10 May, 2026 - 11:15

Stretta della Questura di Terni, 21 misure contro pusher e violenza: Daspo urbani e fogli di via per tre anni

Stretta della Questura di Terni, 21 misure contro pusher e violenza: Daspo urbani e fogli di via per tre anni

Spray urticanti e liquidi infiammabili banditi per tre anni. Daspo urbani per chi scatena il proprio cane contro una pattuglia dell’Arma o spaccia in pieno centro davanti ai passanti. Fogli di via obbligatori per pusher e ladri seriali che avevano trasformato alcune aree del capoluogo e dei comuni limitrofi in un territorio di nessuno. È il ritratto – asciutto, numerico, chirurgico – dell’ultima offensiva della Questura di Terni contro il degrado e la criminalità diffusa. Per disposizione del questore Michele Abenante, la Divisione Anticrimine ha firmato complessivamente 21 misure di prevenzione personale. Un numero che racconta una strategia precisa: colpire prima che il reato si ripeta, rimuovere dalla scena urbana chi ha dimostrato di non rispettare le regole, e restituire fiato ai quartieri strozzati dalla paura quotidiana.

Nel dettaglio, sono 7 i fogli di via obbligatori con divieto di ritorno per tre anni da Terni, Orvieto e Giove. Cinque provvedimenti riguardano il capoluogo, uno il comune di Orvieto, uno il comune di Giove. Destinatari: soggetti coinvolti in spaccio di stupefacenti, reati contro il patrimonio e microcriminalità urbana. Gente abituata a muoversi tra le pieghe della città, a conoscere le vie di fuga, a bussare alle porte sbagliate. A questi si aggiungono 12 avvisi orali, di cui due “aggravati”. L’aggravamento non è una sottigliezza burocratica, ma una mordacchia: per tre anni, questi due soggetti non potranno né possedere né utilizzare strumenti potenzialmente offensivi come spray urticanti, liquidi infiammabili e altri oggetti di libera vendita a ridotta capacità offensiva. Un modo per disarmare senza pistole, impedendo che una lite da bar o un controllo stradale possa trasformarsi in un rogo o in una aggressione chimica.

“Daspo urbani” e aggressioni con i cani: due storie che spiegano la svolta

Poi ci sono i DACUR, i cosiddetti Daspo urbani. Due, della durata di due anni, che vietano l’accesso ad alcune aree del centro storico di Terni. Il primo provvedimento è finito addosso a una donna di origini sudamericane, finita nell’ingranaggio della legge per un gesto che molti avrebbero liquidato come un guaio da condominio. Invece no. Durante un controllo dei Carabinieri, la donna ha aizzato il proprio cane contro i militari. Non un abbaio, non una reazione istintiva dell’animale: un comando, una volontà precisa di usare l’animale come strumento di intimidazione. I militari hanno evitato il peggio, ma la Questura ha deciso di non lasciare correre. Il secondo Daspo urbano riguarda invece un cittadino egiziano sorpreso a spacciare sostanza stupefacente nei pressi di piazza Solferino, uno dei polmoni del centro ternano, spesso frequentato da famiglie e giovani. A beccarlo, personale in borghese della Polizia di Stato impegnato nei servizi di contrasto alla cosiddetta “mala movida”. Niente divise, niente sirene: solo occhi che guardano, appunti, e una manciata di dosi che diventano la prova per allontanarlo per due anni dal cuore pulsante della città.

Fogli di via e avvisi orali: la geografia della repressione sul territorio

L’attività della Divisione Anticrimine non è nata nel chiuso di un ufficio. Come sottolinea la Questura, i provvedimenti sono stati adottati sulla base delle attività investigative e di controllo del territorio svolte dalle diverse Forze di Polizia durante i servizi straordinari. Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale hanno lavorato in presa diretta, scambiandosi informazioni e convergendo sui nodi caldi della provincia. I cinque fogli di via da Terni colpiscono soggetti gravati da precedenti penali e di polizia, monitorati per la loro vicinanza a contesti di criminalità urbana. Quello da Orvieto e quello da Giove allargano il perimetro dell’operazione: la stretta non riguarda solo il capoluogo, ma l’intera area provinciale dove lo spaccio e i reati predatori trovano spesso terreno fertile nei centri più piccoli, meno presidiati ma non per questo dimenticati.

12 avvisi orali – di cui due con il divieto di possesso di spray e liquidi infiammabili – rappresentano il livello intermedio della scala preventiva. Non è ancora il carcere, ma non è neppure un semplice richiamo. È un avvertimento formale registrato, una sorta di “ultima spiaggia” prima di misure più invasive. E l’aggravamento per due di loro indica che il questore ha voluto mandare un segnale preciso: certi oggetti, per certi soggetti, diventano un rischio troppo alto per essere lasciati in circolazione.

Il questore Abenante: “Intervenire prima che degeneri”

“L’attività di prevenzione rappresenta uno strumento fondamentale per garantire sicurezza ai cittadini e intervenire prima che determinate situazioni possano degenerare in fatti più gravi”, ha dichiarato il questore Michele Abenante“Le misure adottate in questi giorni dimostrano la costante attenzione delle Forze di Polizia verso quei fenomeni che incidono maggiormente sulla vivibilità urbana e sulla percezione di sicurezza, a partire dallo spaccio di stupefacenti, dalla violenza urbana e dai comportamenti aggressivi o antisociali. L’obiettivo è presidiare il territorio in modo capillare, rafforzando la prevenzione e la collaborazione tra tutte le istituzioni impegnate quotidianamente nella tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”.

Parole che trovano un riscontro concreto nei numeri. Perché la “percezione di sicurezza”, spesso accusata di essere un termometro vago e impressionistico, qui diventa materia di provvedimenti firmati e notificati. Abenante ha voluto sottolineare anche l’aspetto sinergico dell’operazione: “La sinergia tra Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale ha consentito di sviluppare un’azione coordinata e, soprattutto tempestiva, in modo da intervenire concretamente sui fenomeni di degrado e criminalità diffusa presenti sul territorio provinciale”.

In fondo, questa è la notizia. Non un’operazione straordinaria con maxi rastrellamenti e numeri da guerra, ma un lavoro quotidiano di intelligence territoriale che trasforma i rapporti di pattuglia in misure preventive. Tre anni di divieto di ritorno per pusher e ladri. 

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Federico Zacaglioni
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