18 Jan, 2026 - 20:30

Scritte vicino alla casa della presidente del Consiglio: l’opposizione condanna l’episodio ma accusa la maggioranza di strumentalizzazione

Scritte vicino alla casa della presidente del Consiglio: l’opposizione condanna l’episodio ma accusa la maggioranza di strumentalizzazione

L’opposizione consiliare del Comune di Perugia interviene con una nota dura e articolata dopo la comparsa di scritte riferite alla chiusura di buche, apparse nei pressi dell’abitazione della presidente del Consiglio comunale.

I consiglieri di minoranza esprimono “condanna senza alcuna ambiguità” per l’accaduto e manifestano solidarietà personale alla presidente Elena Ranfa, respingendo ogni forma di attacco diretto o indiretto alla persona.

Un passaggio iniziale che intende sgombrare il campo da equivoci e ribadire un principio condiviso: episodi di questo tipo sono sgradevoli, censurabili e da non sottovalutare, soprattutto quando coinvolgono rappresentanti istituzionali.

La richiesta di chiarezza e la denuncia politica

Proprio partendo da questa condanna, però, l’opposizione rivendica il diritto e il dovere di fare chiarezza su quanto accaduto e sulle reazioni che ne sono seguite.

«Proprio perché riteniamo inaccettabili episodi di questo tipo», affermano i consiglieri, «sentiamo il dovere di denunciare una strumentalizzazione politica che la maggioranza sta portando avanti in modo irresponsabile e scorretto».

Secondo l’opposizione, la lettura data dalla maggioranza avrebbe forzato i fatti, costruendo una narrazione che avrebbe finito per inquinare il confronto democratico e colpire indirettamente la minoranza con accuse implicite al limite della diffamazione.

Il nodo dell’“atto intimidatorio”

Il punto centrale del dissenso riguarda la definizione dell’episodio come atto intimidatorio.

Per i consiglieri di opposizione, un riferimento diretto a una persona pubblica, pur sgradevole e censurabile nei toni, non equivale automaticamente a un’intimidazione.

«È realistico ritenere che la richiesta di chiudere delle buche possa anche nascere dall’esasperazione», scrivono, «mal espressa e certamente in forme da condannare, di cittadini che attendono risposte su questioni amministrative irrisolte».

Una distinzione che l’opposizione ritiene fondamentale per evitare semplificazioni eccessive e per non alterare il significato stesso di parole molto gravi.

Il rischio di banalizzare le vere intimidazioni

Secondo la minoranza consiliare, definire quanto accaduto come atto intimidatorio rappresenterebbe una forzatura pericolosa.

«È una definizione che banalizza le vere intimidazioni», prosegue la nota, «alimenta artificialmente un clima di tensione e delegittima il ruolo dell’opposizione agli occhi della città».

Il timore espresso è che l’uso improprio di termini così forti finisca per svilire episodi ben più gravi, che in passato hanno colpito amministratori e funzionari pubblici in contesti ben diversi.

Accuse respinte con fermezza

Uno dei passaggi più netti del comunicato riguarda il rigetto di ogni tentativo di collegare moralmente l’opposizione all’episodio.

«Ciò che non è legittimo è che la maggioranza scelga deliberatamente di suggerire una responsabilità morale dell’opposizione che non esiste e che respingiamo con forza», affermano i consiglieri.

Un’accusa che viene definita politicamente scorretta, perché trasforma un fatto isolato in uno strumento di contrapposizione, spostando l’attenzione dal merito delle questioni amministrative.

Una “narrazione vittimistica” secondo la minoranza

Nel documento si parla apertamente di “narrazione vittimistica”, costruita per rafforzare politicamente la maggioranza e indebolire chi svolge un ruolo di controllo e critica.

«È un’operazione che ha un solo obiettivo», si legge, «spostare l’attenzione dalle responsabilità amministrative di chi governa e screditare chi esercita il proprio mandato in modo critico e legittimo».

Una dinamica che, secondo l’opposizione, rischia di impoverire il dibattito politico e di ridurlo a uno scontro emotivo anziché a un confronto sui contenuti.

Rivendicata la correttezza dell’azione consiliare

I consiglieri ribadiscono di aver sempre operato nel perimetro del confronto democratico, utilizzando esclusivamente strumenti istituzionali.

«Mai linguaggi violenti, mai istigazioni, mai scorciatoie», sottolineano, respingendo qualsiasi tentativo di accostamento a forme di pressione impropria.

Una rivendicazione che punta a tutelare non solo l’onorabilità personale dei consiglieri, ma anche il ruolo stesso dell’opposizione come pilastro della democrazia locale.

Il richiamo finale alla responsabilità politica

Nel passaggio conclusivo, l’opposizione richiama la maggioranza al senso della responsabilità che deriva dal governo della città.

«Chi governa deve saper affrontare anche il dissenso e il malcontento che derivano dalle proprie scelte», scrivono i consiglieri, «senza cercare nemici immaginari e senza criminalizzare l’opposizione».

E ancora: «La responsabilità politica non si scarica sugli altri, né si nasconde dietro una narrazione costruita ad arte».

I firmatari della nota

Il documento è firmato dai consiglieri Nilo Arcudi, Paolo Befani, Chiara Calzoni, Elena Fruganti, Edoardo Gentili, Riccardo Mencaglia, Clara Pastorelli, Augusto Peltristo, Margherita Scoccia, Gianluca Tuteri, Edoardo Varasano e Nicola Volpi.

Una presa di posizione corale che segna un passaggio politico netto e apre un nuovo fronte di confronto tra maggioranza e opposizione, nel quale il tema del rispetto istituzionale si intreccia con quello, più ampio, della qualità del dibattito democratico in città.

AUTORE
foto autore
Mario Farneti
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE