La nuova bordata social di Stefano Bandecchi riaccende la tensione intorno alla Ternana e al progetto stadio‑clinica. Prima di tutto la notizia. La Ternana Calcio ha inviato una PEC al Comune di Terni con la quale annuncia che la società rossoverde e la Stadium Spa non parteciperanno all'incontro chiesto dal Rup Piero Giorgini e dall'amministrazione comunale per discutere di una nuova strada da seguire per rilanciare l'iter autorizzativo e chiedere l'avvio di una fase 2 alla Regione dell'Umbria.
La Ternana, nella sua PEC, chiede al Comune di fissare in agenda un nuovo possibile meeting dopo la giornata del 13 aprile, data cerchiata di rosso sul calendario del futuro rossoverde perché per quel giorno è fissata l'assemblea dei soci. Un appuntamento determinante, che dovrà indirizzare il futuro del club di via della Bardesca verso un bivio decisivo. Una salvezza in extremis o l'avvio di un pericoloso percorso giudiziale che potrebbe culminare con la liquidazione.
E così il sindaco ha scelto la strada della disintermediazione comunicativa e nella notte di Pasqua ha affidato il suo pensiero tranchant a un post su Instagram.
Nel post su Instagram Bandecchi usa toni durissimi per accusare Regione e proprietà della Ternana del caos attuale. Scrive che “se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere” e avverte che “a giocare con il fuoco ci si brucia”, cioè che le scelte fatte finora rischiano di provocare danni irreparabili. Secondo lui “il Comune di Terni e la tifoseria [sono] i massimi danneggiati dall’incompetenza politica della giunta regionale e dalla confusione inaffidabile dell’attuale proprietà”, perché pagano le conseguenze dello stallo sul progetto stadio clinica e della crisi del club. Bandecchi lega tutto alla sentenza del Tar, che a suo giudizio “urla con chiarezza che l’azione della Regione è stata una super cazzola per perdere tempo prezioso” e ribadisce che “la conferenza dei servizi decisoria è positiva e il Comune deve solo riformulare le procedure per la clinica”. Poi fissa due scadenze, “13 e 16 aprile”, per “vedere le responsabilità politiche e commerciali di chi ha creato questo casino gravissimo”.
Sullo sfondo c’è una società stremata da debiti, creditori che incalzano, una tensione finanziaria crescente e un’operazione immobiliare - quella di Stadio-Clinica, decisiva per evitare il baratro finanziario, che si è fermata dopo il pronunciamento del Tar dell'Umbria.
Bandecchi, sindaco di Terni, indica due date chiave: quelle che ormai i tifosi rossoverdi conoscono a memoria. Il 13 e 16 aprile, assemblea dei soci e scadenza federale per gli stipendi dei giocatori, come snodi per chiarire responsabilità politiche e commerciali e per capire se il Comune e la Regione, con l'assenso della Ternana, riusciranno a riformulare le procedure sulla clinica dopo la sentenza del Tar. Il clima è quello di una resa dei conti imminente, con il futuro del club rossoverde appeso alle scelte di Regione, Comune e proprietà.

Ormai vale tutto. Ormai sulla Ternana e sull'evoluzione della vicenda Stadio-Clinica si possono immaginare gli scenari più fantasiosi. Persino quello di un ritorno in sella di Massimo Ferrero come advisor per la ricerca di acquirenti, con conseguente smentita della società. E' bastato vederlo parlare con Claudia Rizzo sugli spalti di Guidonia per scatenare un boatos che poi è diventato materia di fantamercato societario. Insomma, il rischio di essere alle comiche finali.
La situazione di indeterminatezza ha consentito di dare voce a qualunque opzione, anche senza riscontri. Tanto, la proprietà della Ternana si è chiusa, teatragona, in un silenzio assordante e non conferma e non smentisce alcunché. L'avvocato Marinese, che segue ora i Rizzo dopo la parentesi Morcella che aveva scelto la via giudiziaria penale e di contenzioso con le precedenti proprietà, è specializzato in diritto civile e commerciale, con particolare concentrazione sul diritto societario, nonché su quello sanitario. Da quanto trapela dalla Ternana sta usando questo periodo per elaborare una strategia diversa, volta alla tutela del patrimonio dei soci.
Gli ultimi comunicati stampa e uscite pubbliche risalgono alla fase in cui la famiglia Rizzo si era affidata al legale ternano Manlio Morcella. Parallelamente, nello stesso periodo, indiscrezioni sulla strategia legale e giudiziaria della proprietà uscivano su un'agenzia nazionale, che proprio pochi giorni fa aveva rilanciato la fine del rapporto tra l'avvocato e i Rizzo e la possibilità che gli stessi potessero cedere il club. Al contrario, secondo le indiscrezioni, la famiglia sarebbe stata decisa ad andare avanti.
Poi era arrivata la convocazione dell'assemblea dei soci da parte dell'amministratore unico Fabio Forti, indicato ai Rizzo proprio da Morcella. Un'assemblea drammatica, nella quale il professionista - lungi dal volersi dimettere come aveva fatto trapelare qualcuno - ha invece chiamato gli azionisti a decidere sulla continuità aziendale e sulla situazione di crisi conclamata del club rossoverde.
Il fatto che l'invito rivolto dal Comune per mercoledì 8 aprile alle 10 a palazzo Spada sia stato rigettato, fa desumere che la Ternana arriverà al redde rationem senza una visione chiara su come gestire il valore del progetto stadio-clinica (decisivo per i bilanci) e di conseguenza con ben poche opzioni da mettere sul tavolo. Ricapitalizzazione, cessione (ma a chi, con questa situazione debitoria e finanziaria?) o avvio delle procedure concorsuali per gestire l'insolvenza.