02 Oct, 2026 - 16:40

Stabilicum: l'allarme di Bandecchi sulle firme e le grandi manovre in Umbria

Stabilicum: l'allarme di Bandecchi sulle firme e le grandi manovre in Umbria

La soglia delle 450 mila firme nazionali per i partiti senza rappresentanza parlamentare accende la polemica di Stefano Bandecchi, segretario nazionale di Dimensione. 

Il sindaco di Terni e leader del nuovo partito identitario e liberale interviene direttamente via social per denunciare quella che definisce una pesante restrizione democratica: “Prima, per presentare un nuovo partito, servivano 75 mila firme. Una cosa tremenda, insopportabile. Oggi ne servono 450 mila. Ancora più tremendo, ancora più insopportabile”.

Il fondatore di Unicusano, che domani sarà in Sardegna per presentare il nuovo coordinatore sardo, punta l'indice contro l'innalzamento dei tetti per chi non siede nelle aule parlamentari: “Siamo sicuri che sia giusto lasciare fuori dal Parlamento le forze che vorrebbero entrarci e sottoporsi al voto dei cittadini? In questo modo si impedisce agli elettori di decidere democraticamente chi debba entrare o non entrare in Parlamento".

Nuova legge elettorale: la stretta sulle firme per i partiti extraparlamentari

Stefano Bandecchi, dunque, boccia la nuova legge elettorale in terza lettura alla Camera e lancia un allarme sulla rappresentanza. Nel suo intervento chiama in causa anche precedenti storici, che hanno proprio a che fare con l'autodeterminazione e la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Tanto più che la nuova legge elettorale reintroduce un'impostazione proporzionale.

"Sapete che cosa succede quando si comprime il diritto di rappresentanza? - attacca Bandecchi sul proprio profilo - Succede quello che è accaduto quando l’Ira compiva attentati in Irlanda del Nord. Solo quando un partito indipendentista è entrato in Parlamento quegli attentati si sono fermati. Attenzione: lasciare le persone fuori, a volte, può creare problemi gravi”.

Da qui la richiesta perentoria: “Questa legge elettorale è quindi sbagliata, almeno per quanto riguarda la raccolta delle firme. Il numero deve tornare al massimo a 75 mila, se non addirittura a 25 mila, come in Germania”.

Stabilicum: 450 mila firme per presentare liste in tutta Italia

Il provvedimento dello Stabilicum, modificato da Palazzo Madama e ora all’esame della Camera dei deputati per la terza lettura, riscrive le condizioni d'accesso alla competizione elettorale. L'impalcatura supera il Rosatellum, cancella i collegi uninominali e introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza.

Nel testo licenziato dal Senato, il numero di sottoscrizioni richieste sale da 1.500 a 6.000 per singolo collegio. Il vincolo colpisce le formazioni prive di un gruppo parlamentare costituito entro il 31 dicembre 2025. Considerando 49 collegi alla Camera e 26 al Senato - per un totale di 75 collegi -, la quota complessiva raggiunge esattamente 450.000 firme sull'intero territorio nazionale.

Inoltre, sussiste l’obbligo di presentare liste in almeno la metà dei collegi, imponendo comunque un minimo di circa 225.000 sottoscrizioni. Le forze già strutturate in Parlamento restano esonerate, mentre per le sigle dotate di una singola componente interna la soglia si attesta tra 1.500 e 2.000 firme. Il divario organizzativo tra forze consolidate e nuovi soggetti politici diventa così uno dei nodi centrali del confronto a Montecitorio.

La geografia del voto in Umbria: nove seggi tra riparto nazionale e regionale

Il passaggio al proporzionale modifica l'assegnazione della rappresentanza senza intaccare il numero dei parlamentari spettanti all'Umbria: i seggi restano nove, suddivisi in sei deputati e tre senatori. Venendo meno le sfide dirette nei collegi uninominali, la selezione si sposta integralmente sui voti di lista, sulla composizione dei listini, sul posizionamento dei capilista e sul meccanismo delle preferenze.

Il riparto per la Camera avverrà su base nazionale, mentre l'assegnazione per il Senato manterrà la base regionale. Secondo i primi sondaggi relativi al modello proporzionale, il quadro umbro potrebbe configurare l'elezione di un deputato ciascuno per Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Futuro Nazionale, con l'eventuale esclusione della Lega nella ripartizione locale.

Un'architettura che dipenderà in ogni caso dal testo finale, dalle coalizioni e dai voti effettivi del 2027.

Grandi manovre e toto-nomi: le strategie dei partiti sul territorio

Nel centrodestra, in Forza Italia il profilo principale sul territorio è quello di Andrea Romizi, coordinatore regionale del partito e consigliere regionale forte delle 10.345 preferenze ottenute nel 2024, visto come potenziale capolista in vista di una futura corsa regionale nel 2029. Per Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia e deputato uscente, resta aperta l'opzione di una candidatura blindata su scala nazionale.

In Fratelli d’Italia, il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco e il senatore Franco Zaffini, presidente della commissione Sanità, guidano le ipotesi di riconferma, affiancati dai profili dell'assessora regionale uscente Paola Agabiti, della consigliera regionale Eleonora Pace e dell'eurodeputato Marco Squarta.

Sul versante del centrosinistra, nel Partito Democratico il nome di rilievo è Tommaso Bori, segretario regionale del Pd e vicepresidente della Regione, la cui candidatura comporterebbe un riassetto nella giunta guidata da Stefania Proietti. Stessa ùconseguenza di una eventuale elezione dell'assessora regionale Simona Meloni. Per la lista si fanno i nomi di Damiano Bernardini, Emanuele Trappolino e Sarah Bistocchi.

Nel Movimento 5 Stelle è dato in pole position un altro assessore regionale Thomas De Luca, insieme a Luca Simonetti e David Fantauzzi.

Per Alleanza Verdi e Sinistra si valutano Fabrizio Ricci e Federica Porfidi, mentre nell'area di Azione e riformista si muovono Andrea Stafisso, Giacomo Leonelli, Fabio Paparelli, Donatella Porzi e Cesare Carini.

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Federico Zacaglioni
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