L’appuntamento con la storia è arrivato. Tra pochi minuti la Sir Sicoma Monini Perugia scenderà in campo contro il Projekt Warszawa nella semifinale della Final Four di Champions League, ultimo grande obiettivo di una stagione già entrata nella leggenda del club umbro. I Block Devils saranno l’unica squadra italiana ancora in corsa per il titolo europeo e proveranno a conquistare l’accesso alla finalissima per continuare a inseguire un poker di trofei che avrebbe il sapore dell’impresa.
La formazione del presidente Gino Sirci arriva all’appuntamento nel miglior momento possibile della propria stagione. Perugia ha infatti già conquistato tre titoli: il Mondiale per Club, la Supercoppa Italiana e soprattutto lo Scudetto, vinto pochi giorni fa grazie al netto successo nella serie finale contro la Lube Civitanova chiusa in appena tre gare. Una dimostrazione di forza impressionante, che ha confermato il dominio tecnico e mentale dei bianconeri nel volley italiano.
Adesso però c’è un altro gradino da salire. La Champions League rappresenta da sempre il sogno più grande per società, tifosi e ambiente. Una competizione che richiede continuità, esperienza e capacità di reggere la pressione nei momenti decisivi. Caratteristiche che questa Perugia sembra avere pienamente sviluppato nel corso della stagione.
Nei giorni precedenti alla semifinale, i Block Devils hanno preparato l’appuntamento allenandosi sul taraflex del Pala Gianni Asti, mentre ieri la squadra ha svolto la rifinitura direttamente sul campo dell’Inalpi Arena, teatro della Final Four. Un lavoro mirato soprattutto ad adattarsi alle condizioni del campo e a curare i dettagli tecnici e mentali di una sfida che potrebbe indirizzare definitivamente la stagione europea della Sir. L’atmosfera attorno alla squadra è quella delle grandi occasioni. Perugia sa di avere davanti un avversario pericoloso, ma allo stesso tempo è consapevole della propria forza. La maturità acquisita da giocatori esperti e abituati a disputare gare di altissimo livello potrebbe rappresentare uno degli elementi decisivi della semifinale.
Il percorso europeo dei Block Devils è stato praticamente impeccabile. Da campione in carica, la Sir Sicoma Monini Perugia ha affrontato la Champions League con il peso delle aspettative ma anche con la consapevolezza di possedere uno dei roster più forti d’Europa.
Nel girone eliminatorio, i bianconeri hanno chiuso al primo posto con 17 punti, davanti a Guaguas Las Palmas, BR Volleys e Praga. Una fase caratterizzata da prestazioni solide e da una superiorità tecnica evidente, che ha permesso alla squadra umbra di qualificarsi senza particolari difficoltà.
Nei quarti di finale, Perugia ha poi eliminato proprio il Guaguas Las Palmas, confermando ancora una volta la propria capacità di alzare il livello nei momenti chiave della competizione. La squadra di Angelo Lorenzetti ha mostrato grande equilibrio tra fase offensiva e muro-difesa, con percentuali altissime soprattutto nei fondamentali decisivi.
Se Perugia parte con i favori del pronostico, il Projekt Warszawa rappresenta comunque un avversario da affrontare con la massima attenzione. La formazione polacca ha costruito il proprio percorso europeo superando ostacoli complicati e dimostrando di poter competere contro squadre di altissimo livello.
Il cammino del Warszawa in Champions League è stato infatti molto diverso rispetto a quello della Sir. I polacchi hanno chiuso al terzo posto il girone E dietro alla Lube Civitanova e al Montpellier, ma una volta approdati alla fase a eliminazione diretta sono cresciuti in maniera significativa.
Agli ottavi di finale il Projekt ha eliminato Trentino, ottenendo un risultato che ha sorpreso gran parte degli addetti ai lavori. Successivamente è arrivato anche il successo contro il Lublin, che ha spalancato ai polacchi le porte della Final Four.
A pochi minuti dal match, ai microfoni di Dazn, è intervenuto il team manager del club umbro, Davide Candellaro:
“Cosa mi porto a casa? Un’altra Final Four e tutte le esperienze che abbiamo fatto durante la stagione, compresi i trofei vinti. Il pensiero di perdere qualcosa è brutto, mentre voler conquistare il trofeo è una cosa molto più ambiziosa. Essere in campo e in panchina, l’adrenalina e le emozioni, bisogna un po’ trattenerle a volte. I giocatori lo notano e anche fuori, attraverso la gestualità, posso dare un aiuto. È più facile stare in campo, sei più libero, ma fa parte di un mio percorso di crescita.
Riti scaramantici? Alla fine giocare male porta sfortuna. Non sono mai stato un tipo scaramantico e, come squadra, non siamo di questa tipologia.
Loro sono una squadra fisicamente forte, bisogna mantenere un side-out in linea senza perdere concentrazione. Vengono qui volendosi divertire, noi non dobbiamo distrarci”.