29 Mar, 2026 - 19:00

Presidente Proietti sul caso Pizzaballa: "Fatto di una gravità inaudita, colpita la libertà di culto"

Presidente Proietti sul caso Pizzaballa: "Fatto di una gravità inaudita, colpita la libertà di culto"

Il mancato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro del cardinale Pierbattista Pizzaballa ha acceso una reazione netta e articolata da parte della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che ha scelto parole dure, senza sfumature, per definire quanto accaduto.

Al centro della sua presa di posizione non c’è soltanto la cronaca di un fatto, ma la difesa di un principio: la libertà di culto. Una questione che, nelle sue dichiarazioni, assume una dimensione universale e si lega direttamente al ruolo dei luoghi santi nella costruzione di equilibri internazionali e percorsi di pace.

Proietti: “Gravità inaudita, violata la dignità dei cristiani”

La presidente della Regione Umbria entra subito nel merito della vicenda, qualificandola come un evento senza precedenti. Non una semplice irregolarità, ma una frattura significativa sul piano dei diritti religiosi.

"E’ di una gravità inaudita impedire al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, di celebrare la messa al Santo Sepolcro. Questa mattina si è verificato un fatto inaccettabile, la violazione della libertà di culto della dignità dei cristiani. Un fatto senza precedenti avvenuto nel luogo più sacro della cristianità mondiale".

Nel lessico utilizzato da Proietti emerge con chiarezza una doppia chiave di lettura: da un lato la condanna dell’episodio in sé, dall’altro il richiamo al valore simbolico del Santo Sepolcro, luogo che per milioni di fedeli rappresenta il cuore della tradizione cristiana. Proprio questa dimensione universale rende, secondo la presidente, l’accaduto ancora più grave.

Il passaggio successivo rafforza ulteriormente la portata politica della dichiarazione, trasformando il fatto in una questione che riguarda l’intera comunità internazionale.

“Il gesto di questa mattina - aggiunge la presidente Proietti - colpisce il diritto e il ruolo delle comunità religiose, umiliando milioni di cristiani e mortificando la città di Gerusalemme, simbolo universale della pace. Siamo vicini alla comunità cristiana che si trova in Terra Santa già colpita duramente da un conflitto che da tempo è teatro di atrocità e di vittime innocenti.

E chiediamo a gran voce, dall’Umbria terra di pace, che sia ristabilita immediatamente la libertà di culto religioso e che al più presto tacciano le armi”.

Parole che ampliano il perimetro della vicenda: non più solo un episodio circoscritto, ma un segnale che si inserisce in un contesto più ampio, segnato da tensioni, conflitti e fragilità geopolitiche. La richiesta finale - il ripristino della libertà di culto e il cessate il fuoco - evidenzia la volontà di collegare il fatto a un’esigenza più generale di stabilità e dialogo.

Il contesto: dal Santo Sepolcro alle reazioni istituzionali

A fare da sfondo alle dichiarazioni della presidente della Regione Umbria c’è la ricostruzione fornita dal Patriarcato latino di Gerusalemme, secondo cui il cardinale Pierbattista Pizzaballa e monsignor Francesco Ielpo sarebbero stati fermati lungo il percorso mentre si dirigevano verso il Santo Sepolcro per la celebrazione della Domenica delle Palme.

"Questa mattina, la polizia israeliana - ha reso noto il Patriarcato di Gerusalemme - ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, monsignor Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme. I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre si recavano privatamente e senza alcuna connotazione di processione o cerimoniale, e sono stati costretti a tornare indietro.

Questo episodio  costituisce un grave precedente e manca di rispetto alla sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme".

"Impedire l'ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi - continua - costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata. Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un'estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo".

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Lorenzo Farneti
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