La tregua è durata meno di ventiquattr’ore. Dopo il gelo calato ieri sulla sua adesione al gruppo consiliare di Forza Italia, Guido Verdecchia rompe gli indugi e sceglie la strada dello scontro frontale. Il consigliere del gruppo misto risponde a muso duro al capogruppo azzurro Francesco Maria Ferranti, che aveva messo in stand-by il suo ingresso ufficiale tra le fila berlusconiane a Palazzo Spada. “Faccio politica tra la gente, altri fanno i guardiani del gruppo”, è la stilettata con cui l’ex capogruppo di Alternativa Popolare rivendica la legittimità della propria investitura, arrivata direttamente dai vertici nazionali del partito. E ancora: “I baratti e le schizofrenie non mi appartengono”. Parole che segnano un punto di non ritorno nella già complessa geografia del centrodestra ternano.

Nel mirino di Verdecchia finisce senza giri di parole la condotta politica del capogruppo Ferranti, reo a suo dire di incarnare una concezione dell’impegno pubblico fondata sui personalismi e non sulla sostanza. La nota diffusa dall’ex esponente di Alternativa Popolare non si limita a rivendicare la bontà del proprio percorso di approdo in Forza Italia, ma si spinge in un attacco dettagliato, in cui ogni passaggio è calibrato per tentare smontare la credibilità politica dell’interlocutore.
Il riferimento più tagliente è all’incarico fiduciario in Provincia che Ferranti ricopre, ottenuto dallo stesso Stefano Bandecchi, il Sindaco verso il quale il capogruppo azzurro dichiara di esercitare un’opposizione rigorosa in Consiglio Comunale. Un doppio binario che per Verdecchia non è espressione di duttilità politica, ma il sintomo di una contraddizione insanabile.
“Parliamo di chi, pur di assecondare la propria fame di poltrone, ha scelto la comoda scorciatoia di un incarico fiduciario in Provincia, elargito da quello stesso Sindaco a cui, a giorni alterni, dice di fare opposizione in Comune”, scrive il consigliere del misto, aggiungendo che si tratta di “un esercizio di schizofrenia istituzionale che si commenta da solo”. Un passaggio che alza ulteriormente la temperatura dello scontro, trasformando la vicenda della composizione dei gruppi consiliari in un caso politico sulla coerenza dell’azione amministrativa.
Al di là delle accuse personali, la replica di Verdecchia prova a spostare il baricentro della discussione su un piano più alto, evocando la lezione del fondatore di Forza Italia. “La buona politica, quella liberale e del ‘fare’ che abbiamo ereditato dalla visione di Silvio Berlusconi, rifugge i personalismi esasperati e i livori di bottega per concentrarsi sulla costruzione del futuro”, si legge nella nota. È il tentativo di incardinare la propria posizione in una cornice valoriale riconoscibile per l’elettorato azzurro, rivendicando al contempo la piena legittimità del proprio mandato rappresentativo.
L’investitura in Forza Italia, sottolinea Verdecchia, non è oggetto di trattativa locale. “È un fatto politico sancito ai massimi livelli nazionali”, scandisce il consigliere, che non esita a marcare una distanza netta tra il proprio modo di intendere il ruolo pubblico e quello di chi, a suo dire, riduce la politica a un regolamento di condominio.
“La mia investitura è già operativa, perché la politica si fa tra la gente, non sgomitando per il posto a capotavola”, è la chiosa con cui l’ex capogruppo di Alternativa Popolare liquida le perplessità procedurali sollevate dal capogruppo azzurro. Resta da capire se e come i vertici regionali e nazionali del partito interverranno per ricomporre una frattura che, al momento, appare difficilmente sanabile senza lasciare sul campo scorie significative. La vera partita, fuori dalle mura del Palazzo, resta quella di una città che attende risposte su infrastrutture, sociale e sviluppo. Ma la sensazione è che, prima di tornare a parlare di Terni, a Palazzo Spada si dovrà consumare ancora qualche atto di questa resa dei conti.