Non ci sono ancora nuovi appuntamenti fissati dal notaio. Né ci sono conferme ufficiali dai legali coinvolti nella trattativa. Ma la negoziazione per la cessione del "ramo d'azienda clinica" da parte di Stadium Spa all'Università Niccolò Cusano si sarebbe riaperta durante il pomeriggio, dopo che nella giornata di ieri le parti si erano lasciate con un traumatico nulla di fatto nell'ufficio del notaio Clericò in corso Tacito.
Le scorie lasciate sul terreno dagli attriti tra i Rizzo e il sindaco di Terni Stefano Bandecchi non sono poche. Ma negli uffici romani del gruppo imprenditoriale sanitario che controlla la Ternana, oggi sarebbe maturata una rinnovata disponibilità a cercare una soluzione riaprendo il tavolo con l'ateneo telematico. Il quale - nonostante la sentenza del Tar dell'Umbria che annulla la determina con la quale veniva concesso il permesso a costruire per il nuovo Liberati e la clinica - è deciso a dare seguito al preliminare siglato a marzo 2025 per acquisire progetto e titoli autorizzativi della casa di cura. Sono questi, infatti, gli asset che compongono il "ramo d'azienda" oggetto della transazione finalizzata a un cambio di proprietà necessario per far avverare quanto previsto dal Piano Economico Finanziario del project financing.
Si tratta di scenari tutti da verificare e che impegneranno le parti in un lungo week end di riflessioni. Anche perché in dossier come queste - come si è visto giovedì nello studio del notaio Clericò - le sorprese e i colpi di scena sono all'ordine del giorno. Con la cessione si concretizzerebbe una plusvalenza di 14 milioni di euro (oltre a interessi attivi in dieci rate annuali) in grado di sostenere patrimonialmente il bilancio d'esercizio 2025/26 della Ternana Calcio, evitando così il default del club. E' proprio questa, infatti, la prospettiva che tutti vorrebbero evitare. Quella, cioè, di una società costretta ad alzare bandiera bianca e a fare i conti con il terzo fallimento della sua storia, dopo quelli targati Migliucci e Gelfusa.

Senza rincorrere le ricostruzioni fantasiose che girano in queste ore, la mancata conclusione dell'operazione porterebbe a un effetto domino sui conti della Ternana. I Rizzo, infatti, hanno deciso di non subentrare a Unicusano nell'acquisizione del ramo d'azienda dopo il ricorso al Tar della Regione. Il 16 dicembre scorso non hanno versato a Unicusano i circa 2 milioni di canoni anticipati alla Ternana, facendo così decadere "l'opzione" sul progetto della clinica. Al contrario, l'ateneo telematico è intenzionato a non tirarsi indietro. E il gruppo diretto da Stefano Bandecchi ha ripreso le trattative con Stadium (la Spa ha cambiato proprietà insieme alla Ternana e l'effetto del passaggio di quote, ancora non registrato nelle visure camerali, si vedrà nel bilancio, ndr) per acquistare la clinica dando seguito a quanto previsto nel preliminare.
La trattativa, che è stata serrata anche nelle ore precedenti all'appuntamento dal notaio, si è interrotta sulle condizioni sospensive legate ai pagamenti progressivi del corrispettivo di 14 milioni. L'alea sulla fattibilità della clinica, infatti, sarebbe andata ad incidere sui meccanismi di remunerazione del ramo d'azienda e sull'avveramento di condizioni necessarie a sbloccare le varie tranche di pagamento. Il braccio di ferro però, secondo le indiscrezioni, sarebbe sul punto di risolversi dopo una lunga giornata di riflessioni.
Senza cessione del ramo d'azienda, infatti, nel prossimo bilancio la Ternana dovrebbe svalutare la partecipazione in Stadium, il cui capitale sociale è stato costituito tramite il "conferimento in natura di un ramo d'azienda commerciale a Terni, relativo alla progettazione e realizzazione di uno stadio da calcio". In pratica, il valore del progetto dello stadio. Una maxi-svalutazione da circa 7,5 milioni. Proprio quel conferimento aveva generato una plusvalenza di pari importo che aveva consentito di chiudere il bilancio 2024/25 (quello dei D'Alessandro) con un utile di 1,2 milioni. Stadium inoltre si troverebbe col capitale sociale azzerato e con l'impossibilità di dare seguito all'impegno di costruire il nuovo stadio.
Altro elemento, che abbiamo spiegato più volte, nella nota integrativa del bilancio, gli amministratori avevano stimato un utile di poco più di 6 milioni di euro per l'esercizio 2025/26, considerando risparmi su stipendi calciatori, plusvalenze da calciomercato (luglio-agosto 2025), maggiori ricavi da sponsor (eventi tutti da verificare) ma, soprattutto, una plusvalenza di circa 14 milioni dalla cessione del "progetto clinica" a un nuovo investitore. Se il progetto Stadio-Clinica fosse archiviato, insomma, la Ternana dei Rizzo si troverebbe a fronteggiare un impatto negativo di oltre 21 milioni di euro, che porterebbe a conseguenze inevitabili.

Insomma, il salvataggio della Ternana è un obiettivo da raggiungere per varie ragioni. La prima, gli attuali azionisti manterrebbero in vita un asset sul quale hanno già investito diversi milioni di euro (prossima scadenza federale il 16 aprile) e sul quale altri dovrebbero metterne per chiudere la stagione. Questo gli consentirebbe, in caso di volontà di disimpegnarsi, di poter comunque trovare un acquirente attratto dall'operazione stadio o in grado di portare a termine il risanamento del club, ora in tensione finanziaria gravissima.
Il Comune di Terni non vedrebbe sparire all'improvviso il concessionario del project financing e con esso la possibilità di trovare una via d'uscita "politica" o giudiziaria (in caso di ricorso al Consiglio di Stato) dopo l'impasse causata dal ricorso al Tar della Regione e dalla sentenza dei giudici amministrativi. L'Università Niccolò Cusano, infine, avrebbe la possibilità di attivare il percorso autorizzativo suggerito dal Tar, con una richiesta di titolo edificatorio per la costruzione da avanzare al Comune di Terni che, a sua volta, potrebbe chiedere alla Regione il via libera legato alla programmazione sanitaria effettuata dalla giunta Tesei (i famosi 80 posti, confermati anche dalla presidente Proietti).
Già, perché il PEF (il piano economico finanziario) 2025 ha delle differenze importanti rispetto a quello del 2022, esaminato in Conferenza dei servizi. Le principali differenze tra il PEF del 2022 e il nuovo PEF del 2025 risiedono nel perimetro dell'investimento complessivo, nel ruolo strategico della clinica privata e, conseguentemente, nella struttura delle fonti di ricavo attese.
Nel PEF 2022, l'investimento totale ammontava a 63,85 milioni di euro, cifra che comprendeva sia le opere pubbliche relative allo stadio sia i costi per la costruzione vera e propria della clinica. Nel PEF 2025, il fabbisogno finanziario scende a 45,3 milioni di euro, poiché il piano si concentra quasi esclusivamente sulla realizzazione del comparto stadio e scorpora i costi di edificazione della struttura sanitaria.
Questa scelta trasforma radicalmente le fonti di guadagno: nei piani precedenti al 2025, un ricavo operativo fondamentale era rappresentato dal ricco canone di locazione dell'edificio della clinica, originariamente stimato in 1.975.000 euro annui. Nel PEF 2025 questo canone ricorrente scompare, sostituito da un'entrata "una tantum" , ovvero una plusvalenza di 14 milioni di euro derivante dalla cessione del ramo d'azienda della clinica, che diviene il presupposto essenziale per finanziare la quota di equity e assestare il rapporto debito/equity a 60:40 (mentre nel 2022 la leva finanziaria arrivava all'80%). La cessione non dipende da alcun accreditamento preventivo al servizio sanitario regionale, ma dal rilascio del permesso a costruire una "struttura privata accreditabile e convenzionabile con il SSR" .
Di conseguenza, le fonti di ricavo operative del PEF 2025 si fondano esclusivamente sullo sfruttamento delle opere pubbliche e commerciali, per un totale di circa 2,2 milioni di euro annui. Diminuiscono le stime sui ricavi dai parcheggi a pagamento (da 60.000 euro a 25.000 euro annui). Infine, si registra una lieve flessione del canone di subconcessione annuo a carico della Ternana Calcio, che scende dai 400.000 euro stimati nel PEF 2022 a 390.000 euro nel PEF 2025, pur mantenendo invariata la durata della concessione a 44 anni.