08 Feb, 2026 - 13:00

Scettro dell'Imprenditorialità 2025: Norcia, Montefalco e Todi, il triplice volto dell’Umbria che fa impresa

Scettro dell'Imprenditorialità 2025: Norcia, Montefalco e Todi, il triplice volto dell’Umbria che fa impresa

C’è un’Umbria che non aspetta. Che misura il proprio futuro non in posti di lavoro cercati, ma in attività create. Un’Umbria fatta di piccoli e medi centri dove aprire una partita Iva non è un ripiego, ma spesso la prima scelta, una scommessa sul territorio in cui si vive. È la fotografia che emerge dallo “Scettro dell’Imprenditorialità” 2025, l’analisi che calcola la densità imprenditoriale, ovvero quante imprese attive ci sono ogni 100 abitanti. Un verdetto che smonta l’immagine di una regione immobile e disegna invece una mappa precisa di vitalità, con tre campioni inaspettati. Todi difende il trono tra i centri oltre i 10mila abitanti con 12 aziende ogni 100 residentiMontefalco conquista la vetta nella fascia 5mila-10mila con 13,3. Ma è Norcia, tra i comuni da 2mila a 5mila anime, a stupire con 15,1 imprese ogni 100 abitanti, risultando il comune umbro sopra i 2mila residenti con la maggiore densità imprenditoriale. Numeri che raccontano una vocazione diffusa, capace di resistere alle crisi e di ripartire persino dalle macerie.

La densità imprenditoriale: l’Umbria batte la media nazionale

Lo studio, che incrocia dati demografici e il registro delle imprese attive (quelle realmente operative, non solo iscritte) alla Camera di Commercio dell’Umbria al 31 dicembre 2025, restituisce un quadro solido. Su 90.231 imprese registrate in regione, quelle attive sono 77.777. È su questo nucleo che si misura la capacità di produrre economia. E l’Umbria, con 9,1 imprese ogni 100 abitanti, si conferma sopra la media italiana, ferma a 8,5. Un vantaggio non eclatante, ma strutturale, che contraddistingue il tessuto economico regionale.

“Il criterio è semplice ma potente”, spiegano gli analisti. “Misura la probabilità che un abitante di un dato comune decida di mettersi in proprio. Più il valore è alto, più in quel territorio fare impresa è considerato un percorso naturale, non un’eccezione”. Un filo rosso che unisce le colline del Sagrantino, le città d’arte e i borghi del cratere sismico, tracciando una geografia dell’iniziativa privata che spesso premia i centri di dimensioni medio-piccole.

Norcia e Montefalco: la resilienza e la qualità diventano sistema

È nella nuova graduatoria dedicata ai comuni tra 2mila e 5mila abitanti – introdotta per evitare le oscillazioni statistiche dei piccolissimi centri – che si registra il dato più significativo. Norcia, con i suoi 15,1 esercizi attivi ogni 100 abitanti, non è solo il primo della sua categoria. È il comune umbro sopra i 2mila residenti con la massima densità imprenditoriale. Un dato che parla di resilienza, di una comunità che ha reagito al terremoto del 2016 puntando sulla ricostruzione del proprio tessuto produttivo, fatto di norcineriaagriturismi, piccola ristorazione e commercio di qualità. Seguono Massa Martana (13,2) e Cascia (12,3).

Nella fascia immediatamente superiore, quella dei comuni tra 5mila e 10mila abitanti, avviene un sorpasso storico. Montefalco, patria del Sagrantino, con 13,3 imprese ogni 100 abitanti, spodesta Gualdo Cattaneo (12), che deteneva lo scettro ininterrottamente fino al 2014. “È la conferma di un distretto che ha saputo trasformare l’eccellenza vitivinicola in un sistema economico ampio”, commenta un osservatore. “Non solo cantine, ma enoteche, ristorazione, accoglienza, servizi al turismo esperienziale. La filiera del vino è diventata un moltiplicatore di imprenditorialità”. Il divario con gli ultimi in classifica, come Passignano sul Trasimeno (7,8), supera il 70%.

Todi regna tra i grandi Comuni, Perugia e Terni a sorpresa vicine

Tra i 19 comuni con più di 10mila abitanti, Todi consolida la leadership con 12 aziende attive ogni 100 residenti, un dato che la pone davanti a Castiglione del Lago (10,4) e ad Assisi e Orvieto (entrambe 10,1). La classifica vede poi Bastia UmbraGubbio e Città di Castello. In coda, San Giustino (6,9)Amelia (7,9) e Magione (8,0).

La distanza tra il primo e l’ultimo è abissale: a Todi la propensione a fare impresa è del 73,9% più alta che a San Giustino. Ma l’altro dato che colpisce riguarda i due capoluoghi di provincia. Perugia, con 8,6 imprese ogni 100 abitanti (13° posto), ha una vocazione imprenditoriale solo del 4,9% superiore a Terni (8,2). Un divario minimo, che ridimensiona molti luoghi comuni e suggerisce come la dimensione urbana non sia automaticamente sinonimo di maggiore iniziativa individuale.

La mappa dello “Scettro dell’Imprenditorialità 2025” racconta dunque un’Umbria plurale, dove la voglia di mettersi in proprio resiste e a volte esplode proprio lì dove le sfide sono state più dure. È l’eredità di un modello di sviluppo radicato, che nei numeri di NorciaMontefalco e Todi trova la sua espressione più vivida e promettente.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE