Un pomeriggio denso di significato, identità e orgoglio eugubino quello vissuto ieri nella Sala degli Stemmi di Palazzo Pretorio, dove sono stati presentati ufficialmente i nuovi costumi dei musici, tamburini e chiarine del Gruppo Sbandieratori di Gubbio. Un restyling atteso, frutto di un lungo lavoro di studio e progettazione, che ha saputo coniugare innovazione sartoriale e rispetto profondo della tradizione.
A fare gli onori di casa il presidente del gruppo, Matteo Menichetti, che ha aperto la cerimonia ringraziando istituzioni, sostenitori e componenti del Gruppo. “Grazie per essere qui in questa occasione così speciale per noi sbandieratori – ha esordito – grazie alle autorità presenti, al sindaco per la disponibilità, alla Fondazione Perugia per il continuo sostegno e a tutti i membri del gruppo per serietà, professionalità, passione e sacrifici”.

Il presidente ha spiegato come il lavoro sui nuovi costumi sia stato guidato da un criterio fondamentale: non perdere l’identità estetica storica del gruppo. “Abbiamo voluto mantenere un’estetica riconoscibile che ci accompagna da circa 60 anni – ha sottolineato – grazie al lavoro di figure come Giuseppe Sebastiani, Stefano Cannelli e oggi Daniele Gelsi”.
Un’esigenza nata anche dalla constatazione dell’usura dei vecchi abiti: “Con il tempo i costumi si deteriorano, ed era necessario un intervento che rinnovasse senza snaturare”. Da qui il lavoro di restyling, che ha puntato su nuovi volumi, maggiore ricchezza visiva e materiali di qualità, mantenendo però intatta la linea storica.
Parole di grande apprezzamento sono arrivate dal sindaco Vittorio Fiorucci, che ha voluto sottolineare il valore simbolico e culturale degli Sbandieratori. “Non vi portate dietro solo le bandiere – ha detto – vi portate dietro l’immagine del nostro paese, le nostre radici più profonde. Siete ambasciatori di ciò che Gubbio ha di più pregiato”.

Fiorucci ha ricordato come il gruppo abbia portato Gubbio in alcune delle tappe più importanti del mondo, veicolando messaggi di pace e cultura. “Da Gubbio partono messaggi di pace, e voi li rendete visibili con professionalità e maestria”. Un ringraziamento anche allo stilista Gelsi e alla Fondazione Perugia per il sostegno costante. “L’amministrazione comunale c’è – ha concluso – l’impegno che mettete è grande e lo riconosciamo”.
A portare il saluto della Fondazione Perugia è stato Massimo Panfili, che ha ribadito la vicinanza dell’ente a realtà come gli Sbandieratori. “Lo spirito della Fondazione è sostenere iniziative valide e importanti per il territorio – ha affermato – e questa è senza dubbio una di quelle”.
Panfili ha anche condiviso un ricordo personale legato al professor Giuseppe Sebastiani e al gruppo sbandieratori, sottolineando come molti giovani eugubini abbiano potuto vivere esperienze internazionali straordinarie grazie a questa realtà. “Portano Gubbio nel mondo – ha detto – e per questo Fondazione Perugia sarà sempre presente”.

Il cuore tecnico e creativo dell’operazione è stato illustrato dallo stilista Daniele Gelsi, che ha spiegato nel dettaglio la filosofia e le difficoltà del progetto. “La paura era perdere l’identità estetica – ha raccontato – io sono per il cambiamento, ma ho rispettato questa esigenza”.
Gelsi ha parlato di un lavoro basato sullo studio del taglio quattrocentesco, sull’adeguamento delle forme e sulla ricerca dei materiali. “Oggi è molto più difficile reperire tessuti con motivi storici – ha spiegato – alcuni li abbiamo dovuti far realizzare appositamente a Prato”.
Tra le scelte principali:
volumi più ampi per migliorare vestibilità e impatto scenico,
maniche più larghe,
decorazioni pensate per catturare la luce,
velluti e panni di lana di alta qualità per garantire durata nel tempo.
“Ho allargato le forme anche per una questione pratica – ha aggiunto – in un gruppo dove le persone cambiano, la vestibilità deve adattarsi”. E sulla resa finale: “Sono molto soddisfatto, credo che l’immagine complessiva sia più bella e più forte di prima”.

Nel finale, Menichetti ha voluto ribadire il ruolo centrale dei musici. “Li chiamiamo musici, ma sono sbandieratori a tutti gli effetti – ha precisato – dalla prima chiarina all’ultimo tamburo”. Il restyling, ha detto, non è solo estetica ma investimento sulle generazioni future. “Arricchisce il patrimonio del gruppo e alimenta l’entusiasmo dei giovani”.
L’appuntamento è già fissato: “Li vedremo per la prima volta domenica prossima a San Francesco”, ha annunciato, con l’auspicio di rivederli presto anche in altre parti del mondo, oltre che nella nostra città.
La presentazione dei nuovi costumi non è stata solo un evento formale, ma un momento di consapevolezza collettiva. Tradizione, identità, artigianalità e orgoglio eugubino si sono intrecciati in una cerimonia che ha restituito il senso profondo del gruppo sbandieratori: custodi della memoria e interpreti contemporanei della storia di Gubbio.

Con questi nuovi costumi, i musici e i tamburini non indossano solo abiti rinnovati, ma una tradizione che continua a camminare, a suonare e a farsi vedere nel mondo.