pastura, “ma di una scelta strategica per lo stesso Ente, che in questo modo può abbattere il contenzioso legale e favorire un aumento della riscossione spontanea.”
L'atto presentato a Palazzo Spada impegna formalmente il sindaco e la giunta a predisporre immediatamente il regolamento necessario. L'obiettivo è dare un segnale politico forte e tempestivo, comunicando ai cittadini che esiste una via per uscire dal tunnel delle procedure esecutive senza soccombere. “Se esiste una possibilità prevista per legge per aiutare i cittadini a regolarizzare e allo stesso tempo rendere più efficace la riscossione, il Comune deve fare la sua parte e attivarla subito,” conclude Pastura.
Se a Terni si guarda al futuro per alleggerire il peso del passato, a Perugia il dibattito infuria sul presente. Il fronte del centrosinistra, guidato dalla presidente Stefania Proietti, difende la manovra come un atto di equità sociale, sostenendo che l'aumento dell'addizionale regionale Irpef riguarderà una platea ristretta. Una narrazione che, però, viene smontata pezzo per pezzo dall'opposizione.
Claudio Batini, presidente della terza commissione bilancio e figura di spicco dell'opposizione, non usa giri di parole. La sua accusa è diretta: “La Presidente Proietti spaccia per equità una manovra che polverizza il ceto medio.” Secondo Batini, parlare di un “misero 7%” di contribuenti coinvolti è una “strategia di distrazione di massa”. La realtà, sostiene, è ben diversa. I dati forniti dallo stesso Batini e dal comunicatore Marco Regni dipingono uno scenario opposto: circa il 30% dei contribuenti umbri, quelli con redditi che partono da circa 1.600 euro netti al mese, subirebbe un aumento consistente dell'addizionale.
La cifra in ballo è imponente: 184 milioni di euro in più che la Regione incasserà, secondo le stime, andando a gravare proprio su quella fascia di popolazione che già non gode di grandi agevolazioni. “Con queste risorse extra,” ironizza il comunicatore pubblico Marco Regni sui social, “quel 30% finisce simbolicamente per offrire pizza, birra e caffè a 228.624 cittadini con redditi fra 15 e 28 mila euro.” Un'immagine forte per spiegare quello che definisce “il trucco delle tre carte”: far credere che il sacrificio sia di pochi quando, in realtà, a pagare il conto è la spina dorsale del tessuto sociale ed economico umbro.
Il nodo cruciale è politico e finanziario. Mentre il governo Meloni taglia le aliquote nazionali per i redditi medio-alti, l'Umbria si muove in direzione opposta. Batini sottolinea la paradossalità della situazione: “Gli umbri sono gli unici in Italia a non beneficiare dei tagli alle tasse nazionali, perché la Regione ha deciso di incassare tutto per coprire i buchi della sanità.” Un'accusa pesante, che fa leva sulla mancata corrispondenza tra le promesse di efficienza e la realtà dei conti pubblici. Per l'opposizione, anche quel 7% (o 30% che sia) non è affatto “irrilevante”, perché “rappresenta chi lavora e tiene in piedi questa regione.” Il monito finale di Batini è chiaro: “Non accetteremo che l'Umbria resti l'unica zavorrata da una politica che sa solo tassare. Gli umbri meritano rispetto.”