29 Aug, 2026 - 12:10

Scontro sui rifiuti a Terni, Orsini: "Basta con la chimera del rifiuto zero". L'allarme di Batini: "Sull'Ast usano il metodo Taranto"

Scontro sui rifiuti a Terni, Orsini: "Basta con la chimera del rifiuto zero". L'allarme di Batini: "Sull'Ast usano il metodo Taranto"

A Terni il confronto sulla gestione del ciclo dei rifiuti si è trasformato in uno scontro politico e istituzionale a tutto campo. Al centro della contesa c’è la proposta di legge presentata dall’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca (Movimento 5 Stelle), improntata alla riduzione alla fonte, al recupero di materia tramite l’economia circolare e al progressivo superamento del ricorso alle discariche, con il traguardo di dimezzarne i conferimenti entro il 2030 per scendere al 10% entro il 2035, trainati dall’80% di raccolta differenziata e dal 66% di riciclo effettivo.

Una visione che si scontra però con le scelte amministrative sul territorio: la Provincia di Terni, il Comune di Terni e il Comune di Orvieto hanno ribadito la netta contrarietà all’ampliamento della discarica orvietana, mentre prende corpo l’ipotesi di destinare all’inceneritore Acea circa 30 mila tonnellate di indifferenziato urbano prodotto in città. In questa faglia si innestano le dure accuse delle opposizioni: il consigliere Valdimiro Orsini boccia la strategia regionale definendola un’illusione e rilancia la termovalorizzazione come tassello di chiusura del ciclo, mentre Claudio Batini paventa pesanti contraccolpi occupazionali per l'acciaieria cittadina. Sullo sfondo, il dibattito si carica di ulteriore tensione personale con l'intervento di Luca Simonetti a difesa del medico e candidato sindaco Claudio Fiorelli dopo gli attacchi del sindaco Stefano Bandecchi.

La strategia regionale verso il 2035 tra massimi obiettivi di riciclo e il nodo irrisolto degli impianti di smaltimento

L’architettura tracciata dalla Regione punta a ridisegnare gli equilibri ambientali dell’Umbria attraverso parametri stringenti, allineati ai target comunitari più rigorosi. La rotta indicata da Thomas De Luca fa perno sulla progressiva dismissione del modello basato sullo smaltimento a terra, imponendo una contrazione drastica dei volumi destinati all'abbancamento: dimezzare i flussi entro il 2030 fino a confinare la discarica a un ruolo marginale del 10% entro il 2035. La sostenibilità del modello poggia interamente sulla capacità del sistema umbro di raggiungere l'80% di raccolta differenziata e il 66% di riciclo reale entro il decennio.

La traduzione pratica di questi obiettivi, tuttavia, deve fare i conti con la complessa geografia impiantistica della provincia ternana. Gli enti locali (con in testa la Provincia di Terni e le amministrazioni comunali di Terni e Orvieto) mantengono una linea di rigida opposizione verso qualsiasi ipotesi di ampliamento del polo di smaltimento orvietano. Al contempo, per gestire le eccedenze e scongiurare blocchi operativi, sul tavolo degli amministratori locali si valuta concretamente la possibilità di conferire circa 30 mila tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato nell’impianto di incenerimento Acea presente sul territorio. Anche perché il piano prevede comu que di bruciare CSS (Combustibile solido secondario) nei cementifici regionali.

È proprio su questo crinale, sospeso tra la chiusura delle discariche e la reale autosufficienza impiantistica dell'ambito territoriale, che si concentrano le perplessità degli osservatori economici e delle forze politiche alternative alla maggioranza regionale.

L’affondo di Valdimiro Orsini contro la chimera del rifiuto zero e la necessità di chiudere il ciclo integrato

A contestare l’impianto teorico della Giunta regionale è in prima fila il consigliere comunale di opposizione Valdimiro Orsini (Lista Terni Masselli Sindaco), il quale denuncia i rischi di una pianificazione priva di sbocchi industriali definiti. Secondo l'esponente civico, escludere a priori gli impianti di recupero energetico espone l'Umbria a vulnerabilità ambientali ed economiche destinate a ricadere direttamente sulle bollette dei contribuenti. “La gestione del ciclo dei rifiuti in Umbria attraversa una fase cruciale. Scelte dettate da impostazioni politiche e ideologiche rischiano di compromettere la sostenibilità ambientale ed economica del territorio. La linea tracciata dal Campo Largo - Patto Avanti, che governa la Regione Umbria, e rappresentata dalle posizioni dell'assessore regionale all'Ambiente Thomas De Luca, sembra orientare la pianificazione verso una strategia basata esclusivamente sulla prevenzione, sull'incremento della raccolta differenziata e sul rifiuto dell'incenerimento”, evidenzia Valdimiro Orsini.

Nel dettaglio, il consigliere rimarca l'impossibilità tecnica di azzerare la frazione residua non recuperabile: “Anche raggiungendo livelli di eccellenza nella raccolta differenziata, superiori all'80%, continuerebbero a esistere una quota di rifiuto urbano residuo (Rur) non riciclabile e una quantità fisiologica di scarti derivanti dai processi di selezione e riciclo. Negare l'esistenza di questa componente residua significa non tenere conto della realtà industriale della gestione dei materiali e dei limiti tecnici ed economici degli attuali processi di riciclo”.

La conseguenza diretta di tale impostazione, avverte Orsini, rischia di perpetuare l'uso delle discariche o di costringere la Regione a costosi trasferimenti fuori dai confini umbri: “Rinunciare alla termovalorizzazione senza disporre di adeguati impianti di recupero energetico lascia, di fatto, due sole alternative: continuare a utilizzare e ampliare le discariche regionali oppure esportare i rifiuti fuori dall'Umbria. La termovalorizzazione non è in contrapposizione con la prevenzione, la raccolta differenziata e il riciclo. Al contrario, può rappresentare il completamento di un sistema integrato nel quale si riduce la produzione dei rifiuti, si recuperano i materiali riciclabili e si destina al recupero energetico esclusivamente la quota residua che non può essere ulteriormente valorizzata”.

L’allarme di Claudio Batini (Cal): il rischio del metodo Taranto per l'Ast e l'appello urgente ai sindacati

Sul versante delle ricadute economico-produttive si colloca la presa di posizione di Claudio Batini, consigliere del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL) dell'Umbria e rappresentante del Comune di Terni. Batini sposta il focus sulle conseguenze dirette che il combinato disposto di rincari tariffari ed energetici potrebbe produrre sul comparto siderurgico di Acciai Speciali Terni (AST) e sull'indotto locale, evocando il rischio di un declino irreversibile per il polo industriale. “La combinazione tra la contrapposizione ideologica tra salute e lavoro e le pesanti stangate su energia e tariffe rifiuti rischia di produrre un solo effetto concreto: desertificare il tessuto industriale ternano e spingere l'AST verso il baratro della chiusura definitiva”, attacca Claudio Batini.

Il consigliere del Cal punta il dito contro l'impostazione politica regionale, richiamando scenari già visti in altre aree industriali del Paese: “I provvedimenti su piano energetico e rifiuti certificano la totale miopia politica del Movimento 5 Stelle e della sinistra regionale, che stanno riproponendo a Terni lo stesso identico copione già sperimentato a Taranto: soffocare l'attività industriale con l'ideologia per poi strangolare l'acciaieria e l'intero indotto quadruplicando i costi di smaltimento e tassando ogni processo produttivo. Nella seduta del CAL sono stato il primo a lanciare l'allarme sui numeri reali e sulle conseguenze economiche della manovra”.

Da qui l'appello diretto alle parti sociali per fare argine contro quelle che definisce derive dannose per il territorio: “Mentre la narrazione ufficiale parla di ecologia da salotto, il risultato pratico sarà la fuga degli investimenti, l'esplosione delle bollette a carico dei cittadini e la messa a rischio di migliaia di posti di lavoro. Rivolgo un appello fermo e chiaro a tutte le forze sindacali: serve fare fronte comune immediatamente a difesa dei lavoratori, dell'occupazione e della vocazione produttiva del territorio prima che sia troppo tardi. Terni non si farà piegare dal falso ambientalismo: difenderemo le fabbriche e la nostra comunità con i fatti e senza arretrare di un millimetro”.

Lo scontro politico cittadino tra rispetto istituzionale e attacchi personali: la difesa di Claudio Fiorelli

Accanto alle divergenze di natura programmatoria e industriale, il clima politico a Terni registra un innalzamento dei toni anche sul piano del confronto personale. A intervenire pubblicamente è il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Luca Simonetti, che prende posizione a tutela del candidato sindaco del polo alternativo Claudio Fiorelli, medico ospedaliero sostenuto dallo stesso movimento pentastellato, finito nel mirino delle dichiarazioni del sindaco Stefano Bandecchi.“Bandecchi e l’incapacità di entrare nel merito delle questioni senza offendere qualcuno. Oggi il bersaglio è Claudio Fiorelli, candidato sindaco del polo alternativo sostenuto anche dal M5S, un medico di altissimo profilo, da sempre impegnato nella sanità pubblica, invitato a “darsi al giardinaggio””, sottolinea Luca Simonetti.

Nel suo affondo, l'esponente regionale pentastellato mette in relazione l'attacco personale con le contrapposte visioni in materia di servizi essenziali e sanità:“Forse un lapsus significativo da parte di chi sembra allergico alla sanità pubblica e che, nella doppia veste di sindaco e imprenditore, per Terni ha finora ipotizzato soprattutto una clinica privata. A Claudio va tutta la mia solidarietà. Le idee si possono contestare, anche duramente. Le persone e la loro professionalità meritano rispetto”.

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Federico Zacaglioni
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