28 Mar, 2026 - 21:30

Statua di Lisippo: al convegno di Gubbio la relazione di Maria Grazia Fichera riapre il dibattito sull’Atleta Vittorioso

Statua di Lisippo: al convegno di Gubbio la relazione di Maria Grazia Fichera riapre il dibattito sull’Atleta Vittorioso

Si è svolto a Gubbio, nella sala Capogrossi del Park Hotel Ai Cappuccini, il convegno nazionale dedicato al “caso della statua di Lisippo”, uno dei più complessi e dibattuti contenziosi nel campo della tutela dei beni culturali.

Tra gli interventi più attesi, quello della storica dell’arte Maria Grazia Fichera, funzionaria del Ministero della Cultura, che ha offerto una lettura approfondita delle caratteristiche artistiche e delle ipotesi sulla provenienza del celebre Atleta Vittorioso.

Le caratteristiche greche dell’opera

Nel suo intervento, Fichera ha chiarito un punto fondamentale: “le caratteristiche stilistiche della statua rimandano con certezza a un artista greco.

L’opera, infatti, presenta elementi riconducibili alla tradizione lisippea, sia nella resa anatomica sia nella dinamica del gesto. Tuttavia, questo dato non implica automaticamente che la statua sia stata realizzata in Grecia.

La studiosa ha evidenziato come botteghe di artisti greci fossero diffuse anche in Italia, in particolare in Magna Grecia, a Roma e in Campania, territori in cui la committenza romana richiedeva opere ispirate alla cultura ellenica.

Non una copia, ma una rielaborazione

Uno dei passaggi centrali della relazione ha riguardato il concetto di “copia”. Fichera ha sottolineato come il termine sia spesso fuorviante: “non si tratta di copie nel senso moderno, ma di rielaborazioni di modelli derivati da un archetipo”.

L’Atleta Vittorioso, secondo questa lettura, sarebbe quindi una reinterpretazione di un modello originario attribuibile a Lisippo o alla sua scuola. Le analisi scientifiche, in particolare quelle al carbonio 14 sulle terre di fusione, indicano infatti una datazione leggermente più recente rispetto all’epoca del maestro greco.

Questo elemento rafforza l’ipotesi di una produzione successiva, ispirata a un prototipo celebre e ampiamente diffuso nel mondo antico.

Dimensioni e funzione: un’opera per ambienti privati

Un altro aspetto analizzato riguarda le dimensioni della statua. Fichera ha osservato che le dimensioni ridotte dell’Atleta Vittorioso non sono compatibili con una collocazione nei grandi santuari greci.

“Le statue destinate ai santuari erano generalmente più grandi del reale, per esaltare la figura dell’atleta e il prestigio della città”, ha spiegato.

Al contrario, opere di dimensioni più contenute erano destinate a contesti diversi: ambienti pubblici come terme e ginnasi, oppure ville private di committenza aristocratica.

Questo dato contrasta con alcune teorie che collocano l’opera in un santuario greco e rafforza invece l’ipotesi di una funzione decorativa o celebrativa in contesti più intimi.

Il dibattito con le teorie del Getty Museum

La relazione ha affrontato anche il confronto con le posizioni sostenute dal Getty Museum, che da anni è in possesso della statua.

Secondo Fichera, alcune ipotesi avanzate dal Getty presentano criticità. In particolare, l’idea che la statua fosse destinata a un santuario greco non troverebbe riscontro nelle dimensioni e nelle caratteristiche dell’opera.

Inoltre, la teoria secondo cui la statua sarebbe stata trasportata dalla Grecia all’Italia attraverso rotte adriatiche appare poco plausibile: “l’Adriatico era considerato un mare insidioso e poco utilizzato per traffici di questo tipo”.

Il ritrovamento in mare e le ipotesi sul trasporto

Un altro nodo centrale riguarda il ritrovamento della statua in mare. Fichera ha ricordato come, in molti casi, le statue venissero gettate in acqua durante le tempeste per alleggerire le navi.

Questo spiegherebbe l’assenza del relitto associato e la presenza isolata dell’opera.

La studiosa ha inoltre avanzato un’ipotesi alternativa rispetto a quella del Getty: la statua potrebbe essere stata in Italia per lungo tempo, per poi essere trasportata verso Oriente in età tardoantica, forse in occasione della fondazione di Costantinopoli.

L’Atleta Vittorioso: una storia tra mare e contese

La storia dell’Atleta Vittorioso è affascinante quanto controversa. La statua, attribuita alla cerchia di Lisippo, fu ritrovata nel 1964 da pescatori di Marotta presso Fano al largo della costa adriatica, nei pressi del Conero.

Recuperata accidentalmente nelle reti di un peschereccio, l’opera intraprese un lungo percorso tra passaggi di proprietà e controversie legali, fino ad approdare negli Stati Uniti, dove oggi è esposta al Getty Museum.

Da allora, l’Italia ne rivendica il ritorno, sostenendo l’illegittimità dell’esportazione e il valore culturale del ritrovamento.

Un dibattito ancora aperto

L’intervento di Maria Grazia Fichera ha contribuito a rafforzare la posizione scientifica italiana, evidenziando come l’opera debba essere letta in un contesto più ampio, che tenga conto delle dinamiche artistiche e commerciali del mondo antico.

Il convegno di Gubbio ha così offerto un’importante occasione di confronto tra studiosi, giuristi e istituzioni, rilanciando un dibattito che resta aperto.

In gioco non c’è solo la proprietà di un’opera straordinaria, ma anche la definizione stessa di identità culturale e patrimonio condiviso.

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Mario Farneti
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