Per decenni è stato uno dei giacimenti culturali più promettenti e insieme più sottoutilizzati dell'Umbria. Un'antica città romana affiorata dai prati della Valle Tiberina, con un teatro straordinariamente conservato e una storia che meriterebbe ben altra ribalta. Ora Carsulae si appresta a vivere una stagione completamente nuova, abbandonando la logica della gestione frammentata per assumere i panni di un vero e proprio “asset culturale”: un polo integrato, governato con regia unitaria e proiettato verso circuiti turistici ben più ampi dei confini regionali.
La svolta porta la firma di due enti. La Direzione Regionale Musei Nazionali Umbria e il Comune di Terni hanno sottoscritto un accordo di valorizzazione che ridefinisce dalle fondamenta competenze, obiettivi e strumenti per il rilancio del parco archeologico e del centro visita e documentazione “Umberto Ciotti”. Un'intesa quinquennale, rinnovabile per altri cinque anni, che punta a ricucire lo strappo tra tutela scientifica e promozione turistica, tra gestione statale e istanze territoriali.

Il cuore dell'operazione è ambizioso e poggia su tre pilastri operativi. Il primo è la gestione unificata attraverso un sistema di biglietto unico che razionalizzerà accessi e flussi, con la biglietteria concentrata presso il centro visita e affidata dal Comune tramite appalto di servizi. Il secondo è il rilancio del centro “Umberto Ciotti”, cuore pulsante dell'accoglienza e della divulgazione: la struttura verrà concessa in comodato gratuito dal Comune alla Direzione Regionale dal 1° luglio 2026, che provvederà a un completo riallestimento scientifico finanziato con importanti risorse ministeriali. Il terzo, non meno rilevante, è il trasferimento alla Direzione stessa degli oneri di manutenzione ordinaria e sicurezza dell'intera area archeologica, compreso il Teatro Romano e le strutture del centro visita.
“Questo accordo trasforma Carsulae in un laboratorio di ricerca permanente e in un polo culturale d'eccellenza, capace di coniugare la tutela scientifica con una fruizione moderna e sostenibile”, spiega l'assessore al Patrimonio del Comune di Terni, Michela Bordoni, che ha seguito personalmente la complessa negoziazione. “Avrà la durata di 5 anni, rinnovabili per ulteriori 5, prevede verifiche annuali sugli obiettivi raggiunti e l'istituzione di un tavolo tecnico permanente per il monitoraggio delle attività”.

L'architrave dell'intesa è la volontà di superare quella frammentazione delle competenze che per anni ha frenato le potenzialità del sito. Fino a oggi, promozione, manutenzione e gestione viaggiavano su binari paralleli, disperdendo energie e risorse. Con il nuovo corso, invece, si introduce una regia unica su fruizione, accoglienza e comunicazione, con l'obiettivo dichiarato di innalzare la qualità dell'offerta agli standard nazionali.
Non si tratta solo di gestire meglio ciò che già esiste, ma di ripensare completamente il rapporto tra il parco e il suo pubblico. Le linee guida dell'accordo parlano chiaro: miglioramento dell'accoglienza secondo i massimi standard qualitativi, sperimentazione tecnologica e innovazione nella comunicazione del patrimonio, e ancora partenariati pubblico-privati e attività di fundraising per attrarre nuove risorse e competenze fresche. Insomma, una piccola rivoluzione copernicana che sposta il baricentro dalla semplice conservazione alla valorizzazione attiva.
“L'obiettivo primario – prosegue Bordoni – è integrare Carsulae nei grandi circuiti culturali trans-regionali e negli itinerari turistici integrati dell'Italia centrale”. Una prospettiva che guarda lontano, oltre i confini umbri, per agganciare i flussi di visitatori che percorrono la via Flaminia o che si muovono tra Roma, la Toscana e l'Adriatico.
Sul piano concreto, l'accordo ridisegna con precisione chi fa che cosa. La Direzione Regionale Musei Nazionali Umbria assumerà direttamente l'onere della manutenzione ordinaria dell'area, del Teatro Romano e delle strutture del centro visita, garantendo al contempo la sicurezza delle collezioni archeologiche. Un passaggio cruciale, che libera il Comune da competenze tecniche complesse e costose, concentrandole nell'ente che per missione istituzionale è deputato alla tutela.
Parallelamente, il Teatro Romano – gioiello architettonico del sito – tornerà a essere protagonista di eventi e manifestazioni di rilievo nazionale e internazionale, grazie a modalità di utilizzo condivise tra i due enti. La sinergia permetterà di programmare con cadenza stabile rassegne teatrali, concerti e iniziative culturali, restituendo al monumento la sua funzione originaria di spazio pubblico e aggregativo.
L'operazione Carsulae si candida così a diventare un modello gestionale esportabile, un test avanzato di quel federalismo culturale “dal basso” che da anni si invoca ma raramente si realizza. Per la città di Terni, da sempre alla ricerca di una identità turistica meno legata alla memoria industriale e più aperta alla valorizzazione del suo straordinario patrimonio storico, è una scommessa da vincere. Per Carsulae, finalmente, l'occasione di smettere i panni del parco archeologico un po' sonnolento e indossare quelli di un polo culturale vivo, attrezzato e competitivo.