La campanella segna l’inizio delle lezioni, ma da tempo non basta a presidiare ciò che accade oltre i cancelli. Risse tra adolescenti, spaccio di stupefacenti negli angoli dei parcheggi scolastici, atti di bullismo che si consumano sotto gli occhi dei compagni e finiscono sui social. È la fotografia scattata dai dirigenti scolastici e dalle forze dell’ordine, discussa ieri mattina a Palazzo Bazzani durante la riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.
A guidare il tavolo il prefetto Antonietta Orlando, che ha riunito attorno a sé questori, comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza, i sindaci e gli assessori competenti di Terni, Orvieto e Narni, la Provincia, l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Azienda Usl Umbria 2 e i rappresentanti delle Zone Sociali. Non una semplice riunione di routine, ma il primo atto concreto di una strategia voluta dal Viminale con la circolare del 28 gennaio: trasformare la sicurezza scolastica da emergenza a politica stabile.

Il metodo scelto è partito da un esercizio finora rimasto ai margini dei verbali: la mappatura puntuale di ogni singolo istituto. I dirigenti hanno consegnato ai rappresentanti delle forze dell’ordine un quadro dettagliato degli episodi più frequenti, degli orari a rischio, degli spazi pubblici attorno alle scuole che diventano zone franche per lo spaccio o le aggressioni.
Non si tratta solo di numeri: oggi il confronto ha messo in fila anche i nomi dei plessi che necessitano di interventi immediati, quelli che già dispongono di videosorveglianza e quelli che ne sono ancora privi. Agli enti proprietari degli edifici – Comuni e Provincia – è stato chiesto un censimento completo entro le prossime settimane, con l’obiettivo di installare nuovi impianti o potenziare quelli esistenti. Una misura che incrocia prevenzione e tecnologia: le telecamere non servono solo a identificare i responsabili, ma a dissuadere chi pensa di agire nell’ombra.
Ma la vera novità è un’altra. Per la prima volta, servizi sociali e Asl entrano stabilmente nel meccanismo di allerta. Perché un ragazzo che spaccia fuori da una scuola media, è stato ricordato, spesso è anche un ragazzo in carico ai servizi. E una rissa tra studentesse può nascondere un disagio familiare che nessun agente può risolvere da solo. La parola d’ordine, scandita dal prefetto Orlando, è stata “presa in carico integrata”.

Il cuore operativo del nuovo dispositivo è il dialogo strutturato tra i dirigenti scolastici e le centrali operative di polizia. Fino a ieri, spiegano i partecipanti, le segnalazioni arrivavano spesso a fatto compiuto. Ora si punta a un canale di comunicazione rapido – una sorta di contatto diretto – per intercettare tensioni, movimenti sospetti, episodi di bullismo prima che diventino strutturali.
A sostenere questa rete sarà anche il progetto “Scuole sicure”, già finanziato dal Ministero dell’Interno e ora in fase di implementazione per il Comune di Terni. Le risorse serviranno a intensificare i servizi di vigilanza negli orari di entrata e uscita, con un coinvolgimento diretto della polizia locale, che conosce meglio il tessuto urbano e può garantire una presenza continua. Non più solo volanti occasionali, ma un presidio quotidiano.
Nel corso dell’incontro, il prefetto Orlando ha voluto sottolineare la natura non emergenziale dell’intervento: “Solo attraverso un impegno condiviso e un efficace raccordo delle iniziative è possibile contrastare gli eventuali fenomeni di illegalità riscontrati presso gli istituti scolastici, garantendo il ruolo delle scuole quali luoghi di formazione sicuri e inclusivi”. Parole che suonano come un cambio di paradigma: la sicurezza non è un accessorio, ma una condizione del diritto allo studio.
Il rischio, quando si parla di sicurezza e minori, è quello di deragliare verso la sola logica del controllo. Ieri a Palazzo Bazzani si è cercato di evitarlo. L’Azienda Usl Umbria 2 e le Zone Sociali di Terni, Orvieto e Narni hanno portato al tavolo la loro esperienza sul campo: i ragazzi che finiscono nelle cronache per una rissa o una rapina sono spesso gli stessi che i servizi sociali seguono da anni. Senza un lavoro educativo, qualsiasi intervento repressivo è destinato a fallire.
Da qui la decisione di integrare i percorsi di sostegno psicologico nelle misure di prevenzione. I presidi avranno un riferimento stabile nei servizi territoriali per segnalare situazioni di fragilità, senza dover attendere che degenerino in episodi di violenza. Parallelamente, sarà avviata una campagna di formazione per docenti e personale scolastico sul riconoscimento precoce dei segnali di disagio.
“Abbiamo concordato un sistema strutturato di costante monitoraggio delle scuole - ha spiegato il prefetto Orlando - che consentirà di riconoscere tempestivamente eventuali criticità, individuando gli istituti scolastici maggiormente a rischio in modo da poter intervenire tempestivamente”. Una sorta di cabina di regia permanente, che si riunirà periodicamente per aggiornare la mappa del rischio e verificare l’efficacia degli interventi.

Tra gli strumenti più discussi ieri, la videosorveglianza resta il più controverso ma anche il più richiesto dai dirigenti. Non si tratta di trasformare le scuole in fortezze, ma di coprire le zone d’ombra che oggi rappresentano un invito all’illegalità: gli accessi laterali, i parcheggi poco illuminati, le aree verdi adiacenti agli edifici.
La ricognizione avviata servirà proprio a questo: sapere con precisione quali plessi sono già coperti e quali no. I fondi, in parte già disponibili attraverso il progetto “Scuole sicure” e in parte da reperire nei bilanci comunali, dovranno tradursi in interventi rapidi. La Provincia e i Comuni sono stati formalmente invitati a predisporre i progetti esecutivi.