04 Jun, 2026 - 14:21

Spoleto, uccise e occultò il corpo di Bala Sagor: 30 anni a Dmytro Shuryn

Spoleto, uccise e occultò il corpo di Bala Sagor: 30 anni a Dmytro Shuryn

La richiesta della Procura era quella della massima pena prevista dall'ordinamento. La decisione della Corte d'Assise di Terni, invece, ha seguito una strada differente. Dmytro Shuryn, il trentatreenne ucraino imputato per l'omicidio di Bala Sagor, il giovane bengalese di 21 anni conosciuto a Spoleto con il soprannome di Obi, è stato condannato a trent'anni di reclusione.

Il verdetto mette la parola fine al processo di primo grado per uno dei fatti di cronaca più drammatici avvenuti in Umbria negli ultimi anni. La pena è stata determinata sommando ventidue anni per l'omicidio volontario e altri otto anni per i reati legati al trattamento del corpo della vittima dopo il delitto, ovvero vilipendio e occultamento di cadavere.

La Corte ha scelto di non riconoscere l'aggravante dei futili motivi, elemento che avrebbe potuto incidere in maniera decisiva sulla quantificazione della pena. Allo stesso tempo i giudici non hanno ritenuto di concedere attenuanti generiche all'imputato.

Si tratta di una decisione che si colloca a metà strada tra le posizioni emerse durante il dibattimento. Da una parte la Procura di Spoleto, rappresentata dal pubblico ministero Roberta Del Giudice e dal procuratore Claudio Cicchella, aveva sostenuto la richiesta di ergastolo. Dall'altra la difesa contestava proprio la sussistenza delle aggravanti che avrebbero giustificato la pena perpetua.

L'attesa adesso si sposta sulle motivazioni della sentenza, dalle quali emergeranno le ragioni giuridiche che hanno portato il collegio giudicante a escludere una delle contestazioni più rilevanti formulate dall'accusa.

Una vicenda che ha sconvolto Spoleto: dal prestito di denaro alla morte del giovane Obi

Il procedimento ha riportato al centro dell'attenzione una vicenda che, fin dai primi giorni dell'indagine, aveva suscitato profondo sgomento nella comunità spoletina.

Secondo la ricostruzione accolta nel corso del processo, tutto sarebbe nato da un contrasto legato a una somma di denaro di modesta entità. Bala Sagor avrebbe prestato alcuni soldi al trentatreenne per questioni riconducibili al gioco. Un episodio apparentemente marginale che, secondo l'accusa, sarebbe degenerato fino a trasformarsi in una tragedia.

L'omicidio si sarebbe consumato all'interno dell'abitazione dell'imputato. Gli investigatori hanno individuato nella cantina il luogo dove il giovane sarebbe stato colpito mortalmente con un'arma da taglio.

Ma è soprattutto ciò che sarebbe accaduto nelle ore successive ad aver reso il caso particolarmente complesso e scioccante. Le indagini condotte dai carabinieri hanno infatti portato alla contestazione dei reati di occultamento e vilipendio di cadavere. Gli inquirenti hanno sostenuto che il corpo del ventunenne sia stato smembrato e successivamente nascosto in diversi punti nel tentativo di impedire la ricostruzione dei fatti e cancellare le tracce del delitto. Una ricostruzione che ha costituito uno degli elementi centrali del dibattimento e che ha pesato significativamente sulla determinazione della pena finale.

Le parole degli avvocati e il risarcimento riconosciuto ai familiari della vittima

Dopo la lettura del dispositivo sono arrivate le prime reazioni delle parti coinvolte nel processo.

L'avvocata Donatella Panzarola, difensore di Shuryn, come riportato dall'Ansa, ha evidenziato il passaggio relativo all'esclusione dell'aggravante contestata dalla Procura.

"La Corte ha correttamente escluso l'aggravante dei futili motivi, ritenendo non ci fossero i presupposti per l'ergastolo".

La legale ha poi invitato alla prudenza in attesa del deposito delle motivazioni.

"Ora leggeremo attentamente le motivazioni. Il mio assistito ovviamente non gioisce, riconosce la propria responsabilità e vuole pagare la sua pena".

Diversa la posizione della parte civile, che nel corso del procedimento aveva sostenuto la richiesta avanzata dall'accusa. L'avvocata Paola Picchioni, che assiste i familiari di Bala Sagor, ha ricordato come la famiglia del giovane avesse condiviso la richiesta dell'ergastolo.

La professionista ha infatti sottolineato di "essersi associata alla richiesta di ergastolo formulata dal pubblico ministero, anche a fronte dell'efferatezza di quanto compiuto".

Oltre agli aspetti strettamente penali, la sentenza ha affrontato anche il tema del risarcimento. Ai genitori, alle sorelle e alla nonna della vittima sono state riconosciute provvisionali per un importo complessivo pari a 390 mila euro.

Resta il dolore per una vicenda che ha lasciato un segno profondo non soltanto tra i familiari di Obi, ma nell'intera comunità di Spoleto. Il processo ha ricostruito gli ultimi momenti di vita di un ragazzo di appena 21 anni e ha fornito una risposta giudiziaria a una delle pagine più tragiche della cronaca recente umbra.

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Lorenzo Farneti
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