26 Jan, 2026 - 11:10

Stupefacenti dietro le sbarre, numeri record in Umbria: sequestri triplicati in tre anni, hashish +300% e nuove droghe nelle carceri

Stupefacenti dietro le sbarre, numeri record in Umbria: sequestri triplicati in tre anni, hashish +300% e nuove droghe nelle carceri

Un fenomeno in costante e preoccupante aumento, che chiama in causa la sicurezza degli istituti penitenziari e l’efficacia dei sistemi di controllo. È il quadro che emerge dal monitoraggio sul triennio 2023-2025 effettuato dalla Procura generale di Perugia sul traffico di stupefacenti all’interno delle carceri umbre.

I sequestri operati dalla Polizia Penitenziaria sono triplicati in tre anni, passando da 15 episodi nel 2023 a 34 nel 2025, con incrementi progressivi del +73% e del +30% su base annua. Complessivamente, negli istituti della regione sono stati intercettati oltre 3,7 chilogrammi di sostanze stupefacenti, un dato che testimonia la portata del fenomeno e la crescente pressione esercitata dalle reti criminali.

Dall’hashish alla ketamina: segnali di un mercato carcerario in costante espansione

L'analisi complessiva delle sostanze sequestrate all’interno degli istituti penitenziari umbri conferma la netta predominanza dell’hashish, che continua a rappresentare la quota più consistente del traffico illecito interno. I quantitativi confiscati hanno registrato una crescita esponenziale, passando dai 385 grammi del 2023 a oltre 1,5 chilogrammi nel 2025, con un incremento superiore al 300%.

Parallelamente si registra un aumento anche per la cocaina, le cui quantità sequestrate sono salite nello stesso arco temporale da 62 a 114 grammi. A destare la maggiore preoccupazione, tuttavia, è il progressivo processo di diversificazione delle sostanze in circolazione: nel corso del 2024 è stata intercettata per la prima volta la ketamina, con un totale di 112,5 grammi sequestrati, mentre nel 2025 è emersa anche una traccia di eroina.

Gli istituti più colpiti e il peso delle reti territoriali

Il fenomeno non interessa in modo uniforme l’intero sistema penitenziario regionale. Secondo i dati raccolti, l’84% degli episodi (63 su 75) si concentra nelle case circondariali di Spoleto, Terni e Orvieto. Un elemento che rafforza le preoccupazioni degli inquirenti è la composizione della popolazione detenuta: in queste strutture la maggioranza dei reclusi è di nazionalità italiana (76,2%). Un dato che, secondo la Procura, “fa presumere l’esistenza di reti di supporto territoriali solide, in grado di fornire risorse e appoggi funzionali” al rifornimento del mercato interno alle carceri.

Le vie d’ingresso: dai metodi tradizionali ai droni

Le modalità di introduzione degli stupefacenti confermano un fenomeno in continua trasformazione. Oltre ai sistemi più tradizionali - pacchi postali anonimi con la droga occultata in cibo o indumenti e i tentativi di passaggio durante i colloqui con i familiari - si affermano tecniche sempre più sofisticate.

Tra queste, l’utilizzo di droni per il lancio dei carichi dall’esterno dei perimetri carcerari rappresenta una delle criticità emergenti. Un’evoluzione che costringe le forze di polizia a rincorrere tecnologie e strategie sempre nuove per intercettare i traffici illeciti.

Procedimenti per droga in aumento

L'andamento registrato negli istituti penitenziari si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge l’intero distretto giudiziario umbro. Dopo la flessione osservata nel 2024, nel 2025 i nuovi procedimenti per reati legati agli stupefacenti sono tornati a crescere in maniera significativa, facendo segnare un incremento del 21%, da 511 a 622 casi complessivi.

L'aumento risulta particolarmente marcato nei circondari di Perugia e Spoleto, dove le rispettive procure hanno registrato rialzi del 35% e del 20%. Dati che confermano una recrudescenza del fenomeno sul territorio e, al tempo stesso, una rinnovata e più incisiva attività investigativa e repressiva da parte degli uffici giudiziari.

L’allarme della Procura: “Serve risposta ferma”

La gravità del fenomeno del traffico di stupefacenti negli istituti penitenziari umbri è stata al centro dell’ultima assemblea dei procuratori del distretto giudiziario, convocata per fare il punto sulle strategie di contrasto e sulla sicurezza interna delle carceri.

Dall'incontro è emersa una valutazione unanime: il traffico di droga dietro le sbarre rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza degli istituti e alla funzione rieducativa della pena. Un fenomeno in crescita, alimentato da reti di supporto esterne e dall’ingegno con cui vengono introdotte le sostanze, che richiede interventi mirati e coordinati.

Il procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia, Sergio Sottani, ha ribadito la necessità di una risposta ferma da parte dell’ordinamento, sottolineando l’esigenza di “misure cautelari e pene adeguate agli episodi più gravi”.

Polizia Penitenziaria in prima linea

In questo scenario, la Polizia Penitenziaria continua a rappresentare il principale presidio di contrasto al traffico di stupefacenti all’interno degli istituti umbri. Attraverso controlli mirati, perquisizioni e attività di intelligence interna, gli agenti operano quotidianamente per impedire l’ingresso e la diffusione di sostanze illecite.

Tuttavia, fonti interne sottolineano come la sfida sia in costante crescita e richieda un potenziamento significativo delle risorse. Necessari, secondo gli esperti, un rafforzamento degli organici, investimenti in tecnologie avanzate - in particolare sistemi anti-drone - e una revisione delle procedure di gestione dei pacchi e dei colloqui.

Sicurezza e recupero: una sfida complessa

Il traffico di stupefacenti nelle carceri umbre pone questioni che vanno oltre il profilo repressivo, toccando ambiti come la salute pubblica, il trattamento delle dipendenze e la tenuta complessiva del sistema penitenziario. Le autorità sanitarie e gli operatori del settore segnalano la necessità di affiancare alle misure di contrasto programmi strutturati di prevenzione e recupero per i detenuti tossicodipendenti.

La Procura ha annunciato che il monitoraggio proseguirà anche nei prossimi mesi, con l’obiettivo di affinare le strategie investigative e rafforzare il coordinamento tra magistratura, forze di polizia e amministrazione penitenziaria. Un fronte complesso, su cui si gioca una partita cruciale per la sicurezza e la legalità all’interno degli istituti di detenzione.

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Francesco Mastrodicasa
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