Il progetto del nuovo stadio Liberati e della clinica privata a Terni si sposta repentinamente sul terreno di una durissima battaglia legale. Stadium S.p.A., società di scopo controllata al 100 per cento da Ternana Calcio S.r.l. in liquidazione giudiziale, ha inviato alla Regione Umbria una diffida formale tramite lo Studio Legale Associato Poli, contestando la legittimità di alcune note ufficiali firmate dalla dirigente regionale Davina Boco. La società sostiene che tali atti, ponendosi in aperto contrasto con una precedente comunicazione del 14 aprile 2026, abbiano determinato un ingiustificato ritardo e rifiuto dell’Amministrazione di esercitare il potere ad essa attribuito, rendendo Stadium interamente impossibilitata ad avviare la propria operatività nel progetto integrato. Nella diffida del 28 giugno, la governance chiede alla Regione di annullare gli atti in autotutela e intima alla dirigente Boco e all'Ente, in solido, il risarcimento dei danni patrimoniali e non, quantificati in oltre 1,2 milioni di euro già maturati, con un possibile importo complessivo pronto a toccare la cifra record di 23,3 milioni di euro circa in caso di mancato e tempestivo intervento.
Al centro della complessa controversia si colloca il fitto scambio di pareri tra gli uffici perugini e il Comune di Terni in merito all'istanza per l'autorizzazione della clinica. Una prima ricostruzione formale emerge dalla nota siglata dalla dirigente Davina Boco il 25 giugno 2026. In questo atto, la Direzione regionale Salute e Welfare qualificava come “anomala ed irricevibile” la memoria prodotta da Stadium S.p.A. il precedente 17 giugno, nell'ambito del procedimento attivato ai sensi del regolamento regionale Umbria n. 9/2023. Secondo l'amministrazione regionale, l'intera procedura risulta incardinata “in via esclusiva presso il Comune di Terni, quale unico Ente titolare della competenza autorizzatoria finale e unico soggetto legittimato a interloquire con l'istante”. Gli uffici della Giunta Regionale avevano inoltre precisato che la nota conoscitiva inviata al curatore della Ternana Calcio S.r.l. rientrava nella competenza concorrente in materia di tutela della salute, richiamando l'articolo 117 della Costituzione alla luce delle vicende giudiziarie della compagine societaria.
Di parere diametralmente opposto i legali di Stadium S.p.A., gli avvocati Nicola Poli, Francesca Pieri e Marco Poli, che nel testo della diffida formale contestano punto su punto le argomentazioni regionali, definendole “palesemente strumentali” e frutto di un “frettoloso tentativo di ricercare ex post una giustificazione ad un'iniziativa in realtà del tutto arbitraria”. Nel documento firmato dall'Amministratore Unico Giuseppe Mangiarano si sottolinea come la società sia perfettamente legittimata a interloquire in quanto soggetto portatore di un interesse diretto, concreto e attuale. La difesa eccepisce, inoltre, quello che definisce "un palese errore di diritto nel richiamo costituzionale operato" dalla dirigente Davina Boco: la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), contrariamente a quanto asserito dall'amministrazione umbra, spetterebbe infatti per espressa previsione normativa alla “legislazione esclusiva dello Stato” e non alle Regioni.

La contestazione di Stadium S.p.A. fa perno su una presunta e lesiva contraddittorietà nell'azione della macchina burocratica regionale, che avrebbe violato i principi di coerenza, correttezza e legittimo affidamento. Secondo i legali della società di scopo, l’attivazione del nuovo procedimento era stata indotta proprio da una nota della stessa dirigente Davina Boco datata 14 aprile 2026. In quel frangente, richiamando la precedente sentenza del TAR Umbria n. 447/2026, la Regione metteva nero su bianco che il vecchio iter doveva considerarsi “definitivamente chiuso” e che l'unica via percorribile risiedeva nella presentazione di un'istanza autonoma ai sensi degli articoli 4 e 5 del Regolamento Regionale n. 9/2023. Una linea interpretativa che, a giudizio del soggetto privato, sarebbe stata successivamente ribaltata con le comunicazioni regionali dell'11 giugno, determinando un ingiustificato blocco nell'esercizio delle facoltà decisionali dell'ente pubblico.
Mentre lo scontro cartolare si inaspriva, sul fronte istituzionale l'Agenzia Umbria Notizie diffondeva una nota informativa lo scorso 16 giugno 2026 per chiarire la posizione dei tecnici della Giunta. Dal documento emerge che il Comune di Terni aveva formalmente richiesto alla Regione Umbria il parere di compatibilità per la realizzazione di una clinica sanitaria da 122 posti il 28 aprile 2026. La risposta degli uffici di Palazzo Donini ha però evidenziato l’impossibilità di rilasciare tale parere, rilevando che la questione dei posti letto risulta ancora “sub iudice” poiché la sentenza del TAR Umbria del 24 marzo 2026 non è ancora passata in giudicato. Di conseguenza, a fronte delle sollecitazioni municipali volte a ottenere il provvedimento entro dieci giorni, la Regione ha confermato che “si potrà provvedere a espletare la procedura di competenza solo al passaggio in giudicato della sentenza”.

Il punto di rottura economico tracciato nella diffida formale si fonda sul presupposto che Stadium S.p.A. sia una società di scopo costituita unicamente per la realizzazione del progetto stadio-clinica. Per dare seguito all’opera, la governance dichiara di aver già contratto pesanti obbligazioni per spese tecniche, progettazione e consulenze. Il danno patrimoniale attuale e già maturato viene calcolato sommando i costi di progettazione da PEF pari a 647mila euro euro, i costi per servizi maturati per 404 mila euro circa e la penale da 150 mila euro legata al disequilibrio economico-finanziario previsto dall'articolo 30.4 della Convenzione tra Stadium S.p.A. e Comune di Terni. Una combinazione di fattori finanziari che porta il contatore delle perdite repentine a superare la soglia di oltre 1,2 milioni di euro.
Le proiezioni fornite dallo Studio Legale Associato Poli per conto dell’Amministratore Giuseppe Mangiarano tratteggiano uno scenario ancor più gravoso qualora la situazione non dovesse sbloccarsi con urgenza. I mancati incassi come da PEF vengono stimati in 4 milioni di euro circa, ai quali si aggiungerebbero ulteriori 18 milioni di euro necessari alla copertura del fabbisogno finanziario residuo causato dal mancato plusvalore dell'operazione commerciale. Cifre pesantissime che portano la richiesta complessiva di risarcimento per danno ingiusto alla spaventosa soglia di 23,3 milioni di euro circa.
Una fitta trama amministrativa che ora attende le prossime determinazioni della Giunta regionale, dopo che i privati hanno evocato in modo esplicito una potenziale responsabilità erariale. La vicenda sta anche paralizzando la possibile cessione all'asta delle quote della Stadium da parte della curatela fallimentare, in virtù del fatto che non è possibile quantificarne il valore fino al via libera del permesso di costruire la clinica. Lo stallo impedisce, dunque, anche un parziale ristoro ai creditori della Ternana in liquidazione.
Sul versante del dibattito politico, la vicenda registra la dura presa di posizione di Enrico Melasecche, capogruppo regionale della Lega ed ex assessore alle infrastrutture, il quale attacca apertamente l'operato di M5S e PD. Secondo l'esponente del centrodestra, le forze di minoranza avrebbero dapprima ostacolato il “bellissimo doppio progetto Stadio/Clinica, gratis per il Comune, con un ricorso infame al TAR, grazie al voto dei ternani in giunta Proietti”, per poi reiterare il proprio diniego bloccando qualsiasi nuova istanza realizzativa. Melasecche solleva forti perplessità anche in merito ai costi di gestione delle strutture esistenti, contestando la scelta di indirizzare fondi pubblici sulla vecchia arena sportiva: “Si preoccupano di far spendere al Comune milioni per fare manutenzione al vecchio cadente Liberati, somme che bloccheranno la riduzione delle imposte, oggi ancora al massimo a Terni”. Una linea politica che, secondo l'esponente della Lega, unita alla pressione fiscale, rischierebbe di trasformare il territorio in un’area sfavorevole agli investimenti privati, parlando apertamente di un “accanimento terapeutico contro Terni degno di miglior causa”.