11 Feb, 2026 - 10:00

Spoleto, femminicidio di Laura Papadia: Nicola Romita rinviato a giudizio

Spoleto, femminicidio di Laura Papadia: Nicola Romita rinviato a giudizio

Gianluca Nicola Romita è stato rinviato a giudizio per omicidio aggravato dal vincolo coniugale. Il 48enne andrà a processo a partire dal 16 marzo per il femminicidio della moglie Laura Papadia. L'uomo sostiene di non ricordare nulla di quel momento: "C'è un buco nero nella mia vita". Negata, però, la perizia psichiatrica.

Femminicidio Papadia, il marito Romita rinviato a giudizio

Si è tenuta, nella giornata di ieri, 10 febbraio, una lunga udienza preliminare sul femminicidio di Laura Papadia, avvenuto il 26 marzo 2025. Nicola Gianluca Romita, marito della 36enne, è stato rinviato a giudizio per omicidio aggravato dal vincolo coniugale.

Durante l'udienza di ieri, la difesa dell'uomo, rappresentata dagli avvocati Luca Maori e Luca Valigi, ha depositato due consulenze, una psichiatrica e una psicologica, per accertare la seminfermità di Romita, reo confesso, il 26 marzo di un anno fa. La richiesta non è stata accolta dal giudice del tribunale di Spoleto, Teresa Grano.

Il gup, invece, ha accolto le richieste di costituzione di parte civile del Comune di Spoleto, dell’associazione "Per Marta e per tutte" e da parte del padre e dei fratelli della giovane palermitana.

Romita confessò l'omicidio mentre ora dice di non ricordare nulla

Gianluca Nicola Romita, presente in aula durante l'udienza e detenuto in carcere dal giorno del delitto. avrebbe rilasciato alcune dichiarazioni spontanee davanti al gup Teresa Grano: "Non ricordo nulla di quella mattina. C'è un buco nero nella mia vita"".

Il 48enne, accusato di aver strangolato la moglie Laura Papadia, è stato rinviato a giudizio. Il processo a suo carico, per omicidio aggravato dal vincolo coniugale, si aprirà il 16 marzo davanti alla Corte d’assise di Terni.

L'uomo, però, il 26 marzo scorso aveva confessato il delitto. Nel corso dell’interrogatorio, dopo l'udienza di convalida svolta nel carcere di Spoleto, aveva confessato l'omicidio: "Le ho messo le mani al collo e lei è caduta poi ho usato la mantellina per strangolarla".

Lei voleva un figlio mentre lui non era d'accordo

Il 48enne, che lavorava come rappresentante per una cantina di vini spoletina, era in lite da tempo con la moglie per via del desiderio di maternità della donna e del rifiuto dell’uomo, che aveva già due figli da precedenti relazioni.

Dai racconti di amici e parenti era emerso anche che l’uomo era geloso, possessivo e con una forte propensione a controllare la vita della moglie. L'uomo avrebbe ucciso la moglie Laura Papadia strangolandola con una sciarpa.

Il 48enne, poi, era uscito dall’appartamento di Rocca dei Perugini per dirigersi sul Ponte delle Torri, minacciando di togliersi la vita. Fu fermato dalla Polizia e confessò di aver ucciso la moglie. Dall'autopsia sulla salma di Laura Papadia era emerso che la vittima non era incinta

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Emanuele Landi
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