La sanità umbra torna a infiammare il dibattito politico regionale, trasformandosi nel terreno di uno scontro frontale che mette a nudo le prime profonde crepe tra la nuova maggioranza e le forze di minoranza. Al centro della contesa ci sono i risultati mancati sulle liste d’attesa e i nodi irrisolti di un piano assunzioni che, secondo il centrodestra, si sta rivelando una promessa tradita nei numeri e nei fatti. La miccia è stata accesa dai dati reali sui contratti stipulati, bruscamente distanti dagli annunci elettorali, mentre sul territorio si moltiplicano i gridi d'allarme dalle strutture d'emergenza e dai presidi locali. In questo clima di forte tensione, la sinistra risponde cercando di serrare i ranghi: il Partito Democratico ha già convocato un vertice a Terni per ridefinire le priorità strategiche, mentre sullo sfondo riemerge l'ombra della riforma sull’accorpamento delle Asl. Un riassetto istituzionale che spacca trasversalmente gli schieramenti e solleva duri interrogativi sulla reale efficacia dei servizi destinati ai cittadini umbri.
L’offensiva politico-giornalistica è partita con una nota congiunta firmata dai gruppi regionali di opposizione (Lega, Forza Italia, Tesei-Patto civico Umbria e Fratelli d’Italia). I consiglieri regionali Donatella Tesei ed Enrico Melasecche per la Lega, Andrea Romizi e Laura Pernazza per Forza Italia, Nilo Arcudi per Patto Civico, insieme a Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei e Paola Agabiti di Fratelli d’Italia, hanno messo sotto la lente i dati del personale. “In base agli standard fissati da Agenas - denunciano gli esponenti della minoranza - per garantire il pieno funzionamento delle 22 Case di Comunità umbre sarebbe necessario un ulteriore rafforzamento degli organici, con un fabbisogno indicato in 27 medici e 84 infermieri”. La critica si concentra sullo scarto tra la propaganda e la realtà dei reparti. “La sinistra aveva annunciato 711 assunzioni, ma quelle effettivamente entrate in servizio al maggio scorso erano appena 398”. Secondo l'opposizione, oltre trecento professionisti mancano all'appello, lasciando scoperte le linee essenziali dell'assistenza territoriale proprio mentre le liste d’attesa rimangono bloccate nonostante le promesse di un azzeramento rapido.
La mappa delle criticità evidenziata dal centrodestra tocca punti nevralgici della rete ospedaliera regionale, a partire dal pronto soccorso dell'ospedale di Branca. Qui le sigle sindacali hanno denunciato una pesante carenza di infermieri e operatori socio-sanitari, una situazione paradossale a fronte dell'ampliamento strutturale dei locali e della riattivazione dell'Osservazione Breve Intensiva. L'opposizione accusa la presidente Stefania Proietti di vivere di rendita sulla passata legislatura, inaugurando opere già programmate, come accaduto a Città di Castello per il Polo oncologico. “Una Casa di Comunità senza medici e infermieri rischia di essere soltanto una scatola vuota - incalzano i consiglieri di minoranza - così come un Pronto Soccorso non può garantire standard adeguati se continua a operare con organici insufficienti”. L'attacco si sposta poi sul piano politico, evidenziando come i richiami a passare dagli slogan ai fatti concreti stiano arrivando anche dall’interno dello stesso centrosinistra, segno di un malumore che inizia a estendersi oltre i confini dell'opposizione consiliare.

Di fronte alle crescenti pressioni della minoranza, il Partito Democratico sceglie la via del confronto pubblico e lancia una mobilitazione sul territorio. Per domani, mercoledì 10 giugno, alle ore 11.30, i vertici dem hanno infatti convocato una conferenza stampa nella sede del Pd di Terni in via Mazzini. All’incontro con i giornalisti per fare il punto sulle priorità sanitarie parteciperanno i segretari Carlo Emanuele Trappolino e Leopoldo Di Girolamo. A stretto giro, sull'infuocato dibattito si innesta la presa di posizione ufficiale del capogruppo comunale del Pd Spinelli, che smorza i toni allarmistici sollevati dalle opposizioni riguardo a possibili penalizzazioni per l'area ternana. “Al momento non c'è alcun piano sanitario che penalizzi Terni”, ha tagliato corto l'esponente dem, respingendo fermamente le accuse lanciate dal centrodestra e difendendo la linea programmatica della coalizione sul fronte dei servizi territoriali.
Il consigliere Spinelli ha poi voluto chiarire la posizione del partito di fronte alle paventate riforme della rete ospedaliera, assicurando la massima vigilanza ma stigmatizzando le modalità di protesta dei partiti di minoranza. “Qualora dovesse esserci questa eventualità il Pd di Terni esprimerà la propria contrarietà in qualunque sede, consapevole del proprio ruolo e della propria rappresentatività”, ha rimarcato la nota diffusa, chiudendo la porta a speculazioni politiche. Il giudizio del rappresentante democratico sulle ultime iniziative della destra è netto e privo di mediazioni: “Lasciamo ad altri manifestazioni folkloristiche e prive di ogni contenuto amministrativo e politico”. Per l'esponente del Pd, la mobilitazione di piazza promossa dalle opposizioni rappresenta una “fiaccolata veramente a fari spenti”, incapace di offrire soluzioni reali ai bisogni dei cittadini ma utile solo a sollevare polveroni propagandistici.
A complicare lo scenario si inserisce la discussione sul possibile accorpamento delle Asl in un'unica azienda sanitaria regionale, un progetto che accende il dibattito anche all'interno dell'alveo progressista. Sulla questione interviene con fermezza l’avvocato Alessandro Gentiletti, ex consigliere comunale di centrosinistra con Senso Civico e attuale presidente di Terni Valley, che rifiuta la logica degli schieramenti precostituiti. “Ho sempre ritenuto che Terni, la mia città, sia stata e sia penalizzata dalla Regione, senza distinzione di colore politico – dichiara il legale – non sono un difensore d'ufficio né organico al centrosinistra regionale”. Gentiletti analizza con realismo l’impatto del provvedimento sui cittadini, definendo la contesa istituzionale come un argomento distaccato dai bisogni quotidiani dei malati. “Sull’accorpamento delle Asl penso che servirebbe meno demagogia, meno populismo e opportunismo. Le battaglie prioritarie for la città sono altre. Accorpare le Asl non incide in alcun modo in termini di servizi, riguardando soltanto i livelli dirigenziali”.
La vera svolta strutturale, secondo il presidente di Terni Valley, non passa dunque per la ridefinizione dei confini burocratici, ma per una drastica e netta separazione tra la gestione della sanità e la politica. L'avvocato Alessandro Gentiletti individua il nucleo del problema nella governance delle strutture: “Sono convinto che la sanità dovrebbe essere autonoma. Le nomine non dovrebbe farle la politica, né a livello locale né regionale. Questa è la vera riforma che servirebbe”. L'analisi si chiude in perfetta consonanza con le ultime critiche sollevate dal centrosinistra, censurando le modalità di protesta del centrodestra. “Quella di oggi mi pare essenzialmente una lotta di potere, tutta interna alla partitocrazia, che non affronta il problema centrale: liberare la sanità dalla politica. Scomodare addirittura le fiaccolate, come fa il centrodestra, è nel migliore dei casi puro folclore”. Parole che tentano di ricondurre il confronto a una dimensione puramente tecnica e di merito.