23 Apr, 2026 - 10:45

Spoleto, omicidio Stefano Bartoli: pena ridotta a 21 anni per Erjon Behari

Spoleto, omicidio Stefano Bartoli: pena ridotta a 21 anni per Erjon Behari

Ridotta da 24 a 21 anni la condanna a Erjon Behari per l'omicidio di Stefano Bartoli, il 28enne ucciso a Spoleto con una coltellata il 20 luglio 2024: lo ha stabilito la Corte d'Assise d'Appello di Perugia riconoscendo all'imputato la seminfermità mentale su cui aveva fatto leva il suo avvocato Maria Donatella Aiello. Disposto anche il ricovero per tre anni in una Rems.

Omicidio Stefano Bartoli, pena ridotta per Erjon Behari: riconosciuta la seminfermità mentale

La Corte d’Appello di Perugia ha ridotto la pena da 24 a 21 anni a Erjon Behari per l’omicidio volontario di Stefano Bartoli: il 44enne albanese aveva ucciso con una coltellata il 28enne spoletino il 20 luglio 2024.

I giudici di secondo grado hanno, infatti, riconosciuta la seminfermità mentale del 44enne albanese. La sentenza della Corte d’Appello ha disposto anche il ricovero per tre anni in una Rems, struttura di cura e custodia, che andrà individuata. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni.

Poco soddisfatti sia la difesa che l'accusa

"L’impianto della sentenza e quindi delle responsabilità di Behari è stato sostanzialmente confermato - ha commentato l’avvocato dei familiari della vittima come ripreso da Umbria24 - non possiamo ritenerci soddisfatti, avendo chiesto la conferma della sentenza di primo grado e trovandoci con una riduzione della pena". 

"La Corte, riconoscendo la seminfermitá di mente, avrebbe dovuto applicare una riduzione maggiore della pena - il commento della difesa - ora attendiamo le motivazioni della sentenza, ma certamente faremo ricorso in Cassazione".

Chi è Erjon Behari, il 44enne albanese riconosciuto colpevole

Secondo la ricostruzione accusatoria, Erjon Behari avrebbe volutamente colpito a morte Stefano Bartoli con un coltello, infliggendo un fendente al costato al culmine di un litigio scaturito per motivi banali.

Dal canto suo la difesa, affidata all’avvocato Maria Donatella Aiello, aveva sollecitato il riconoscimento delle attenuanti, puntando anche sulle condizioni di salute mentale dell’imputato. In sede di udienza preliminare era stata attestata la capacità di intendere e di volere, pur evidenziando un deficit mentale.

Omicidio Bartoli, la dinamica dei fatti

Stefano Bartoli, disoccupato spoletino, era stato ucciso la sera del 20 luglio 2024 nel quartiere delle Casette, in via Due Giugno, dopo una lite sotto casa di Behari, pregiudicato sottoposto alla vigilanza speciale perché ritenuto socialmente pericoloso. 

Colpito a morte, il ventottenne aveva provato a scappare ma si era accasciato in una pozza di sangue poche decine di metri più in là chiedendo aiuto. Sempre in via Due Giugno, le forze dell'ordine avevano tratto in arresto Behari.

Bartoli era stato trasportato d’urgenza al vicino ospedale, ma purtroppo le lesioni riportate erano troppo gravi: il giovane perse la vita poco dopo il ricovero nonostante i tentativi dei medici di salvargli la vita.

La lite per futili motivi finita in tragedia a Spoleto

La tragedia si consumò nella tarda serata di sabato 20 luglio 2024 a Spoleto, in via Due Giugno (quartiere Casette), una zona di prima periferia. Stefano Bartoli si era recato sotto l’abitazione di Behari, dove quest’ultimo vive con la madre. I due uomini già si conoscevano, e proprio lì scoppiò un’animata discussione per questioni di poco conto.

A innescare il diverbio sarebbe stata la restituzione di un telefono cellulare nonché un piccolo debito di circa 50 euro tra i due. La situazione precipitò in pochi istanti: il confronto degenerò e, al culmine della lite, Behari avrebbe impugnato un coltello da cucina e colpito Bartoli con un unico fendente al torace.

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Emanuele Landi
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