L’Umbria oggi è una Regione ferma. Sanità allo sbando, ciclo dei rifiuti bloccato, scuola trascinata nel caos. Settori strategici paralizzati da una Giunta che, secondo le opposizioni, ha scelto ideologia e propaganda al posto della responsabilità amministrativa.
Il commissariamento sul dimensionamento scolastico non arriva in un vuoto politico. Si inserisce in un quadro già segnato da ritardi, rinvii e assenza di programmazione, che stanno producendo effetti concreti sulla vita dei cittadini.
Ed è proprio sulla scuola che lo scontro si è fatto più aspro.
Sul tema del dimensionamento, il centrodestra regionale e nazionale insiste su un punto chiave: nessuna scuola viene chiusa, nessuna autonomia didattica viene cancellata. Si tratta, ribadiscono, esclusivamente di una razionalizzazione delle dirigenze scolastiche, prevista nel quadro delle riforme legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
“La legge è chiara, così come le scadenze”, si legge nella presa di posizione di Civitas Umbria, nella persona della presidente Roberta Tardani sindaca di Orvieto, che accusa la Giunta di aver deliberatamente scelto di non rispettarle, ignorando perfino la proroga concessa fino al 18 dicembre.
Secondo questa ricostruzione, il commissariamento non sarebbe altro che “la conseguenza inevitabile di una politica irresponsabile” che rischia di compromettere l’assegnazione delle risorse europee e di mettere a rischio continuità del servizio scolastico e qualità dell’offerta educativa.
L’attacco politico è diretto: la Giunta regionale avrebbe preferito lo scontro ideologico alla gestione amministrativa, bloccando il processo e gridando oggi allo scandalo per nascondere le proprie responsabilità.
“Lo stesso copione si ripete nella sanità, dove i cittadini convivono con liste d’attesa infinite, e nel ciclo dei rifiuti, fermo dall’insediamento della Giunta”, si legge ancora. Un immobilismo definito non casuale, ma frutto di una politica incapace di assumersi responsabilità.

Il messaggio è netto: “L’Umbria non è vittima di nessuno. È ostaggio di una Giunta che ha bloccato la Regione e che oggi tenta di coprire la propria incapacità con una propaganda sempre più lontana dalla realtà.”
A complicare ulteriormente il quadro intervengono i sindacati della scuola. Flc Cgil Umbria, Cisl Scuola Umbria e Snals Umbria hanno preso posizione con una nota congiunta che sposta il dibattito su un piano più tecnico, ma non meno politico.
“Il commissariamento della Regione Umbria sul dimensionamento scolastico non può essere liquidato come un semplice atto tecnico”, affermano Moira Rosi (Flc Cgil), Caterina Corsaro (Cisl Scuola) e Anna Rita Di Benedetto (Snals).
Il punto centrale è il mancato aggiornamento dei dati sulla popolazione scolastica.
“Un riconteggio degli alunni, più volte richiesto e basato su numeri reali e verificabili, avrebbe comportato una riduzione dell’impatto del dimensionamento”.
Una differenza sostanziale, sottolineano, che incide direttamente su organizzazione delle scuole, organici, lavoro dei dirigenti, personale amministrativo e equilibrio delle comunità educative.
I sindacati richiamano anche la specificità umbra: una regione con aree interne, forte dispersione territoriale e territori ancora segnati dal sisma del 2016.
“Procedere al commissariamento senza tenere conto di questo aggiornamento ha significato irrigidire il quadro decisionale e rinunciare a un confronto che avrebbe potuto portare a soluzioni più sostenibili”.
E aggiungono un elemento politicamente rilevante: “La Regione Umbria ha sempre rispettato i requisiti richiesti, intervenendo ogni volta che le scuole non soddisfacevano i parametri stabiliti dalla legge. Per questo motivo, l’obbligo imposto dal Governo appare ancor più ingiustificato.”
Una lettura che si discosta sia dalla narrazione del centrodestra sia da quella più ideologica del centrosinistra.

Su un punto, però, convergono: la mancanza di una vera e leale collaborazione istituzionale.
“Le riforme che incidono sull’assetto della scuola pubblica devono essere accompagnate da dati aggiornati, trasparenza nelle decisioni e ascolto di chi nella scuola lavora ogni giorno”, concludono i sindacati.
Ed è forse qui il cuore del problema: una riforma gestita come campo di battaglia politica, invece che come processo amministrativo complesso.
Il dimensionamento scolastico è diventato così simbolo di una crisi di governo regionale più ampia. Per l’opposizione, la Giunta Proietti sta paralizzando l’Umbria con ideologia e rinvii. Per i sindacati, il metodo è sbagliato e privo di dati aggiornati. Per il Governo, si tratta di adempimenti vincolanti legati al Pnrr.
Tre narrazioni che si scontrano. Una sola realtà: una Regione in stallo, con settori strategici in difficoltà e una scuola usata come terreno di scontro.
In mezzo, studenti, famiglie e territori. Che chiedono meno propaganda e più governo reale.