Il futuro del nuovo stadio Liberati torna al centro dello scontro politico e amministrativo tra Comune di Terni, Regione Umbria e la società Stadium S.p.A., dopo una seduta tesa dell'ultimo consiglio comunale che ha discusso un'interrogazione del Patto Avanti.
Sul tavolo di Palazzo Spada ci sono due mosse per uscire dallo stallo sull'autorizzazione alla clinica privata e dare finalmente le gambe all’intera operazione urbanistica e sportiva, mentre la diffida già inviata all'ente regionale dalla società di scopo ha aperto ufficialmente il fronte dei possibili danni milionari.
In aula l’assessore Anibaldi ha difeso punto per punto la tenuta giuridica ed economica del progetto, bollando come “narrativa farlocca” le ricostruzioni dell’opposizione sul presunto legame tra il piano economico e il convenzionamento sanitario pubblico. Dai banchi della minoranza, i consiglieri Spinelli e Fiorelli della coalizione Patto Avanti hanno rivendicato la propria contrarietà politica al progetto integrato stadio-clinica, definito “sbagliato ab origine”, pur schizophrenamente riconoscendo la validità delle risposte tecniche fornite dalla giunta. Ma la risposta sarcastica di Anibaldi ha gelato l'opposizione, ricordando la delibera con cui lo stesso consiglio comunale, a suo tempo, aveva dichiarato il pubblico interesse dell’intervento all'unanimità, compresi i voti favorevoli di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

La strategia dell'amministrazione municipale ternana per superare il muro eretto dalla Direzione Salute e Welfare della Regione Umbria si articola su due binari paralleli. Palazzo Spada considera la nota inviata dagli uffici regionali - giunta all'ultimo giorno utile prima della scadenza dei termini - come un vero e proprio diniego mascherato. La lettera di Palazzo Donini, non un atto amministrativo come dispone la normativa, non formula un provvedimento definitivo, ma rimanda ogni decisione al passaggio in giudicato della sentenza del Tar dell'Umbria dello scorso marzo. Un atteggiamento che il Comune bolla come dilatorio, utile solo a congelare il procedimento senza che l'ente regionale si assuma la responsabilità di un verdetto chiaro. La prima contromossa al vaglio dei legali del Comune di Terni è quindi il ricorso immediato al Tar per impugnare la legittimità di questa nota, contestandone immediatamente la natura ostativa.
La seconda opzione, dal forte impatto amministrativo, prevede la richiesta di nomina di un commissario ad acta. Attraverso questa mossa, Palazzo Spada punta a sottrarre la pratica alla competenza della Regione Umbria, affidandola a un soggetto terzo e imparziale che decida in sostituzione dell'amministrazione regionale. L’obiettivo politico e burocratico è interrompere una catena di rinvii che rischia di bloccare l'investimento privato sul nuovo impianto sportivo. A rendere lo scenario ancora più teso è la diffida formale notificata da Stadium S.p.A. alla Regione. La società di scopo paventa richieste di risarcimento milionarie per i ritardi accumulati nell'iter, danni che secondo questa impostazione finirebbero per ripercuotersi direttamente anche sui creditori della Ternana Calcio, oggi in regime di liquidazione giudiziale.
La tenuta finanziaria dell'operazione rappresenta il fulcro delle preoccupazioni dell'opposizione di centrosinistra, considerato che Stadium S.p.A. è controllata al 100% dalla Ternana Calcio (al contrario di una narrazione disinformata che continua ad affidarsi a una visura camerale non aggiornata, ndr), società attualmente travolta dal fallimento.
L'assessore Anibaldi ha tuttavia spento i timori di una paralisi amministrativa, chiarendo che la società concessionaria per 44 anni dello stadio Liberati gode di una perfetta autonomia giuridica rispetto alla costola sportiva. Una posizione confermata dagli stessi curatori fallimentari attraverso la nota ufficiale del 12 luglio 2026, in cui si specifica - ha chiarito l'assessore - che la società di scopo deve compiere ogni atto necessario a tutela del proprio patrimonio e, di riflesso, dei creditori della procedura fallimentare che a causa dei ritardi autorizzativi stanno suibendo una seconda beffa. Secondo il codice degli appalti, il fallimento del socio promotore non inficia la validità della convenzione stipulata il primo agosto 2025, che resta pienamente in vigore e vincolante.
Sul fronte prettamente economico, la giunta ha ribaditoche il Piano Economico Finanziario (PEF) si regge autonomamente grazie a una cessione di un ramo d'azienda della struttura sanitaria che garantisce un'entrata di 14 milioni di euro di equity. “Il piano economico prescinde dal socio”, ha scandito Anibaldi, respingendo lo spettro di un'opera incompiuta. L'assessore ha poi attaccato frontalmente l'ipotesi di una dipendenza dai fondi pubblici: “Non esiste nessun convenzionamento sanitario preventivo. Non esiste nessun piano economico finanziario che preveda un ricavo da convenzionamento pubblico, né un ricavo da contributo pubblico tantomeno regionale”. La richiesta avanzata alla Regione riguardava esclusivamente l'emissione del nulla osta autorizzativo sanitario per la costruzione edilizia, attraverso il cosiddetto Modello 1, ovvero un assenso programmatico sanitario. Nel frattempo, anche l'ANAC ha avviato un fascicolo di vigilanza, al quale la direzione dei Lavori Pubblici ha già risposto trasmettendo i documenti richiesti.

La discussione in aula si è rapidamente infiammata quando dal piano tecnico si è passati alla valutazione politica dell'opera. Il consigliere Spinelli, a nome dei firmatari dell'interrogazione della coalizione Patto Avanti, si è detto soddisfatto della puntualità dei chiarimenti tecnici forniti dall'esecutivo, ma ha voluto marcare una netta distanza ideologica dal progetto. Insieme al collega Claudio Fiorelli del Movimento 5 Stelle, Spinelli ha ribadito la ferma contrarietà della sinistra e dei pentastellati alla realizzazione della clinica privata collegata allo stadio, definendo l'intera operazione come un errore “sbagliato ab origine”, slegato dalle reali necessità e dalle dinamiche sanitarie del territorio ternano.
È a questo punto che l'assessore Anibaldi ha preso la parola per una replica al vetriolo, smontando la coerenza del posizionamento politico delle opposizioni. Carte alla mano, l'esponente della giunta ha ricordato ai consiglieri di minoranza che la contestata formula dell'operazione integrata era stata già validata formalmente dal medesimo consiglio comunale negli anni passati. La delibera che sanciva il pubblico interesse del progetto Stadio-Clinica era stata infatti approvata all'unanimità. Una stoccata che ha chiuso la seduta, rimarcando come quel voto favorevole che oggi l'opposizione rinnega fosse arrivato proprio con il sostegno decisivo dei gruppi consiliari del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle.