Le strade acciottolate e i vicoli silenziosi del centro storico di Anghiari, nel cuore della Valtiberina, diventano teatro di un arresto che riaccende l’attenzione sul fenomeno dello spaccio tra giovanissimi. A finire in manette è stato un ragazzo minorenne residente in provincia di Perugia, sorpreso dai carabinieri con hashish addosso e una quantità ben più consistente trovata successivamente nella sua abitazione.
Tutto ha avuto inizio durante un pattugliamento nel centro storico di Anghiari. I militari dell’Arma hanno notato il giovane aggirarsi con fare circospetto tra le vie del borgo. Un atteggiamento definito “insolitamente nervoso” avrebbe spinto i carabinieri ad approfondire il controllo.
La successiva perquisizione personale ha dato immediatamente riscontro ai sospetti: nelle tasche del ragazzo sono stati trovati circa 20 grammi di hashish, confezionati e pronti - secondo l’ipotesi investigativa - per essere ceduti. Un quantitativo che, per modalità di conservazione e circostanze del rinvenimento, è stato ritenuto compatibile con l’ipotesi di detenzione ai fini di spaccio.
Il giovane è stato quindi accompagnato in caserma per gli accertamenti di rito. Ma l’operazione non si è fermata lì. Gli investigatori hanno deciso di estendere le verifiche anche all’abitazione del minorenne, sospettando che la sostanza trovata addosso potesse rappresentare solo una parte di un quantitativo più ampio.
L’intuizione si è rivelata fondata. Nel corso della perquisizione domiciliare, i carabinieri hanno rinvenuto ulteriori 300 grammi di hashish, nascosti all’interno dell’abitazione. Un quantitativo considerevole che, secondo una stima investigativa, avrebbe potuto fruttare diverse migliaia di euro una volta immesso sul mercato illecito.
La sostanza stupefacente è stata immediatamente sequestrata, come previsto dalla procedura. Alla luce del quadro complessivo è scattato l’arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Il ragazzo è stato quindi trasferito presso l’istituto penale per minorenni di Firenze, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria minorile. Sarà ora il giudice competente a valutare la convalida dell’arresto e le eventuali misure da adottare.
Dal punto di vista giuridico, la vicenda rientra nell’ambito dell’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/1990), che disciplina la produzione, il traffico e la detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La norma prevede pene severe anche per le cosiddette “droghe leggere”, tra cui l’hashish, quando la detenzione è finalizzata allo spaccio e non all’uso personale.
Per un maggiorenne, la pena può andare da sei a venti anni di reclusione, con multe molto elevate, salvo che il fatto sia ritenuto di lieve entità. Nel caso di un minorenne, si applicano le disposizioni del processo penale minorile, che si fonda su principi diversi rispetto a quello ordinario. Il sistema minorile italiano privilegia infatti finalità educative e rieducative rispetto a quelle meramente punitive.
Il giudice può valutare diversi elementi: la quantità di sostanza, le modalità di confezionamento, l’eventuale presenza di strumenti per il taglio o la pesatura, i precedenti penali e il contesto familiare e sociale del ragazzo. Se il fatto viene qualificato come di lieve entità, la pena può essere sensibilmente ridotta.
Nel procedimento minorile sono inoltre previste misure alternative alla detenzione, come la permanenza in casa, il collocamento in comunità o la messa alla prova, istituto che consente al minore di seguire un percorso educativo e di reinserimento sociale. Se la prova ha esito positivo, il reato può essere dichiarato estinto.
La custodia cautelare in carcere minorile rappresenta generalmente una misura residuale, adottata quando vi siano esigenze cautelari specifiche, come il rischio di reiterazione del reato. Saranno ora gli sviluppi giudiziari a chiarire quale percorso verrà intrapreso nel caso specifico.