E' il giorno delle reazioni alle lettere della Direzione Salute e Welfare della Regione che ha deciso di non rilasciare "per il momento" la nuova autorizzazione alla clinica privata da 122 posti letto, cardine economico del progetto per il nuovo Liberati dopo la decisione del TAR. Nella nota dell’11 giugno Palazzo Donini richiama proprio la decisione dei giudici amministrativi dello scorso 24 marzo e il fatto che la sentenza non sia ancora passata in giudicato, sottolineando che il contenzioso resta pendente e che, quindi, non ci sarebbero le condizioni contingenti per un via libera.
Una scelta che congela il procedimento avviato con il nuovo Modello 1 del regolamento sanitario 2023, quello che la stessa Regione aveva chiesto a Comune e proponente di attivare a fine aprile. Palazzo Spada aveva parlato di “atteggiamento incomprensibile” e reagisce con una diffida formale. Il Rup del Comune, Giorgini, contesta la nota regionale, chiede una verifica di compatibilità piena entro dieci giorni e rivendica il “preminente interesse della città di Terni” a vedere concluso l’iter autorizzativo.
Oggi il confronto si sposta interamente sul terreno della semantica. Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ha cercato di spiegare ai cronisti che non si tratta di una bocciatura, ma di una mancata autorizzazione temporanea, puntando tutto sulla strategicità della diffida.
Il primo cittadino respinge fermamente le interpretazioni negative emerse nelle ultime ore e sceglie la linea della contrapposizione formale verso gli uffici regionali. “La Regione non ha bocciato un cavolo”, ha esordito Stefano Bandecchi davanti ai giornalisti, contestando la scelta dei termine. Perché in realtà - copme abbiamo spiegato già da venerdì scorso - la Regione ha deciso di "non rilasciare il nulla osta" in attesa di un passaggio in giudicato della sentenza del TAR. Una scelta dilatoria che- secondo Bandecchi - non rappresenta la parola fine, bensì un passaggio interlocutorio legato a dubbi sulla posizione di Stadium dopo il fallimento calcistico.
L'affondo del sindaco entra nei dettagli gestionali e societari della struttura legata all'impianto sportivo. “La Regione ha semplicemente scritto che voleva avere delle informazioni dai curatori. Vuole sapere che fine farà Stadium siccome la società Ternana è fallita. In Regione, evidentemente, non ci sono persone in grado di capire che una società per azioni è autonoma anche quando sia fallito il proprietario. Insomma, non vuol dire che ha chiuso Stadium. Stadium è una società autonoma con un suo amministratore, con un suo capitale e con una sua capacità”, ha precisato il sindaco Stefano Bandecchi, escludendo ripercussioni automatiche sulle concessioni.

Il primo cittadino ha quindi rimarcato la solidità dell'iter difeso dall'amministrazione comunale, quantificando il valore economico dell'operazione per i proponenti. “In più, in Regione dovrebbero sapere e ricordarsi che la concessione per costruire lo stadio è ancora in essere, è pienamente valida e confermata dalla sentenza del TAR. E quindi la concessione per costruire lo stadio Stadium ce l'ha, per cui i curatori potrebbero mettere già sul mercato questo patrimonio. E' ovvio che con l'autorizzazione della clinica, però, la società di scopo vale di più. Per questo Stadium ha chiesto la realizzazione della clinica e ha mandato il modello 1, perché la struttura sanitario per Stadium vale 14 milioni”, ha continuato Stefano Bandecchi.
La tesi di Palazzo Spada poggia sulla linearità delle risposte fornite dai vari attori istituzionali e privati nelle ultime ore. “La Regione ha chiesto di sapere come procedeva, i curatori so che hanno risposto che non è cosa che riguarda loro perché la Stadium è autonoma. So che la Stadium ha risposto di sbrigarsi a dire sì o no e che la Regione non può che dire sì, perché per loro vale 14 milioni. Infine, il Comune ha risposto se non conoscete bene le cose informatevi”. Una convergenza che, secondo il sindaco, espone la Regione a precise responsabilità: “Quindi siamo tutti in linea signori, la Regione ha perso tempo e quando avrà ricevuto le lettere, cioè oggi, avrà poco tempo per rispondere, dopodiché la Regione è in mora totale”.
Sul fronte opposto, la risposta della giunta regionale non si è fatta attendere. L'assessore regionale all'ambiente, Thomas De Luca, gioca anche lui sul terreno del sarcasmo e dell'etimologia dei termini, smentendo categoricamente l'esistenza di un provvedimento di rigetto. “Nell'ultima settimana il dibattito politico regionale e in particolar modo nella città di Terni si è sviluppato esclusivamente intorno a vere e proprie notizie false. Cerco di concentrarmi esclusivamente sulle materie che mi competono come assessore eppure a volte è veramente difficile rimanere in silenzio. Entrare nel dibattito con alcuni commentatori e politici è un po' come giocare a scacchi con un piccione: quest'ultimo risulterà sempre vincitore perché butterà a terra tutte le pedine. Eppure nella confusione creata molte persone vengono disorientate e manipolate”, ha dichiarato Thomas De Luca.
L'assessore regionale ha quindi messo in fila tre punti amministrativi per fare chiarezza sulla riorganizzazione della sanità locale, giocando su Stadio-Clinica sul piano semantico (c'è una mancata autorizzazione e una manovra dilatoria, non un diniego, ndr): “Non esiste alcuna delibera, provvedimento, atto votato o in votazione sulla riorganizzazione delle USL. Non esiste alcun provvedimento amministrativo (tantomeno atto politico) di diniego all'autorizzazione al progetto stadio-clinica. Il nuovo ospedale di Terni, su cui la presidente Proietti e il collega De Rebotti stanno imprimendo un impegno senza precedenti, sarà ovviamente di dimensione pari o superiore all'attuale. Un ridimensionamento non è in discussione”.
Subito dopo, Thomas De Luca ha allargato il perimetro dello scontro politico, contestando duramente il passato dei suoi oppositori. “Ognuno è libero di dire quello che vuole, ci mancherebbe. Quello che non è ammissibile è mentire spudoratamente. Abbiamo visto una fiaccolata dell'orgoglio ternano contro la spoliazione del territorio da parte di chi ha svenduto le municipalizzate per un piatto di lenticchie. Gli stessi che hanno negato a Terni l'occasione unica del PNRR per l'Alta Velocità sulla Roma-Ancona. Gli stessi che a capo chino non hanno mai messo in discussione la vergognosa iniquità ed eterogeneità territoriale sulla tassazione relativa alla bonifica”.
Il duro atto d'accusa dell'esponente di Palazzo Donini si è concluso con un elenco dettagliato di rivendicazioni territoriali e ambientali irrisolte. “Gli stessi che incessantemente, a livello parlamentare, stanno lavorando per prorogare nuovamente le concessioni idroelettriche impedendo che tornino in mano al territorio. Gli stessi che per anni hanno impedito l'ambientalizzazione delle acciaierie, che hanno scippato i soldi per la qualità dell'aria della Conca Ternana distribuendoli in tutta la Regione tranne che a Terni e che hanno impedito la realizzazione degli studi epidemiologici sulla popolazione. Avete davvero il coraggio di parlare?”.