I dati ufficiali della Direzione Salute della Regione Umbria, rimasti per mesi al centro del dibattito tecnico e ora emersi formalmente, aprono una faglia profonda nel bilancio politico della Giunta guidata da Proietti. Non si tratta di semplici stime, ma della contabilità analitica dei "viaggi della speranza" e dell'attrattività degli ospedali del territorio, che fotografa una netta inversione di tendenza rispetto al recente passato. La pubblicazione dei documenti ha immediatamente innescato un durissimo scontro istituzionale, con i consiglieri regionali di opposizione che attaccano frontalmente l'esecutivo, denunciando un peggioramento netto nel 2025 rispetto all’anno precedente. La sanità umbra, storicamente considerata un modello di tenuta, mostra oggi i segni di una preoccupante ritirata sul fronte della competitività interregionale: il saldo negativo è passato da meno 37,5 a meno 40,7 milioni di euro, evidenziando un aumento costante della mobilità passiva a fronte di un calo sensibile di quella attiva. In termini concreti, la regione spende sempre di più per curare i propri cittadini fuori dai confini locali, mentre diminuisce la quota di pazienti extra-regionali che scelgono le strutture umbre per farsi assistere.
I numeri contenuti nei report ufficiali non lasciano spazio a interpretazioni sfumate e offrono la misura quantitativa di una crisi strutturale. I consiglieri di opposizione Donatella Tesei ed Enrico Melasecche (Lega), Andrea Romizi e Laura Pernazza (Forza Italia), Nilo Arcudi (Todi Civica-Umbria Civica), Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei e Paola Agabiti (Fratelli d'Italia) hanno messo nero su bianco l'analisi dei flussi finanziari, evidenziando come la forbice del disavanzo si stia allargando in modo repentino.
“Secondo la documentazione trasmessa dalla stessa Regione – evidenziano i consiglieri di opposizione – il saldo della mobilità sanitaria è passato da -37,5 milioni di euro nel 2024 a -40,7 milioni di euro nel 2025, con un peggioramento di oltre 3,2 milioni di euro. Nello stesso periodo la mobilità passiva, cioè le risorse che l’Umbria versa ad altre regioni per le prestazioni sanitarie erogate ai propri cittadini, è aumentata da 86,3 milioni a 90,1 milioni di euro. Parallelamente, la mobilità attiva, ovvero le risorse derivanti dai cittadini di altre regioni che scelgono di curarsi in Umbria, è diminuita da 57,5 milioni di euro nel 2024 a 56,3 milioni di euro nel 2025. Numeri che raccontano una realtà sempre più preoccupante, con risorse che escono dall’Umbria per finanziare cure e prestazioni sanitarie erogate altrove ai cittadini umbri”.
L'incremento della mobilità passiva, che tocca la soglia critica dei 90,1 milioni di euro, rappresenta un drenaggio di risorse che incide direttamente sulla capacità di reinvestimento della sanità locale, esasperando i nodi mai sciolti delle liste d'attesa e della carenza di personale nei reparti chiave.
Il dibattito, tuttavia, abbandona rapidamente l'alveo dei bilanci tecnici per trasformarsi in un severo atto d'accusa politico. Le forze di centrodestra, oggi all'opposizione in Consiglio regionale, leggono in questi dati la smentita formale delle promesse programmatiche avanzate dalla coalizione di sinistra. La tesi sostenuta dalle minoranze è che il sistema sanitario regionale stia progressivamente perdendo la sua storica forza attrattiva, un tempo vanto dell'Umbria nel panorama nazionale.
“Durante la campagna elettorale – proseguono i rappresentanti delle opposizioni – la sinistra ha costruito una narrazione fatta di menzogne e propaganda sulla sanità umbra, arrivando a trasformare gli ospedali in palcoscenici elettorali, senza alcun respeito per i cittadini che lì stavano combattendo una battaglia per la propria salute o per quella di un familiare, e che sono stati costretti ad assistere all’ennesima sceneggiata elettorale della sinistra. Oggi, però, a parlare non sono più gli slogan. A un anno e mezzo dall’insediamento della Giunta Proietti, i dati sulla mobilità sanitaria certificano il fallimento della sinistra. Aumentano i cittadini umbri costretti a rivolgersi ad altre regioni per visite, esami, interventi e percorsi di cura, mentre diminuiscono i pazienti che che scelgono l’Umbria per curarsi. È il segnale evidente di una sanità che perde attrattività e competitività, con risorse che continuano a uscire dalla regione invece di essere investite per rafforzare i servizi e ridurre le liste d’attesa”.
Il decremento della mobilità attiva a 56,3 milioni di euro rappresenta l'anello debole della catena: la contrazione dei pazienti provenienti da fuori regione certifica, secondo i firmatari della nota, un calo di fiducia verso le eccellenze cliniche dell'Umbria.