Il cameriere afgano, accusato di avere sequestrato, picchiato e stuprato una studentessa 21enne, lo scorso mese di luglio, si è pentito di quanto ha commesso ed era pronto a partecipare all’udienza per confermare, davanti al giudice, questo sentimento scritto anche in una lettera. L'udienza, però, è slittata a fine aprile e l'imputato, che rischia una pesante condanna, spera nello sconto di pena attraverso l’ammissione al rito abbreviato che gli garantirebbe lo sconto di un terzo.
Il 45enne afgano, arrestato nel mese di agosto per aver sequestrato e abusato sessualmente di una studentessa 21enne, avrebbe chiesto uno sconto di pena.
L'uomo è accusato di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni gravi: gli abusi sarebbero stati perpetrati durante la notte tra il 19 e il 20 luglio 2025, nel centro storico di Perugia, dove la giovane vittima era stata attirata con il pretesto di un lavoro.
L’imputato rischia una pesante condanna, nonostante l’ammissione al rito abbreviato gli garantisca lo sconto di un terzo della pena.
Detenuto nel carcere di Terni, l'imputato si era mostrato sinceramente pentito e avrebbe consegnato una lettera al giudice Margherita Amodeo in cui si scusa per il gesto fatto: "Nella vita si possono fare degli errori e io ne ho commesso uno grave di cui mi pento e mi vergogno. Il troppo bere non mi fa ricordare con nitidezza quello che è successo ma purtroppo non posso cambiare il passato. Chiedo scusa alla ragazza per quanto successo anche se so che una violenza non si può dimenticare".
Nella lettera sostiene di aver compreso la gravità dei fatti solo all’ascolto registrazioni audio-video catturate di nascosto dalla ragazza, con il telefonino. La si sente piangere, mentre lo supplica di smettere.
Il cameriere afgano, Giaghi Khushal Kahn, voleva ribadire quanto scritto nella lettera anche davanti al giudice. Nulla di fatto perché l'udienza è slittata ad aprile. Secondo l'avvocato difensore dell'uomo il pentimento del suo assistito è sincero e non nasconderebbe una semplice richiesta di benevolenza.
La giovane vittima, invece, vuole solo dimenticare questa drammatica vicenda. Sarebbe rimasta così turbata da quanto accaduto che non ne vuole più sapere niente né dell'imputato, né del processo in svolgimento in Italia.
L'uomo, di nazionalità afgana, classe 1980, aveva conosciuto la ragazza la sera prima e le avrebbe dato un appuntamento, facendole credere che ci fosse una proposta di lavoro, facendole credere che stesse per aprire un nuovo ristorante (che era ancora "in costruzione") invitandola a visitare il cantiere, magari per un lavoro futuro che le avrebbe potuto offrire.
La giovane avrebbe accettato di visionare l'immobile, anche perché il posto indicato era sulla stessa strada che avrebbe dovuto percorrere per andare a casa. Quel vecchio ristorante, ormai chiuso, ma accessibile dall’esterno, in via Pinturicchio, divenne il luogo dove sarebbe avvenuta la violenza che sarebbe andata avanti tutta la notte.