27 Feb, 2026 - 20:00

Spoleto, minorenne sorpreso con un tirapugni in acciaio nella felpa: scatta la denuncia

Spoleto, minorenne sorpreso con un tirapugni in acciaio nella felpa: scatta la denuncia

Un controllo di routine, una panchina nel cuore della città, un gesto che tradisce tensione. È così che nel centro storico di Spoleto un ragazzo minorenne è stato denunciato per possesso di oggetti atti ad offendere. L’episodio si è verificato in Piazza della Vittoria, uno dei luoghi più frequentati dai giovani, dove una pattuglia della Polizia di Stato ha deciso di fermarsi per un accertamento.

Il controllo in Piazza della Vittoria: nervosismo e fuga

Gli agenti della Polizia di Stato si sono avvicinati al gruppo di ragazzi seduti sulle panchine della piazza per un controllo ordinario del territorio. Un’attività che rientra nei servizi di prevenzione predisposti nelle aree centrali, soprattutto nelle ore serali, per garantire sicurezza e contrastare fenomeni di microcriminalità.

Durante le fasi dell’identificazione, uno dei giovani ha mostrato un atteggiamento sospetto. Teneva le mani infilate nella tasca della felpa e appariva visibilmente agitato. Un comportamento che non è passato inosservato agli agenti. Contestualmente, un altro ragazzo del gruppo si è dato alla fuga, facendo perdere le proprie tracce.

La situazione ha spinto gli operatori ad approfondire il controllo. Nelle tasche del minorenne è stato rinvenuto un tirapugni in acciaio, oggetto considerato arma propria e pertanto vietato. Il tirapugni è stato immediatamente sequestrato, mentre per il giovane è scattata la denuncia all’autorità giudiziaria per il reato di possesso di oggetti atti ad offendere.

L’episodio, pur non sfociato in ulteriori conseguenze, evidenzia un dato preoccupante: la presenza di strumenti potenzialmente lesivi tra le mani di ragazzi ancora minorenni. Un fenomeno che chiama in causa non solo il controllo del territorio, ma anche il ruolo educativo delle famiglie e delle istituzioni.

Il porto di oggetti atti ad offendere: disciplina e sanzioni

Il possesso e il porto di strumenti atti ad offendere sono regolati da un complesso sistema normativo che mira a prevenire la violenza e garantire la pubblica sicurezza. Il caso del giovane trovato in possesso di un tirapugni (o noccoliera) è emblematico, poiché tocca una delle fattispecie più severe della nostra legislazione penale in materia di armi.

La distinzione tra armi proprie e improprie

La legge italiana opera una distinzione fondamentale tra armi proprie e oggetti atti ad offendere (detti anche armi improprie). Il tirapugni rientra nella categoria delle armi proprie: si tratta di strumenti la cui destinazione naturale ed esclusiva è l'offesa alla persona. Per questa categoria, il riferimento normativo è l'articolo 699 del Codice Penale (Porto abusivo di armi). A differenza di un coltello da cucina o di una mazza da baseball - che possono avere un "giustificato motivo" di trasporto (es. per lavoro o sport) - il porto di un tirapugni è vietato in modo assoluto in luogo pubblico o aperto al pubblico. Non esiste alcuna licenza o giustificazione che possa legittimarne il porto fuori dalla propria abitazione.

Le conseguenze penali

Per chi viene trovato in possesso di un'arma propria come il tirapugni, le pene sono particolarmente severe. Il legislatore prevede l'arresto da 18 mesi a 3 anni. Se invece l'oggetto fosse "improprio" (come un bastone o un coltello di cui non si può giustificare il possesso in quel momento), si applicherebbe l'articolo 4 della Legge 110/1975, che prevede l'arresto da sei mesi a due anni e un'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. È fondamentale sottolineare che per la configurazione del reato non è necessario che l'arma venga usata: il semplice fatto di averla addosso o pronta all'uso integra la condotta illecita, data la sua potenziale offensività.

Il regime per i minorenni

Quando il trasgressore è un minorenne, la competenza ricade sul Tribunale per i Minorenni. Il sistema penale minorile italiano non ha una finalità meramente punitiva, ma è orientato, ai sensi dell'articolo 27 della Costituzione, alla rieducazione e al recupero. Nonostante la gravità del fatto, il giudice tende a privilegiare percorsi di recupero sociale.

L'istituto cardine in questi casi è la messa alla prova (D.P.R. 448/88). Il giovane viene affidato ai servizi sociali per un periodo determinato, durante il quale deve seguire un progetto educativo, svolgere attività socialmente utili e dimostrare un reale cambiamento di condotta. Se il percorso ha esito positivo, il reato viene dichiarato estinto, evitando al ragazzo una macchia indelebile nel casellario giudiziale e offrendogli una concreta possibilità di reinserimento.

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Lorenzo Farneti
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