27 Apr, 2026 - 23:00

Stadio-Clinica a Terni, il progetto va avanti anche con la Ternana all'asta: Bandecchi rilancia col "Modello 1"

Stadio-Clinica a Terni, il progetto va avanti anche con la Ternana all'asta: Bandecchi rilancia col "Modello 1"

Un post su Instagram annuncia quello che i lettori di Tag 24 Umbria sanno già da venerdì scorso: il sindaco Bandecchi ha ufficializzato sui social la trasmissione alla Regione, da parte del responsabile del procedimento, architetto Piero Giorgini, dell'ormai conosciuto "Modello 1". Si tratta della richiesta formale di verifica della compatibilità di un progetto per una nuova struttura sanitaria con la programmazione regionale dell'Umbria. È la riattivazione formale dell'iter autorizzativo del progetto Stadio-Clinica, nonostante la società promotrice, la Ternana Calcio, sia in default.

"Stadio clinica va avanti", chiosa direttamente il sindaco di Terni nella didascalia dello screenshot di WhatsApp che lo informa dell'avvenuto invio del documento alla Direzione regionale Salute & Welfare. Avevamo raccontato della visita in Comune dell'amministratore unico di StadiumGiuseppe Mangiarano, per chiedere all'amministrazione di autorizzare la costruzione della clinica privata secondo la strada indicata dalla sentenza del Tar dell'Umbria dello scorso 24 marzo. In quell'occasione è stata presentata all'assessore all'urbanistica Sergio Anibaldi e al RUP Giorgini l'istanza per riattivare il processo autorizzativo bloccato proprio dai giudici amministrativi.

Inoltre, proprio in quella sede, Stadium ha comunicato al Comune di Terni di aver allungato di un anno la sub-concessione dello stadio Liberati alla Ternana, dal 1 luglio 2026 e fino al 30 giugno 2027. Si tratta di una soluzione – sottoscritta dall'amministratore Giuseppe Mangiarano, che ha consentito al collegio dei curatori fallimentari della Ternana Calcio di poter inserire nel ramo sportivo all'asta giudiziale anche il diritto di godimento di uno stadio "omologato" per la serie C. Altrimenti l'eventuale acquirente del ramo d'azienda non avrebbe potuto adempiere alla richiesta dei requisiti minimi infrastrutturali per il mantenimento dell'affiliazione alla FIGC e poter riottenere il titolo sportivo.

Ecco perché la partecipazione in Stadium non è stata inserita nel "ramo sportivo" della Ternana messo all'asta

Le interlocuzioni tra l'amministratore unico di Stadium Giuseppe Mangiarano e i curatori dottor Angeli e avvocato Ferrara, nonché con l'esperto sportivo dottor Maurizio De Filippo, sono state molteplici e serrate, incentrate sulla verifica della possibilità di inserire anche la partecipazione della Ternana in Stadium nel "ramo sportivo". Varie le considerazioni di merito prese in esame: dal ruolo di titolare della convenzione per l'uso dello stadio da parte del veicolo societario passando per l'aumento delle chance di attrattività dell'asta, fino alla valutazione dei reali diritti autorizzativi in campo alla concessionaria, ancora da ottenere sul versante sanitario nonostante la riattivazione dell'iter.

Alla fine, però, ha prevalso la scelta cautelativa della curatela di non ricomprendere le partecipazioni societarie nell'attivo del ramo d'azienda in vendita. Seppure nella documentazione rilasciata stamane dalla giudice Tordo Caprioli la Stadium non sia menzionata direttamente, la relazione di stima dell'esperto De Filippo chiarisce che, dal punto di vista contabile, tutte le "partecipazioni" (che nel bilancio della società ammontano a 7,5 milioni di euro) devono considerarsi escluse dal perimetro dell'azienda sportiva oggetto dell'asta. L'oggetto della vendita è stato, infatti, limitato esclusivamente all'insieme dei beni funzionali all'esercizio dell'attività calcistica, come il marchio, i diritti sulle prestazioni dei giocatori, le attrezzature e i contratti strettamente necessari alla gestione sportiva. Analizzando la decisione senza dichiarazioni ufficiali, si può dedurre che abbia pesato – nella scelta più che legittima del collegio dei curatori e dell'esperto sportivo – il rischio di ricorsi da parte dei creditori, lo stato embrionale dei processi autorizzativi e la valutazione legale e giuridica del perimetro sul piano esclusivamente funzionale all'attività sportiva.

Di conseguenza, il destino delle quote della Ternana all'interno di Stadium S.p.A. in uno scenario fallimentare sarà verificato più avanti. Se ci fosse un acquirente del ramo sportivo realmente interessato alla costruzione del nuovo stadio, questi potrebbe approcciare la curatela e verificare la possibilità che si proceda con una seconda asta. Tenendo presente che non sono previsti diritti di prelazione e che solo per salvare la squadra sarà necessario accollarsi un debito complessivo di 8,5 milioni più almeno altri 195mila euro di base d'asta.

La cessione delle partecipazioni e il subentro di nuovi soci, inoltre, sono ammessi, ma non sono automatici. Sono rigorosamente vincolati alla verifica, da parte del Comune di Terni, del mantenimento dei requisiti di ordine generale, onorabilità, solidità finanziaria e patrimoniale, nonché di professionalità e affidabilità dei soggetti subentranti.

Cosa prevede la convenzione tra Comune di Terni e Stadium Spa: la separazione dei rischi tramite la società di scopo

Ma come può andare avanti il progetto se la società promotrice, la Ternana Calcio, si trova in stato di liquidazione giudiziale?

Alla domanda risponde la sezione "Struttura dell'operazione" dello stesso progetto Stadio-Clinica. Data la durata di 44 anni della concessione comunale dello stadio Liberati, da demolire e ricostruire con la formula del partenariato pubblico privato, e dei terreni circostanti sui quali realizzare attività economiche (gallerie commerciali, ristorazione e parcheggi), è stata creata – come prevede la legge – una società di scopo. La Stadium Spa, appunto.

Il vantaggio di costituire una SPV (Special purpose vehicle) è proprio quello di limitare i rischi: qualora dovesse fallire (come nel nostro caso) il promotore, la società di scopo "continuerebbe ad esistere e ad ottemperare ai suoi compiti di gestione del progetto". L'importanza di questo scudo giuridico era già stata sollevata nel 2021 dalla dottoressa Barbon (Direzione Economia e Lavoro di Palazzo Spada) che, nei pareri formulati durante la Conferenza di Servizi Preliminare, raccomandava al Comune di "approfondire il sistema di garanzie a favore del Comune di Terni" proprio in vista di "eventi straordinari in capo ai proponenti" (come appunto un default).

La Stadium, dunque, diviene la reale firmataria della Convenzione e titolare della concessione comunale ed è questa società ad avere in mano la disponibilità dello Stadio Liberati. L'Articolo 8 della Convenzione ammette espressamente la cessione delle partecipazioni e il subentro di nuovi soci, subordinandoli alla preventiva verifica da parte del Comune dei requisiti di ordine generale, solidità finanziaria e patrimoniale, onorabilità e qualificazione dei soggetti subentranti.

In sintesi, il fallimento della Ternana Calcio non comporta la risoluzione automatica della Convenzione, ma imporrebbe alla Stadium S.p.A. di mantenere i propri requisiti di capitale e affidabilità riorganizzando la propria compagine sociale, ad esempio tramite il subentro di nuovi soci al posto della Ternana Calcio, per garantire la continuità del progetto. Per questo, nella fase 2 della procedura fallimentare la partecipazione azionaria nel veicolo Stadium verrà con ogni probabilità messa all'asta, quando saranno più chiari i titoli autorizzativi in pancia alla società.

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Federico Zacaglioni
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