21 Mar, 2026 - 14:45

Stimolazione cerebrale profonda dopo ictus: Raffaele Guadagno primo paziente al mondo con risultati promettenti

Stimolazione cerebrale profonda dopo ictus: Raffaele Guadagno primo paziente al mondo con risultati promettenti

Una storia che intreccia sofferenza, coraggio e ricerca scientifica arriva dall’Umbria e si proietta fino agli Stati Uniti. Protagonista è Raffaele Guadagno, originario della Campania ma residente da anni in Umbria, primo paziente al mondo coinvolto in una sperimentazione di stimolazione cerebrale profonda condotta dall’Università di Pittsburgh.

Un percorso umano e medico raccontato nel corso del convegno “Neuroriabilitazione post-ictus e neurotecnologie: dalla ricerca alla clinica. L’esperienza di Pittsburgh”, svoltosi a Perugia nell’ambito della Settimana del Cervello.

Due ictus e una scelta coraggiosa

La storia di Guadagno è segnata da due eventi drammatici. Il primo ictus, nel 2016, lo ha portato fino al coma. Il secondo, nel 2022, ha riaperto una ferita già profonda, mettendolo di fronte a nuove difficoltà, in particolare legate al linguaggio e alla motricità.

È in questo contesto che nasce la decisione di partecipare a una sperimentazione senza precedenti.

“Tre anni fa lessi su una rivista scientifica il nome di Elvira Pirondini, le scrissi una mail e mi rispose subito”.

Da quel contatto prende forma un percorso straordinario, che lo porterà a diventare il primo essere umano sottoposto a questo tipo di trattamento.

La sperimentazione: un primato mondiale

Il progetto, coordinato dalla dottoressa Elvira Pirondini dell’Università di Pittsburgh, prevede l’introduzione temporanea di un elettrodo in una specifica area del cervello, con l’obiettivo di stimolare le funzioni compromesse dall’ictus.

Fino a quel momento, la sperimentazione era stata condotta solo su modelli animali. Guadagno ha accettato di compiere un passo ulteriore.

“Quando mi hanno chiesto se volevo farlo, sapendo che sarei stato il primo essere umano al mondo, dissi: sono qui”.

Una scelta che va oltre il piano personale, assumendo un valore quasi pionieristico.

Come funziona la stimolazione cerebrale profonda

La tecnica utilizzata consiste in una stimolazione mirata del cervello, attraverso un elettrodo impiantato temporaneamente. L’obiettivo è riattivare circuiti neuronali compromessi, favorendo il recupero delle capacità linguistiche e motorie.

Nel caso di Guadagno, l’impianto è rimasto attivo per circa quaranta giorni, al termine dei quali è stato rimosso.

Nonostante la temporaneità dell’intervento, i risultati sono stati significativi.

I risultati: parola e movimento in ripresa

I benefici riscontrati sono stati evidenti, sia sul piano del linguaggio sia su quello motorio.

“Ho avuto importanti benefici, sia per la parola che per l’uso della mano”, ha spiegato Guadagno durante il convegno.

Un miglioramento che apre scenari concreti per il futuro della riabilitazione post-ictus, suggerendo la possibilità di interventi più efficaci rispetto alle tecniche tradizionali.

Non a caso, è già prevista una nuova fase della sperimentazione, con l’ipotesi di un impianto definitivo.

Il parere dei ricercatori: risultati incoraggianti

A confermare il valore scientifico dell’esperienza è stato anche il dottor Macellari, collegato direttamente da Pittsburgh.

Secondo quanto riferito, la stimolazione cerebrale profonda ha prodotto risultati rilevanti non solo sul piano motorio, ma anche su quello linguistico, due delle aree più compromesse nei pazienti colpiti da ictus.

Un dato particolarmente significativo, se si considera la difficoltà di recupero in presenza di afasia.

Afasia: una patologia diffusa ma poco conosciuta

Il convegno di Perugia, promosso da Aita Umbria, ha posto al centro anche il tema dell’afasia, un disturbo del linguaggio causato da lesioni cerebrali.

Si tratta di una condizione molto più diffusa di quanto si pensi, ma spesso poco conosciuta sia dall’opinione pubblica che, in alcuni casi, dagli stessi contesti non specialistici.

Proprio per questo, l’incontro ha rappresentato un’occasione importante per sensibilizzare e informare, sottolineando il ruolo fondamentale della neuroriabilitazione.

Ricerca, tecnologia e fattore umano

Uno degli aspetti emersi con maggiore forza è l’importanza di un approccio integrato alla cura.

La tecnologia, da sola, non basta. Serve una combinazione di:

  • ricerca scientifica

  • innovazione tecnologica

  • attenzione alla persona

In questo senso, l’esperienza di Guadagno rappresenta un modello: un paziente che diventa parte attiva del percorso terapeutico, contribuendo in prima persona al progresso della medicina.

“L’ho fatto per me, ma soprattutto perché qualcuno doveva provarci.

Una testimonianza che va oltre il singolo caso

Il valore di questa storia non si esaurisce nella dimensione individuale. Guadagno, oggi presidente dell’associazione Alice Biella, porta avanti anche un impegno associativo, contribuendo a diffondere consapevolezza sull’ictus e sulle sue conseguenze.

La sua esperienza diventa così una testimonianza collettiva, capace di offrire speranza a molti altri pazienti.

Una nuova frontiera per la medicina

La sperimentazione della stimolazione cerebrale profonda apre prospettive importanti nel campo della neuroriabilitazione.

Non si tratta ancora di una soluzione definitiva, ma i risultati ottenuti indicano una direzione promettente.

“Dalla sofferenza può nascere una strada nuova”.

E in quella strada, tracciata anche dal coraggio di un singolo paziente, si intravede il futuro della medicina.

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Mario Farneti
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