Non è più una questione di buoni propositi. Al Festival per la Parità di genere, la Camera di Commercio dell’Umbria ha spostato il baricentro del dibattito sul terreno più concreto: i bilanci. E i numeri dicono che le società benefit, quelle che inseriscono nello statuto obiettivi di beneficio comune accanto al profitto, corrono più veloci delle imprese tradizionali. Nel triennio 2022-2024 il loro fatturato, in termini mediani, è cresciuto del 15 per cento, contro il 5 per cento delle non benefit. Una forbice che si allarga su occupazione, valore aggiunto e costo del lavoro: il 63 per cento delle benefit ha aumentato gli addetti (contro il 48 per cento delle altre), mentre valore aggiunto e costo del lavoro sono saliti rispettivamente del 19,7 e del 21,6 per cento, ben oltre il 12,6 e l’11,2 per cento delle imprese che non hanno adottato questo modello.

Il quadro è stato illustrato al Centro Servizi camerali “Galeazzo Alessi” da Serafino Pitingaro, senior data analyst di InfoCamere. In Italia, alla fine del 2025, le società benefit erano 5.540, il 21 per cento in più in un anno, con oltre 241 mila addetti e 69 miliardi di euro di valore della produzione. L’Umbria segue con una dinamica ancora più rapida: a fine marzo 2026 le società benefit hanno toccato quota 73, con un balzo del 32,7 per cento rispetto all’anno precedente, un valore della produzione di 226 milioni di euro e circa 1.200 occupati.
Pitingaro ha spiegato che questo scatto, in una regione a prevalenza di piccole e medie imprese, segnala che il modello comincia a essere compreso anche fuori dai distretti più strutturati. La geografia resta più intensa al Nord – Lombardia in testa – ma la diffusione attraversa ormai settori e dimensioni differenti: le benefit non sono più un episodio isolato, entrano in un numero crescente di filiere.

Giuliana Piandoro, vicesegretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, ha coordinato i lavori collegando i dati al progetto PAGINA – Parità di Genere in Azienda, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e promosso con la Consigliera di Parità regionale e la Regione Umbria. Il percorso guida le imprese verso la Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022, toccando governance, risorse umane, equità retributiva, genitorialità e conciliazione. Il bando legato alla formazione ha registrato una forte adesione, segno di un interesse diffuso che va oltre l’adempimento formale.
Il nesso tra modello benefit e parità di genere è stato messo a fuoco da Andrea Bellucci, professore all’Università degli Studi di Perugia e componente del Comitato scientifico di Assobenefit: “Non basta modificare lo statuto. La domanda vera è se quella scelta cambia la governance, il rapporto con i lavoratori, la relazione con l’ambiente e con la comunità”. E ha aggiunto un dato che dice molto: nei consigli di amministrazione delle società benefit la presenza femminile raggiunge il 47 per cento, contro il 36 per cento delle imprese non benefit.

Sulla concretezza del passaggio ha insistito Jacopo Gabriele Orlando, Agricultural Public Affairs, Impact & Sustainability Manager di Aboca Group: “Essere benefit significa trasformare una visione in processi, investimenti e responsabilità interne. Non è un bollino da esibire, ma una domanda quotidiana: la crescita dell’impresa migliora anche territorio, filiere, lavoro e ambiente?”. Per Orlando, sostenibilità e competitività diventano parte della stessa traiettoria industriale.
Sul valore del radicamento territoriale è intervenuta Marta Pasqualini, direttrice generale della Fondazione Progetto Valtiberina: “Un distretto benefit non nasce sommando aziende virtuose. Nasce quando imprese, istituzioni e comunità scelgono obiettivi comuni e si danno strumenti per seguirli nel tempo”. Una prospettiva che in Umbria, dove il legame tra impresa, borghi e comunità resta decisivo, può trovare terreno fertile.

Nei saluti istituzionali, Marilina Labia, dirigente di Si.Camera/Unioncamere, ha ricordato il roadshow nazionale promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy attraverso Invitalia: “Il compito del sistema camerale è rendere questo modello comprensibile e praticabile: obiettivi chiari, strumenti di misurazione e rendicontazione trasparente”. Laura Morleni, funzionaria della Casa del Made in Italy di Perugia, ha legato il tema alla qualità produttiva: “Il Made in Italy è forte quando tiene insieme competitività, identità e responsabilità”. Ludovica Angelico, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha sottolineato la strategicità delle benefit come leva di una vera economia sociale di mercato.
Il Festival della Parità di genere ha così consegnato un messaggio che va oltre la rappresentanza. Ha mostrato che la parità è anche struttura d’impresa, composizione dei vertici, qualità del lavoro e trasparenza nella misurazione degli impatti. Per l’Umbria, 73 società benefit non bastano ancora a ridisegnare da sole il profilo dell’economia regionale, ma indicano che una parte del sistema produttivo sta cercando strumenti nuovi per rispondere a domande non più rinviabili: come si crea valore, per chi e con quali effetti. E i numeri, per una volta, stanno dando una risposta netta.