08 Aug, 2025 - 14:00

Spoleto, femminicidio Laura Papadia: richiesta dalla Procura una consulenza informatica sui device sequestrati

Spoleto, femminicidio Laura Papadia: richiesta dalla Procura una consulenza informatica sui device sequestrati

La Procura di Spoleto vuole fare luce se ci sia stata o meno la premiditazione dell'’omicidio di Laura Papadia, la 36enne uccisa il 26 marzo scorso. Chiesta una perizia sui dispositivi elettronici sequestrati (cellulari, pc e altri device) della donna e dell'ex marito, reo confesso, Nicola Gianluca Romita.

Femminicidio Laura Papadia, la Procura di Spoleto dispone perizie sui cellulari

Nominato un ingegnere informatico, da parte della Procura di Spoleto, per analizzare i dispositivi elettronici che sono stati posto sotto sequestro. L’incarico, come riporta Ilaria Bosi su Il Messaggero, affidato dal procuratore capo Claudio Cicchella e dal sostituto Alessandro Tana, punta a recuperare i dati da un computer e da tre cellulari, uno dei quali appartenente alla vittima e rinvenuto solo a inizio luglio.

L’analisi informatica durerà 30 giorni e punta a chiarire se attraverso messaggi, video, audio e ricerche web, ci fosse premiditazione o meno nell'omicidio della donna, da parte dell'ex marito, reo confesso, Nicola Gianluca Romita, secondo cui il tragico episodio è avvenuto al culmine di una lite.

Femminicidio Laura Papadia, trovato lo scorso mese il cellulare scomparso

Il cellulare scomparso di Laura Papadia rappresentava un vero e proprio mistero. Il dispositivo mobile è stato rinvenuto, a inizio luglio, non lontano dal Ponte delle Torri, dove l’uomo, subito dopo l’omicidio della moglie, era stato fermato mentre minacciava di togliersi la vita.

Lo smartphone, un Android, era stato, probabilmente, lanciato da Gianluca Nicola Romita, nel tentativo di disfarsene, ed è stato trovato spaccato in due probabilmente a causa del lancio da un’altezza di circa 80 metri: danneggiato ma ancora con la scheda sim ancora integra.

Cosa può dimostrare l'analisi dei device?

L’avvocato Luca Maori, difensore di Romita, ha ribadito la piena collaborazione del suo assistito alle indagini, ricordando che l'uomo vuole chiarire, attraverso i contenuti dei dispositivi, l’assenza di premeditazione.

La famiglia della vittima, invece, che è assistita dall’avvocato Filippo Teglia, resta in attesa di novità e chiede giustizia. Le eventuali nuovi evidenze digitali, come sottolineato dagli inquirenti, potrebbero essere fondamentali per ricostruire cosa sia successo nelle ultime ore di vita di Laura Papadia.

Cosa è emerso dall'autopsia?

Intanto, è stata depositata l’autopsia, condotta dai medici legali Massimo Lancia ed Eleonora Mezzetti. L’esame ha confermato che la causa della morte è stato lo strozzamento, avvenuto, secondo le dichiarazioni di Romita, con l’uso di una mantella

Dall'autopsia sulla salma di Laura Papadia era emerso che la vittima non era incinta. L'ipotesi che avrebbe scatenato il femminicidio, secondo gli inquirenti, era dovuta al fatto che la donna avesse detto all’ex marito di esserlo, scatenando la sua reazione (ma gli investigatori, come anticipato, non escludono la strada della premeditazione). 

L'interrogatorio dell'ex marito 

Nicola Gianluca Romita, che aveva confessato il delitto, è attualmente detenuto nel carcere di Maiano con l'accusa di omicidio volontario aggravato e, secondo il suo legale, è profondamente provato e consapevole della gravità del suo gesto.

Nel corso dell’interrogatorio, dopo l'udienza di convalida svolta nel carcere di Spoleto, l'uomo avrebbe confessato: "Le ho messo le mani al collo e lei è caduta - ha confessato - poi ho usato la mantellina per strangolarla".

I litigi derivavano dal desiderio di maternità della donna e dal rifiuto dell’uomo, che aveva già due figli da precedenti relazioni, non era d’accordo. Dai racconti di amici e parenti era emerso anche che l’uomo era geloso, possessivo e con una forte propensione a controllare la vita della moglie. 

La coppia viveva da due anni a Spoleto, ma Romita si spostava spesso tra Umbria e Marche. L’uomo, nel primo interrogatorio davanti al giudice aveva chiesto perdono ai familiari di Laura ma anche di non ricordare perfettamente quanto avvenuto quella sera.

AUTORE
foto autore
Emanuele Landi
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE