Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria si prepara a una sentenza che potrebbe riscrivere il futuro dello sport e della sanità a Terni. Domani, 27 gennaio 2026, si tiene l’udienza pubblica di merito sul ricorso della Regione contro la determina del dirigente comunale Piero Giorgini, che ha rilasciato i permessi di costruire il nuovo stadio Liberati e una struttura sanitaria privata a supporto del project financing proposto dalla Ternana Calcio sull'impianto sportivo.
Su Stadio-Clinica non si consuma solo un confronto tecnico tra legali, ma una vera battaglia istituzionale tra Regione Umbria e Comune di Terni. Al centro, la legittimità della determina che autorizza il complesso integrato: da un lato le ragioni di Palazzo Donini, che denuncia vizi procedurali e un’interpretazione “forzata” della programmazione sanitaria, dall’altro la difesa di Palazzo Spada, che parla di un percorso regolare, generato da ben due conferenze dei servizi e da una delibera della precedente giunta regionale nonché di un’opportunità di sviluppo per la città. Un duello di carte, memorie e interpretazioni che si deciderà tra i banchi del TAR, con il destino del Liberati e di una struttura sanitaria che dovrebbe concorrere alla futura, potenziale autorizzazione di 142 posti letto privati.

La tensione è palpabile nei due schieramenti contrapposti. La Regione Umbria, guidata dalla presidente Stefania Proietti, ha impugnato con un ricorso la determina dirigenziale n. 2088 del 23 luglio 2025, firmata dall’architetto Piero Giorgini, responsabile unico del procedimento del Comune. Gli avvocati regionali Luca Benci e Anna Rita Gobbo chiedono l’annullamento per eccesso di potere, violazione di legge e difetto di istruttoria. La questione dirimente, secondo la Regione, è l’esito della Conferenza dei Servizi del 3 novembre 2022. L’assessore regionale Thomas De Luca nei giorni seguenti alla presentazione del ricorso spiegò sui social che, per la Regione, “La clinica/casa di cura non ha avuto assenso alla sua realizzazione”. Per Palazzo Donini, quella Conferenza decisoria si chiuse con un diniego netto alla struttura sanitaria.
Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ribatte con altrettanta fermezza, attaccando frontalmente la lettura regionale: “La conferenza dei servizi si è conclusa con parere positivo con prescrizioni. Ripeto positivo, sono pronto a gridarlo e a sostenerlo in ogni luogo”.
La difesa comunale, affidata agli avvocati Paolo Gennari e Francesco Silvi, sostiene che la determina ha concesso solo un permesso a costruire e che ogni verifica sull’accreditamento sanitario – il nodo successivo – sarà comunque di esclusiva competenza regionale. Un punto sul quale il Comune insiste per smontare le preoccupazioni sull’ingerenza nelle materie sanitarie.
Palazzo Spada evidenzia l'unitarietà progettuale dell'esito della Conferenza dei servizi. Secondo il Comune il progetto è stato autorizzato nella sua interezza e non per parti separate. E cita una copiosa giurisprudenza in materia, numerosi precedenti e la circostanza che la Regione deve esprimere un unico parere, come tutti gli altri enti, e non più verdetti separati, uno per ogni servizio e uno per ogni parte del progetto.

Il cuore tecnico della vertenza batte attorno ai numeri: 80 o 142? La Regione Umbria contesta che il provvedimento comunale attribuisca un numero di posti letto convenzionati non coerente con la sua programmazione, basata su una delibera della precedente giunta Tesei che destinava 80 posti a strutture private accreditate nella provincia di Terni. L’obiettivo era riequilibrare un territorio storicamente carente rispetto all’area perugina, dove operano già sei cliniche private convenzionate.
Il Comune di Terni e la Ternana Calcio obiettano che la Regione stessa, in seguito, ha assegnato complessivamente 142 posti letto privati convenzionati alla provincia di Terni. Ma la partita si gioca soprattutto sul piano processuale. La società rossoverde, assistita dall’avvocato amministrativista Giovanni Ranalli, ha messo in campo un’arma sottile e potente: un ricorso incidentale. Questo strumento permette alla Ternana di sollevare motivi aggiuntivi contro il ricorso della Regione. La richiesta è duplice: respingere integralmente la richiesta di annullamento oppure, se il TAR dovesse trovare vizi, limitarne gli effetti, annullando solo le parti illegittime ma lasciando in piedi il resto dell’atto autorizzativo. La strategia è chiara: evitare a tutti i costi che il progetto venga “spacchettato” in uno stadio sì e una clinica no.
“Il progetto Stadio-Clinica è stato approvato come blocco unico nell’ambito della Legge Stadi”, spiegano dalla difesa della Ternana, sottolineando come il finanziamento sia totalmente privato. “Non è possibile separare l’atto finale”. A supporto, l’avvocato Ranalli cita un precedente nazionale noto: “Basti tenere conto di altri casi analoghi nel panorama nazionale quale il J-Medical allo Juventus Stadium”. Un modello, quello della struttura sanitaria integrata in un complesso sportivo, che a Terni vorrebbero replicare.

Un capitolo a sé riguarda il parere dell’ex ministro Renato Balduzzi, richiesto dalla Regione. Secondo la Ternana, il documento è stato citato in modo parziale. Letto per intero, sostiene la società, il parere non chiude affatto alla possibilità della clinica, ma anzi riconosce che “la Regione può comunque mantenere la possibilità di autorizzare la realizzazione della struttura sanitaria”. Un’apertura che, a loro dire, è stata messa in ombra.
Ma è un altro documento ad aver alimentato le polemiche più recenti: la memoria depositata dalla Regione Umbria il 25 dicembre 2025. Per le controparti, questo atto non si limita a illustrare il ricorso, ma introduce argomenti nuovi e inammissibili in questa fase, come il richiamo a pareri tecnici interni mai prima invocati e persino un capitolo su un presunto conflitto di interessi del sindaco Bandecchi. Il Comune ha definito quest’ultimo punto “inconsistente e priva di rilevanza processuale”, ricordando una sentenza del TAR che vieta di sollevare in discussione questioni estranee all’oggetto del ricorso.
Il ricorso della Regione Umbria gioca su un equivoco: sostiene, infatti, che il permesso a costruire rilasciato da Giorgini rappresenti di fatto un accreditamento anticipato dei posti letto-privati. Le difese di Comune di Terni, Ternana e Stadium eccepiscono che questa lettura dei fatti è costruita artatamente per non consentire la costruzione delle due strutture, unico elemento autorizzativo concesso dal Comune di Terni.
Domani, il collegio giudicante presieduto dal presidente Pierfrancesco Ungari, con la giudice relatrice Floriana Venera Di Mauro e la partecipazione di Daniela Carrarelli, dovrà iniziare a districare questa matassa di trenta atti processuali. La sentenza, attesa non oltre 45 giorni, potrebbe quindi arrivare entro fine febbraio-marzo 2026. Mentre in aula si confrontano gli avvocati, fuori resta l’attesa di una città per un progetto che promette di ridisegnare non solo lo stadio “Libero Liberati”, ma anche l’offerta sanitaria del territorio. La resa dei conti, dopo anni di discussioni, è affidata ora alla fredda valutazione dei giudici amministrativi.

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