Una complessa attività investigativa durata oltre un anno ha portato allo smantellamento di una presunta rete di spaccio attiva nel centro storico di Perugia.
All’alba di mercoledì 4 giugno i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Perugia hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia nei confronti di sette cittadini tunisini, tutti già noti alle forze dell’ordine per precedenti di polizia.
I soggetti coinvolti sono indagati, a vario titolo, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, reato contestato in concorso e con il vincolo della continuazione.
L’operazione è stata eseguita con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Torgiano e della Squadra di Intervento Operativo dell’8° Reggimento Carabinieri “Lazio”, impiegata per garantire la massima sicurezza nelle fasi esecutive del provvedimento. Nel dettaglio, uno degli indagati, un uomo di 38 anni, è stato condotto in carcere, mentre gli altri sei, di età compresa tra i 29 e i 43 anni, sono stati posti agli arresti domiciliari.
L’inchiesta affonda le proprie radici nel febbraio del 2025, quando agli investigatori è giunta una segnalazione relativa a una presunta attività di spaccio gestita da cittadini nordafricani in alcune zone del centro storico perugino. Da quel momento è iniziata una lunga e complessa attività investigativa finalizzata a verificare la fondatezza delle informazioni raccolte e a individuare eventuali responsabili.
I primi riscontri avrebbero trovato conferma già nelle fasi iniziali dell’indagine. Durante uno dei primi servizi di osservazione predisposti dai militari, sarebbe stato individuato un acquirente italiano subito dopo una cessione di sostanza stupefacente, elemento che per gli investigatori avrebbe rappresentato il primo tassello di un quadro ben più ampio.
Le prime verifiche sul campo avrebbero consentito agli investigatori di acquisire elementi ritenuti significativi per lo sviluppo dell'inchiesta. Nel corso delle attività operative, infatti, i Carabinieri hanno proceduto al sequestro di quattro involucri di cocaina, due confezioni di eroina, circa 26 grammi di hashish e 26 flaconi di metadone.
Secondo la ricostruzione investigativa, parte dello stupefacente sarebbe stata gettata a terra durante la fuga di alcuni presunti pusher nel tentativo di eludere l'intervento dei militari. Un riscontro che, insieme agli ulteriori accertamenti successivamente svolti, avrebbe consentito di rafforzare il quadro indiziario e di far emergere l'esistenza di una presunta attività di spaccio organizzata e continuativa nel cuore del capoluogo.
Per mesi gli investigatori hanno portato avanti un’attività costante di monitoraggio. L’indagine si sarebbe sviluppata attraverso servizi di osservazione, appostamenti, pedinamenti, analisi dei tabulati telefonici e raccolta di testimonianze.
Fondamentale sarebbe stata anche l’escussione di numerosi assuntori e soggetti entrati in contatto con il gruppo oggetto delle indagini, circostanza che avrebbe consentito di ricostruire modalità operative, frequenza delle cessioni e ruoli all’interno del presunto sodalizio. Dall’attività investigativa sarebbe emerso un sistema di spaccio considerato stabile e organizzato, in grado di garantire una disponibilità costante di sostanze stupefacenti nel centro cittadino.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo avrebbe operato con continuità nelle aree più frequentate del centro storico, assicurando un’attività di vendita al dettaglio pressoché quotidiana.
Un’organizzazione che, sempre secondo gli investigatori, avrebbe permesso di soddisfare una domanda costante di sostanze sia leggere che pesanti, contribuendo ad alimentare un mercato illecito radicato nel tessuto urbano. Le indagini avrebbero infatti documentato una commercializzazione continua di cocaina, eroina, hashish e metadone, con modalità operative tali da garantire una presenza costante sul territorio.
Proprio la continuità dell’attività contestata rappresenterebbe uno degli elementi che hanno portato la Procura della Repubblica di Perugia a richiedere l’applicazione delle misure cautelari.
Nel richiedere i provvedimenti restrittivi, la Procura della Repubblica di Perugia avrebbe evidenziato l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati e il concreto pericolo di reiterazione del reato. Un rischio che sarebbe stato valutato anche alla luce del contesto relazionale e operativo nel quale i soggetti coinvolti si muovevano.
Sulla base degli elementi raccolti nel corso dell’indagine, il Gip ha quindi disposto le misure cautelari eseguite nelle prime ore della mattinata dai Carabinieri.
L’operazione si inserisce nel più ampio quadro delle attività di contrasto al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti portate avanti dalle forze dell’ordine nel territorio provinciale.
Negli ultimi anni il centro storico di Perugia è stato più volte al centro di operazioni investigative finalizzate a colpire reti di distribuzione della droga e fenomeni di microcriminalità collegati al mercato degli stupefacenti. L’intervento eseguito nelle scorse ore conferma l’attenzione degli investigatori verso quelle realtà che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero in grado di garantire un approvvigionamento costante di droga nelle aree urbane maggiormente frequentate.