06 Jun, 2026 - 11:53

Scritta inneggiante ai brigatisti nel paese di Emanuele Petri, la Regione insorge: “Gesto ignobile che riapre una ferita mai rimarginata”

Scritta inneggiante ai brigatisti nel paese di Emanuele Petri, la Regione insorge: “Gesto ignobile che riapre una ferita mai rimarginata”

Una condanna netta, accompagnata dal richiamo alla memoria, alla legalità e ai valori democratici. La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e l’intera Giunta hanno preso posizione dopo la comparsa della scritta nel cimitero di Tuoro sul Trasimeno, comune profondamente legato alla figura di Emanuele Petri, il sovrintendente della Polizia di Stato ucciso il 2 marzo 2003 durante un intervento antiterrorismo sul treno regionale Roma-Firenze.

L’episodio, emerso nei giorni scorsi e ora al centro di un’indagine dei Carabinieri, ha suscitato profondo sconcerto sia per il contenuto del messaggio sia per il luogo in cui è stato realizzato. Secondo quanto emerso, la frase riporterebbe riferimenti a Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, esponenti delle Nuove Brigate Rosse coinvolti nel conflitto a fuoco nel quale perse la vita Petri. Una vicenda che va ben oltre il semplice atto vandalico e che, inevitabilmente, tocca una memoria ancora viva nel territorio umbro e nella storia recente del Paese.

La dura presa di posizione della Regione

Palazzo Donini ha scelto di intervenire con una nota ufficiale nella quale la presidente Proietti e gli assessori regionali esprimono una ferma condanna dell’accaduto.

La Regione "stigmatizza il gesto ignobile compiuto al cimitero di Tuoro sul Trasimeno dove viveva Emanuele Petri, il sovrintendente della polizia ucciso il 2 marzo 2003 sul treno regionale Roma-Firenze, in un'operazione contro il terrorismo".

Una presa di posizione netta che non si limita a condannare il gesto, ma richiama il significato del sacrificio di Petri, divenuto nel tempo simbolo dell’impegno dello Stato nella difesa della legalità e nella lotta all’eversione terroristica. La Giunta regionale sottolinea infatti come l’episodio abbia una portata simbolica particolarmente rilevante, perché colpisce indirettamente una delle figure più rappresentative della battaglia dello Stato contro il terrorismo interno.

“Una ferita che si riapre dopo 23 anni”

Nel messaggio diffuso dalla Regione emerge con forza il richiamo alla memoria e al dolore che la vicenda continua a suscitare anche a oltre due decenni di distanza."A distanza di 23 anni - affermano la presidente e la Giunta - è una ferita che si riapre per il dolore di una vita spesa al servizio dello Stato e persa nel compimento del proprio dovere".

Parole che mettono in luce come il ricordo di Emanuele Petri continui a rappresentare un patrimonio civile condiviso non soltanto dalle istituzioni, ma dall’intera comunità umbra.

La sua morte, avvenuta mentre svolgeva il proprio servizio, resta infatti uno degli episodi più significativi nella storia della lotta alle organizzazioni terroristiche che, nei primi anni Duemila, tentarono di rilanciare l’azione delle Brigate Rosse.

Il sacrificio di Emanuele Petri

Per comprendere la portata emotiva dell’episodio occorre tornare al 2 marzo 2003.

Quel giorno Emanuele Petri, allora sovrintendente della Polizia Ferroviaria, si trovava a bordo di un treno regionale lungo la tratta Roma-Firenze quando effettuò un controllo di routine nei confronti di due passeggeri. Quei passeggeri erano Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, figure di primo piano delle Nuove Brigate Rosse.

Da quel controllo nacque un conflitto a fuoco durante il quale Petri venne mortalmente colpito. Nello scontro perse la vita anche Galesi, mentre Lioce fu arrestata. Quell’operazione consentì inoltre il recupero di documentazione investigativa rivelatasi fondamentale per le successive indagini e per il progressivo smantellamento dell’organizzazione terroristica.

Per questo motivo il nome di Emanuele Petri è entrato nella memoria collettiva nazionale come simbolo di servizio, coraggio e difesa delle istituzioni democratiche.

La scritta nel cimitero di Tuoro e le indagini dei Carabinieri

La frase oggetto dell’inchiesta sarebbe stata rinvenuta il 30 maggio scorso sul muro di una cappella del cimitero di Tuoro sul Trasimeno. Realizzata con un pennarello nero, la scritta è ora al vaglio degli investigatori che stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’accaduto e di individuare gli autori. Gli accertamenti sono finalizzati anche a comprendere se il riferimento a "Mario" e "Desdemona" sia effettivamente riconducibile ai due brigatisti oppure se possano emergere ulteriori elementi interpretativi.

Un lavoro investigativo particolarmente delicato, reso ancora più significativo dal contesto in cui il gesto è maturato. Tuoro sul Trasimeno non è infatti un luogo qualunque nella vicenda di Petri: è il comune in cui viveva il sovrintendente e dove il suo ricordo continua a essere profondamente radicato nella comunità locale.

“Un gesto inqualificabile che offende la memoria”

La Regione ha rimarcato inoltre la portata etica e civile della propria condanna. "È un gesto inqualificabile che offende la memoria e il ricordo di Emanuele Petri, il suo sacrificio per difendere la democrazia". Un passaggio che restituisce alla vicenda una dimensione più ampia, in cui si intrecciano memoria storica, rispetto delle istituzioni e valori democratici.

Per le istituzioni regionali, infatti, la tutela del ricordo delle vittime del terrorismo rappresenta un elemento fondamentale della coscienza civile collettiva.

Nessuna tolleranza verso richiami agli anni del terrorismo

Nel comunicato figura inoltre una posizione particolarmente severa nei confronti di qualsiasi gesto che possa evocare o legittimare la stagione della violenza politica.

"Questi comportamenti vanno condannati senza alcuna remora - hanno aggiunto la presidente e gli assessori - perché non ci deve essere spazio per atti vandalici infami e volo che offendono i nostri valori e richiamano gli anni bui del terrorismo".

Un passaggio che assume una valenza istituzionale precisa e che riafferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sul valore della memoria storica, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni che non hanno vissuto direttamente quella stagione.

La vicinanza alla famiglia Petri

La nota della Regione si conclude con un messaggio rivolto ai familiari del sovrintendente"Esprimiamo vicinanza e affetto alla moglie Alma, al figlio e a tutti i familiari che sono stati costretti a rivivere una sofferenza indicibile".

Un pensiero che riporta al centro la dimensione umana della vicenda e il peso che episodi di questo genere continuano ad avere su chi, da oltre vent'anni, custodisce il ricordo di una perdita diventata simbolo di servizio allo Stato.

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Francesco Mastrodicasa
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