13 Jun, 2026 - 17:50

Stadio-Clinica a Terni, dalla Regione nuovo schiaffo a Comune e Stadium: niente autorizzazione

Stadio-Clinica a Terni, dalla Regione nuovo schiaffo a Comune e Stadium: niente autorizzazione

Ancora una volta a un giorno dalla scadenza (come già avvenne per il ricorso al TAR), fissata per la giornata di venerdì 12 giugno. E ancora una volta con la veemenza di uno schiaffo in faccia all'amministrazione comunale e alla società di scopo Stadium Spa, che ha come oggetto sociale progettazione, realizzazione, gestione funzionale ed economica, manutenzione ordinaria e straordinaria del nuovo stadio di calcio Terni e delle infrastrutture accessorie e complementari.

La Regione ancora una volta dice no all'autorizzazione a costruire la clinica (almeno per il momento) che, con la vendita del ramo d'azienda e senza alcun accreditamento preventivo (altro mito da sfatare, ndr), dovrà finanziare il nuovo stadio Liberati.

Una decisione che è stata comunicata con una comunicazione laconica indirizzata alla direzione urbanistica guidata dal RUP del progetto, Piero Giorgini, ma che è anche stata accompagnata da una lettera inviata al dott. Francesco Angeli,uno dei curatori fallimentari della Ternana Calcio e non all'amministratore unico di Stadium, Giuseppe Mangiarano, che aveva depositato la richiesta di autorizzazione a costruire.

Insomma, una nuova bomba lanciata contro Palazzo Spada ammantata di considerazioni tecniche che travalicano il mero aspetto della compatibilità con la programmazione sanitaria dei posti letto destinati in provincia di Terni all'iniziativa privata, ma entra anche nella procedura fallimentare e nell'interpretazione della sentenza del TAR dell'Umbria, con un effetto dirompente.

Il paradosso burocratico dei posti letto e il cortocircuito interpretativo sulle sentenze del TAR

La motivazione ufficiale addotta dalla Direzione regionale Salute e Welfare per bloccare lo sviluppo dell'opera si radica nella complessa e controversa disputa legale incentrata sui 122 posti letto richiesti. Inizialmente, la Regione Umbria aveva scritto al Comune di Terni, chiarendo in modo perentorio che “il progetto non fosse trattato come una prosecuzione di vecchie pratiche”. Facendosi forza della sentenza del TAR  Palazzo Donini aveva imposto l'avvio di una procedura del tutto nuova e autonoma mediante la presentazione del cosiddetto Modello 1 ai sensi del regolamento sanitario 2023.

Per sbloccare l'impasse e adempiere alle direttive, la Stadium S.p.A. ha diligentemente attivato questo nuovo iter a fine aprile 2026, depositando la documentazione strutturale e il Modello 1. A fronte dell'adempimento richiesto, la Regione Umbria ha però opposto un clamoroso diniego all'autorizzazione, sostenendo che “la più recente sentenza del TAR dell'Umbria, la numero 125 del 24 marzo 2026 (quella proprio su Stadio-Clinica, ndr), non è ancora passata in giudicato e la questione è ancora sub iudice”. Quindi "per il momento" niet.

Motivazioni che hanno fatto trasalire Palazzo Spada: da un lato la Regione aveva rivendicato quel pronunciamento come una vittoria tombale contro la determina Giorgini che autorizzava i lavori, dall'altro gli uffici regionali brandiscono ora lo spettro di un possibile ricorso al Consiglio di Stato per congelare l'intera pratica. Una paralisi aggravata dal fatto che la Regione Umbria non ha mai provveduto a notificare formalmente la sentenza al Comune di Terni, alla Ternana Calcio o a Stadium S.p.A., dilatando così i tempi previsti per la ricorribilità e non dando rilievo al principio secondo cui la sentenza del Giudice Amministrativo è pienamente ed immediatamente efficace fin dal momento della sua pubblicazione.

L'equivoco sulla reale governance societaria e la titolarità esclusiva delle quote azionarie

A rendere ancor più opaco lo scontro istituzionale interviene anche la ricostruzione degli assetti societari compiuta dagli uffici regionali. Indirizzando la propria corrispondenza direttamente ai curatori fallimentari, la Direzione regionale Salute e Welfare interviene sulla compagine sociale di Stadium, definendo quella presente al momento della costituzione della società, senza tenere in considerazione il successivo cambio di governance del 15 settembre 2025, in cui il restante 48% delle quote (precedentemente in mano ai fratelli D'Alessandro) è passato interamente alla Ternana Calcio S.r.l., rendendola di fatto l'unico azionista al 100% della Stadium S.p.A..

Come certificato nella bozza della relazione sulla gestione allegata al bilancio di Stadium S.p.A., redatta dall'Amministratore Unico Giuseppe Mangiarano, l'assetto proprietario è mutato radicalmente in seguito al cambio di governance strutturato il 15 settembre 2025, in concomitanza con l'ingresso delle nuove proprietà, la holding FlaCla della famiglia Rizzo che ha condotto la società al fallimento. La Ternana Calcio S.r.l. è così divenuta l'unico e assoluto azionista, titolare del 100% di Stadium S.p.A.. In maniera suggestiva, la narrazione della Direzione Welfare e Sanità della Regione - datata alla fase di costituzione della società e non agli sviluppi più recenti -, ricalca quella fatta dai partiti del Patto Avanti, che proprio su Stadium e la gestione del Liberati hanno presentato documenti politici e interrogazioni.  

L'ingerenza nella procedura concorsuale con la lettera alla curatela

La totale indipendenza operativa, giuridica e patrimoniale di Stadium S.p.A. - sancita anche nella convenzione col Comune di Terni - garantisce che la liquidazione giudiziale della controllante Ternana Calcio, decretata il 17 aprile 2026, non estenda in alcun modo i propri effetti sulla società di scopo. Una separazione netta che finora non è mai stata messa in discussione dalla stessa curatela fallimentare, che anzi - nelle settimne passate - ha fconsentito alla Stadium S.p.A. di sottoscrivere una decisiva sub-concessione “ponte” relativa allo stadio Libero Liberati per concludere il campionato. Tale accordo ha permesso alla squadra di operare in regime di esercizio provvisorio, offrendo il supporto necessario ai tentativi di cessione all'asta del ramo sportivo, nel tentativo vitale di salvare l'iscrizione al campionato di Serie C.

Non tenendo in alcun conto questi precedenti, nella lettera inviata ai curatori della Ternana in liquidazione giudiziale, la Regione Umbria chiede formalmente di conoscere quali azioni la curatela intenda intraprendere nei confronti della Stadium S.p.A.. La Regione motiva questa richiesta affermando di dover tutelare il preminente interesse pubblico in ambito sanitario, con particolare riferimento alla necessità di salvaguardare la programmazione generale della dotazione dei posti letto ospedalieri, sia pubblici che privati. 

L'effetto negativo della mancata autorizzazione sul ceto creditorio: l'asset stadium rischia di essere svalutato

L'effetto di questo blocco, in realtà, genera un effetto negativo per la tutela dei creditori e per la stessa creazione di moneta fallimentare da redistribuire nell'ambito della procedura. Una Stadium S.p.A. con in pancia le autorizzazioni, regolarmente ceduta all'asta, costituirebbe un asset economico determinante per restituire liquidità ai creditori della Ternana Calcio, i quali vedono oggi drammaticamente depauperata questa prospettiva a causa della discutibile decisione di blocco presa a Perugia.

Di fronte a questo scenario, le stanze di Palazzo Spada sono diventate teatro di continui vertici tra i massimi settori dell'Urbanistica e dell'Avvocatura comunale. Sul tavolo dei tecnici e dei legali si profilano soluzioni drastiche: si valutano in queste ore diverse strade per opporsi all'atto di Palazzo Donini, a testimonianza di un'esasperazione istituzionale che il Comune di Terni non è più disposto a subire passivamente.

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Federico Zacaglioni
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