02 May, 2026 - 19:00

Si è spenta a Gubbio Paola Pacifici, voce degli italiani nel mondo e amica indimenticabile

Si è spenta a Gubbio Paola Pacifici, voce degli italiani nel mondo e amica indimenticabile

Ci sono notizie che si scrivono con fatica, perché non sono solo fatti da raccontare ma ferite da accettare. La scomparsa di Paola Pacifici, avvenuta a Gubbio il 30 aprile 2026, è una di queste.

Non è soltanto la perdita di una giornalista autorevole, di un’editrice capace, di una professionista stimata. È, soprattutto, la perdita di un’amica.

Chi ha avuto il privilegio di lavorare con lei sa che Paola non era semplicemente una collega. Era una presenza costante, discreta ma solida, capace di unire rigore professionale e profondità umana. Una di quelle persone che, senza mai imporsi, diventano un punto di riferimento.

Il giornalismo come legame, non solo come mestiere

Paola aveva un’idea precisa del giornalismo. Non lo viveva come un semplice lavoro, ma come un servizio alle persone. Raccontare significava creare connessioni, dare voce a chi spesso non ne aveva, costruire ponti tra luoghi e comunità.

Questa visione l’ha accompagnata per tutta la vita, in Italia e poi all’estero. Quando nel 1998 decise di trasferirsi in Spagna, non fu una fuga né una cesura. Fu una scelta coraggiosa, guidata dalla volontà di ampliare il proprio orizzonte e di restare, in un modo nuovo, profondamente legata all’Italia.

In quel percorso non era sola: accanto a lei c’era il marito Giulio Rosi, giornalista come lei, originario di Scheggia, con cui ha condiviso non solo la vita privata ma anche una profonda passione per l’informazione. La sua scomparsa nel 2013 rappresentò un momento doloroso, affrontato con quella forza discreta che ha sempre contraddistinto Paola, senza mai interrompere il cammino professionale e umano che insieme avevano costruito.

Un ponte tra Italia e Spagna

In Spagna Paola non si limitò a continuare la sua carriera: la reinventò. Nel 2008 fondò “Il Giornale Italiano de España”, dando vita a un progetto che andava ben oltre l’informazione. Quel giornale era una casa, un punto di incontro, uno spazio in cui gli italiani all’estero potevano riconoscersi.

Sotto la sua guida, la testata è diventata nel tempo un riferimento per una comunità spesso dispersa, offrendo non solo notizie ma anche identità e appartenenza. Era questo il suo talento più grande: trasformare le parole in relazioni, le storie in legami duraturi.

Accanto all’attività editoriale, Paola non ha mai smesso di esserci. Come corrispondente radiofonica, come collaboratrice di agenzie di stampa, ma anche come anima dell’Associazione Italiani in Spagna, che aveva fondato e guidato con passione. Sempre con lo stesso obiettivo: tenere unite le persone.

Il ritorno e il silenzio degli ultimi mesi

Negli ultimi anni era tornata in Italia. Dal 2024 viveva di nuovo a Gubbio, il luogo da cui era partita tanti anni prima. Un ritorno discreto, quasi in punta di piedi, come era nel suo stile. Non aveva mai bisogno di visibilità per sentirsi parte di qualcosa. Nata a Fano e cresciuta in una famiglia conosciuta e stimata nel contesto cittadino, aveva portato con sé, anche lontano, quel senso di appartenenza e di solidità che affondava le radici nelle sue origini.

Anche negli ultimi mesi, segnati dalla malattia e dal ricovero del 16 marzo 2026, ha mantenuto quella riservatezza che l’ha sempre contraddistinta. Ha affrontato la sofferenza con dignità e silenzio, lontano dai riflettori che pure aveva frequentato per una vita intera.

Il ricordo di chi resta

Parlare di Paola oggi significa fare i conti con un’assenza difficile da colmare. Ma significa anche riconoscere ciò che ha lasciato. Non solo progetti, giornali, iniziative. Ma un modo di lavorare e di essere.

Chi ha condiviso con lei, come chi scrive, percorsi professionali ricorda la sua precisione, la sua capacità organizzativa, la sua instancabile energia. Ma, ancora di più, ricorda la sua attenzione alle persone. Paola ascoltava davvero, e non è una qualità scontata.

Sapeva creare fiducia, costruire relazioni, tenere insieme mondi diversi. E lo faceva senza clamore, con quella naturalezza che appartiene solo a chi crede profondamente in ciò che fa.

Un’eredità che resta viva

Con Paola Pacifici scompare una figura importante del giornalismo italiano, ma resta viva la sua eredità. Nei progetti che ha costruito, nelle comunità che ha contribuito a unire, nelle persone che ha incontrato lungo il suo cammino.

Resta soprattutto l’esempio di una professionista che non ha mai separato il lavoro dalla dimensione umana. Che ha saputo essere rigorosa senza perdere empatia, determinata senza rinunciare alla gentilezza.

Un addio che è anche un grazie

Oggi il sentimento dominante è il dispiacere. Un dolore composto, profondo, che appartiene a chi ha avuto la fortuna di conoscerla davvero. Ma accanto a questo c’è anche un senso di gratitudine.

Grazie, Paola, per quello che hai costruito, per le storie che hai raccontato, per le persone che hai avvicinato. Grazie per aver dimostrato che il giornalismo può essere ancora uno strumento di unione, e non solo di informazione.

Alla sua famiglia e a tutti coloro che le hanno voluto bene va un abbraccio sincero. E a lei, il pensiero che resta quando le parole non bastano più.

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Mario Farneti
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