Un’inchiesta della Procura di Roma che nasce dai servizi di Report e scuote le fondamenta dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. E una dichiarazione a sorpresa, durissima, che arriva da dove meno te l’aspetti. Stefano Bandecchi, sindaco di Terni, e Sigfrido Ranucci, conduttore storico del programma di Rai 3, per una volta si ritrovano dalla stessa parte della barricata.
Dopo le perquisizioni della Guardia di Finanza e le accuse di peculato e corruzione ai danni del presidente Pasquale Stanzione e dell’intero Collegio, Bandecchi lancia un j’accuse senza appello: “se è tutto reale, è una questione gravissima da punire con l’ergastolo”. E, parlando della sua esperienza amministrativa, aggiunge: “Ho un profondo rispetto del denaro pubblico e tutti dovrebbero averlo”. Uno scenario in cui l’indignazione trasversale incontra i bilanci opachi e le tessere fedeltà sospette.
La Procura capitolina, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, sta scavando da mesi, ma è stato il 15 gennaio 2026 il giorno della svolta operativa. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno fatto ingresso nella sede romana del Garante Privacy, procedendo a perquisizioni e al sequestro di computer, telefoni e documenti. L’obiettivo è chiaro: fare luce su un sistema di rimborsi spese ritenuto fuori controllo e su episodi di corruzione. Il procedimento penale ha una genesi mediatica precisa, come confermato dallo stesso Sigfrido Ranucci:“In seguito ai nostri servizi, la Procura ha aperto un’indagine”.
È in questo clima di fibrillazione istituzionale che si inserisce l’intervento a gamba tesa del sindaco di Terni,Stefano Bandecchi. Con una intervista all'Ansa Umbria, il primo cittadino, anche presidente della Provincia, non usa mezzi termini.“Siamo arrivati allo schifo totale - osserva - e alla dimostrazione di una politica arrogante”.

Per Bandecchi, il Garante è sì un incarico politico,“ma la politica dovrebbe essere fatta da uomini moralmente corretti e di alto livello culturale e invece siamo al declino”. Poi, la condotta esemplare rivendicata: “Amministro il Comune di Terni come sindaco e presidente della Provincia; in 31 mesi di mandato - sottolinea - non ho mai usato autisti, rimborsi spese ai quali avrei avuto anche diritto a scopo professionale”. E la chiosa da imprenditore:“Sono un imprenditore, gestisco soldi che sono miei, ma ho un profondo rispetto del denaro pubblico e tutti dovrebbero averlo”.
Ma è sulle conclusioni dell’inchiesta che il sindaco alza il tiro fino a posizioni estreme.“Sulla questione scandalosa del Garante della privacy - afferma ancora Bandecchi - ci sono due modi di agire: o la fucilazione per tradimento alla Patria, o l’ergastolo a vita”. E, in un passaggio che fotografa l’anomalia del momento, riconosce:“La trasmissione Report, con cui non ho grandi rapporti, probabilmente ci ha azzeccato”.
Tutti i membri del Garante della Privacy sono indagati per peculato e corruzione, in un'inchiesta della Procura di Roma.
— Report (@reportrai3) January 15, 2026
Al vaglio degli inquirenti ci sono anche le spese della macelleria del presidente Stanzione: dal 2023 al 2025 ben 6.619,95 euro pic.twitter.com/V9oky62xmx
Cosa emerge dai fascicoli degli investigatori secondo le ricostruzionid elle agenzie di stampa? Il quadro è quello di una gestione finanziaria opaca e di presunti vantaggi illeciti. Il nucleo centrale riguarda il peculato. Sotto la lente ci sono rimborsi per spese giudicate estranee al mandato istituzionale: acquisti di carne per 6.000 euroin tre anni, parcelle del parrucchiere, abbonamenti in centri fitness, servizi di lavanderia, cene e hotel a cinque stelle. Numeri che parlano di un’escalation: i costi di rappresentanza sarebbero schizzati dai 20.000 euro del 2021 ai 400.000 euro del 2024. Missioni come quella per il G7 di Tokyo, preventivate in 34.000 euro, sarebbero costate alla fine oltre 80.000 euro. Ad Agostino Ghiglia viene inoltre contestato l’uso dell’auto di servizio per fini di partito.
Poi, il capitolocorruzione. Qui l’episodio più emblematico riguarda le tessere “Volare Executive” diIta Airways, del valore di circa 6.000 euro ciascuna, ricevute dai vertici dell’Autorità. Secondo gli investigatori, ci sarebbero state concesse in cambio dell’applicazione di una semplice sanzione formale per irregolarità nel trattamento dei dati, con collegamenti allo studio legale dell’allora componente Guido Scorza. Un altro caso scrutato è quello Meta: una sanzione da 44 milioni di euro per gli smartglasses, ridotta a un solo milione e poi annullata del tutto, con ombre sull’astensione di Scorza dal procedimento.
Perché nel 2020 il Pd ha scelto Pasquale Stanzione come Commissario e poi Garante della Privacy?
— Enrico Costa (@Enrico__Costa) January 16, 2026
Per competenza, per appartenenza, per le pubblicazioni? Niente di tutto ciò.
E' stato scelto per anzianità.
Mi spiego.
I Commissari Privacy vengono eletti da Camera e Senato. Due…
Davanti alla bufera, il presidentePasquale Stanzionesi è limitato a dichiarare:“Sono tranquillo”. Il Collegio nel suo insieme ha espresso“piena fiducia nella magistratura”e l’intenzione di proseguire il lavoro ordinario.
In sottofondo, però, riaffiora la genesi politicissima dell’attuale presidenza Stanzione. A ricordarla, in un lungo post su X, è il parlamentare di Azione Enrico Costa. Secondo la ricostruzione di Costa, la scelta di Stanzione nel 2020 da parte del Partito Democratico non sarebbe stata dettata da competenza o curriculum, ma da un calcolo aritmetico: l’anzianità anagrafica. L’obiettivo era bloccare l’ascesa di Ignazio La Russa, allora candidato al ruolo e oggi presidente del Senato.
“Scorrendo l’elenco dei candidati non alla voce ‘curriculum’ ma alla voce ‘data di nascita’ - scrive Costa - l’attenzione dei Dem si ferma sulla domanda di ‘Stanzione Pasquale, nato il 3 luglio 1945’, due anni in più di La Russa. A quel punto Stanzione diventa il candidato del Pd ‘anziano’. La Russa è così neutralizzato”. Una“storiella”, la definisce Costa, da rammentare“a chi parla di asservimento del Garante alla politica, ma dimentica qualche dettaglio”.
Un incastro perfetto tra inchiesta giudiziaria, polemica politica e una rara convergenza tra un sindaco spesso polemico e il giornalismo d’inchiesta pubblico. Mentre la magistratura scrive le sue pagine, il caso ha già messo a nudo nervi scoperti del potere e della sua accountability.