L’incidente di questa mattina, 1° marzo, lungo la SS 219 Pian d’Assino, allo svincolo di Padule, del quale abbiamo dato conto in altra parte del giornale, non è soltanto un fatto di cronaca.
È l’ennesimo episodio che riporta al centro del dibattito pubblico una questione strutturale: la sicurezza di un’arteria che, negli ultimi vent’anni, ha fatto registrare 26 vittime e un numero elevatissimo di feriti gravi.
Quattro persone coinvolte, una donna di 58 anni trasportata in elisoccorso a Perugia con politrauma, altri tre feriti condotti a Branca. Dinamica in corso di accertamento, come sempre. Ma il problema non può essere ridotto alla singola responsabilità individuale. È il contesto complessivo della strada a porre interrogativi non più rinviabili.

Dall’apertura del tratto Gubbio Est–Branca nel 2005, la Pian d’Assino è stata teatro di una sequenza impressionante di incidenti mortali. I dati raccolti negli anni parlano di 26 morti in circa due decenni, con episodi drammatici anche negli ultimi due anni.
Nell’ottobre 2025 un giovane eugubino di 28 anni ha perso la vita in uno scontro che ha coinvolto quattro auto. Pochi mesi prima, altri sinistri gravi avevano richiesto l’intervento di Vigili del Fuoco, 118 ed elisoccorso. La frequenza degli incidenti non è episodica: è ricorrente.
Non si tratta di un tratto isolato di montagna. È la principale via di accesso a Gubbio per chi arriva dalla E45 e da Perugia. È la porta della città.
Da anni si parla dell’installazione di autovelox, tutor o sistemi elettronici evoluti in grado di rilevare velocità e altre infrazioni. I cartelli che ne segnalano la presenza sono ben visibili. I dispositivi, molto meno.
Ad oggi non esiste un sistema stabile ed efficace di controllo automatico della velocità lungo la SS 219. Le autorizzazioni per alcuni dispositivi sono scadute, e non risultano riattivate. Nel frattempo, la Polizia Locale è stata dotata di un nuovo telelaser, ma la strada - progettata senza piazzole di sosta - non consente agli agenti di operare in sicurezza.
Il risultato è evidente: manca un deterrente reale. La percezione diffusa tra gli automobilisti è che la Pian d’Assino sia una strada sostanzialmente priva di controlli strutturati. E dove il controllo non è certo, il rispetto delle regole diventa spesso opzionale.
La criticità non riguarda solo la velocità. La SS 219 è stata realizzata senza corsie di emergenza e senza piazzole di sosta. In caso di guasto o di necessità di controllo, non esistono spazi sicuri per fermarsi. Anche le operazioni di soccorso diventano più complesse.
Le carreggiate a doppio senso, in assenza di spartitraffico centrale, espongono al rischio di frontali devastanti. Anche perché il limite di velocità di 70 km/h non viene quasi mai rispettato. In molti tratti la visibilità è ridotta. In presenza di pioggia o nebbia, il margine di errore diventa pericolosamente critico.
Si è tornati a parlare di raddoppio a quattro corsie. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini è stato sollecitato dall’amministrazione comunale per accelerare l’iter. Ma anche nella migliore delle ipotesi, si tratta di un progetto pluriennale.

Il raddoppio non potrà avvenire in pochi mesi. E nel frattempo? La strada continuerà a essere percorsa quotidianamente da lavoratori, studenti, famiglie e turisti.
Gubbio è una città a forte vocazione turistica. Ogni anno accoglie migliaia di visitatori attratti dal suo patrimonio storico, artistico e religioso. La sicurezza delle vie di accesso è parte integrante dell’immagine della città.
È evidente che un turista, leggendo notizie di incidenti quasi quotidiani e di decine di vittime negli ultimi anni, possa esitare. Nessuno desidera raggiungere una meta affascinante attraversando quella che viene ormai definita “Strada della Morte”.
Lo sviluppo economico di un territorio passa anche dalla percezione di sicurezza. Non basta promuovere eventi, restaurare monumenti o investire nel decoro urbano se la principale arteria di collegamento resta un punto critico irrisolto.
Serve un piano articolato e immediato:
installazione di autovelox o tutor realmente funzionanti;
riattivazione delle autorizzazioni scadute;
realizzazione di piazzole per consentire controlli in sicurezza;
studio di barriere spartitraffico, ove possibile, nei tratti più pericolosi;
potenziamento dell’illuminazione nei punti critici.
Il raddoppio può rappresentare la soluzione definitiva, ma non può essere l’unica risposta e non può essere immediata.

La Pian d’Assino non è solo un’infrastruttura. È la soglia di ingresso di Gubbio. Continuare a rimandare interventi concreti significa accettare il rischio che la cronaca di oggi si ripeta domani.
Dopo 26 vittime in vent’anni, non è più tempo di dichiarazioni di intenti. È il momento di scelte operative, visibili e misurabili. La sicurezza non può essere lasciata alla discrezionalità dei singoli automobilisti.
Per una città che ambisce a crescere e a ospitare in sicurezza residenti e visitatori, la priorità è una sola: trasformare la “Strada della Morte” in una strada finalmente sicura.