Oggi, sabato 26 giugno, prende ufficialmente il via la 69esima edizione del Festival dei Due Mondi, la prima con la direzione artistica di Daniele Cipriani. Fino al prossimo 12 luglio, per 17 giorni consecutivi, Spoleto si trasformerà nell'acceleratore dei nuovi linguaggi attraversando opera, danza, prosa, musica e arte. Tra le numerose proposte, per tutta la durata della kermesse sarà vistabile l'esposizione 'Pulse - Segni e battiti della città contemporanea' a Palazzo Due Mondi. Promossa da ADD-art con la curatela di Stella Maresca Riccardi, la mostra è dedicata alle espressioni dell'arte urbana contemporanea. Tra gli sviluppi, anche un'estensione in corso Mazzini con l'installazione 'Acid Drop - Radici in ascolto' di David Pompili.
Pulse fa riferimento al battito, quello frenetico della vita contemporanea che qui si inserisce come contraltare della storia e delle pietre dell'antica città di Spoleto. Una sollecitazione e un atto di "resistenza emotiva" che si dipana nelle proposte di sette artisti che interpretano, in vario modo, le suggestioni della strada. Il metallo deformato di Pennyboy, i collage pop di David Pompili, l'espressionismo materico di Antonio Maria Catalani, le icone urbane di Solo, il raffinato linguaggio urban di Diamond, i labirinti di Maria Ginzburg e l’installazione scultorea di ErProsit rispondono a tale sollecitazione. La volontà attraverso il percorso espositivo è quella di amplificare "il 'rumore visivo' della metropoli contemporanea, costringendo lo spettatore a isolare ogni singolo battito". Non un'aggressione, spiega la curatrice, ma una cassa di risonanza per la storia della città.

La mostra resterà visibile fino al 6 settembre e avrà un prosieguo anche negli spazi storici di ADD-art, in via Palazzo dei Duchi 6, dove sarà presentata una selezione di opere e litografie degli artisti.
A conquistare lo spazio urbano sarà 'Acid Drop – Radici in ascolto', installazione di David Pompili dedicata al tema guida di Spoleto 69, ovvero 'Radici'. L'artista con 'Acid Drop' rende omaggio al fondatore del Festival, Gian Carlo Menotti e alla sua opera 'The Telephone, or L’Amour à trois' del 1947. Da quell'ispirazione ha creato un'opera partecipativa posizionando una vera cabina telefonica inglese del 1951, reinterpretata e ben riconoscibile in corso Mazzini, all'altezza del civico 46.

Tra i simboli più riconoscibili del Novecento, qui prende vita una riflessione sulla comunicazione con l'arte che mantiene vivo il dialogo muovendosi visivamente tra collage, pop e simboli. Pompili rende tale spazio un perimetro preciso con cui si può interagire in vari modi - attraversandolo, abitandolo e fotografandolo, anche con i "selfie".
"Un'icona urbana temporanea" che, come nella mission dell'arte pubblica, fungerà da innesco per azioni spontanee tra immagini, emozioni e ricordi. "L’installazione rappresenta la naturale estensione pubblica di Pulse. Se la mostra indaga i segni e i battiti della città contemporanea all’interno degli spazi espositivi, Acid Drop ne porta il ritmo direttamente nella strada, trasformando un oggetto simbolo della comunicazione in un punto d’incontro tra memoria e presente, tra radici e nuove connessioni" prosegue la nota curatoriale.
La cabina telefonica, un elemento di rottura rispetto al tessuto urbanistico di Spoleto, intende generare connessioni collegando, senza soluzione di continuità l'opera di Menotti e l'intervento di Pompili. "Un invito ad ascoltare le proprie radici e a trasformarle in nuove possibilità di incontro. Acid Drop diventa così un ponte tra passato e presente: un omaggio a Gian Carlo Menotti, alle radici culturali del Festival dei Due Mondi e alla capacità dell'arte contemporanea di restituire nuova voce agli oggetti della memoria". L'opera resterà visitabile per tutta la durata del Festival, fino al 12 luglio.