10 Apr, 2026 - 11:15

Spoleto, femminicidio Laura Papadia: chiesti 30 anni di carcere a Gianluca Nicola Romita

Spoleto, femminicidio Laura Papadia: chiesti 30 anni di carcere a Gianluca Nicola Romita

Il pm Alessandro Tana, di fronte alla Corte d'Assise di Terni, ha formulato la richiesta per 30 anni di reclusione per Nicola Gianluca Romita, il 48enne accusato dell'omicidio volontario, aggravato dal vincolo coniugale, della moglie Laura Papadia, strangolata la mattina del 26 marzo del 2025 nell'abitazione di famiglia a Spoleto.

Femminicidio Spoleto, il pm chiede 30 anni di reclusione per Nicola Gianluca Romita

"Non ha ucciso solo un essere umano, ma il sogno di maternità di una donna sana, Laura, che desiderava avere un figlio con lui, l'uomo che amava malgrado tutto. Uccidendo Laura ha ucciso anche il sogno di diventare madre": è uno dei passaggi della requisitoria al termine della quale il pubblico ministero Alessandro Tana nella requisitoria in Corte d’Assise, a Terni, ha formulato la richiesta di condanna a 30 anni di carcere per Nicola Gianluca Romita, reo confesso dell’uccisione della moglie Laura Papadia: omicidio volontario, aggravato dal vincolo coniugale.

Prima delle arringhe difensive, gli avvocati Valigi e Poggioni hanno richiesto alla Corte, presieduta dal giudice Simona Tordelli, approfondimenti anche sui cellulari. Il magistrato ha ricordato come, a suo giudizio, il femminicidio non fu premeditato e come l'aggravante contestata si bilanci con le attenuanti generiche date da una condotta processuale sostanzialmente collaborativa da parte dell'imputato e la sua difesa.

Non ci fu premeditazione

Nessuna premeditazione, quindi, da parte di Romita, come stabilito in fase preliminare, con l’accusa che ha confermato il gesto d’impeto, sottolineando però anche alcuni aspetti critici del comportamento dell’imputato. 

Nonostante i tanti elementi emersi durante le indagini a carico di Romita, come la disponibilità di liquidità a ferie richieste e poi revocate fino all’ipotesi di un viaggio all’estero, per la Procura di Spoleto, infatti, il femminicidio di Laura Papadia avvenne al culmine di una lite di coppia e non fu basato su un'idea pregressa.

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I risultati dell'autopsia

L’autopsia confermò che la causa della morte fu una "Asfissia acuta da strangolamento atipico" avvenuto, secondo le dichiarazioni di Romita, con l’uso di una mantella. Dall'autopsia sulla salma di Laura Papadia era emerso che la vittima non era incinta

Il 48enne, poi, era uscito dall’appartamento di via Porta Fuga per dirigersi sul Ponte delle Torri, minacciando di togliersi la vita. Fu fermato dalla Polizia e confessò di aver ucciso la moglie. L’uomo portò con se un coltello e i telefoni cellulari, il suo e quello della moglie gettato dal Ponte, poi ritrovato dagli inquirenti. 

Nicola Gianluca Romita: il profilo dell'accusato

Durante il processo previste circa cento testimonianze e nelle fasi precedenti del processo sono emersi alcuni dettagli sul profilo del 48enne caratterizzato da una forte possessività e tratti aggressivi. Dai racconti di amici e parenti era emerso anche che l’uomo era geloso, possessivo e con una forte propensione a controllare la vita della moglie. 

L'ex rappresentante per una cantina di vini spoletina era in lite da tempo con la moglie per via del desiderio di maternità della donna e del rifiuto dell’uomo, che aveva già due figli da precedenti relazioni.

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Emanuele Landi
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