22 May, 2026 - 15:45

Sanità Umbria, la maggioranza boccia la mozione anti-accorpamento delle Asl. Proietti: Opposizione all’attacco: “Terni colpita ancora”

Sanità Umbria, la maggioranza boccia la mozione anti-accorpamento delle Asl. Proietti: Opposizione all’attacco: “Terni colpita ancora”

L’Assemblea legislativa ha respinto la mozione con cui Enrico Melasecche (Lega), Laura Pernazza (Forza Italia) ed Eleonora Pace (Fratelli d’Italia) chiedevano di blindare l’autonomia delle due Aziende sanitarie locali e delle due Aziende ospedaliere di Perugia e Terni, escludendo per statuto qualsiasi ipotesi di accorpamento o di trasferimento di funzioni strategiche. Sei i sì, tutti dai banchi della minoranza.

Il messaggio politico che esce da Palazzo Cesaroni è nitido: la maggioranza di centrosinistra non intende legarsi le mani prima di aver completato la stesura del nuovo Piano sanitario regionale, fermo da diciassette anni. Ma per i proponenti, e per una porzione consistente dell’Umbria meridionale, quella andata in scena ieri è stata molto più di una semplice bocciatura procedurale.

“Un atto sofferto”: le ragioni di chi difende l’autonomia di Terni

Illustrando il documento, Melasecche (Lega) non ha nascosto la tensione che ha accompagnato la stesura del testo. “Questo è un atto sofferto”, ha esordito, spiegando di aver accelerato la presentazione della mozione non appena si erano diffuse indiscrezioni su una volontà della presidente Stefania Proietti di azzerare le direzioni generali di Asl Umbria 1 e Umbria 2. Voci che la stessa Proietti, in una recente intervista, non aveva voluto né confermare né smentire. 

“Ha confermato tutti i dubbi che avevamo”, ha attaccato il consigliere leghista. La mozione chiedeva alla Giunta un impegno formale a mantenere distinte le due Usl, a garantire la permanenza della sede legale di Umbria 2 a Terni, a scongiurare accorpamenti tra le aziende ospedaliere e a escludere trasferimenti di uffici decisionali verso altri territori. Un punto, quest’ultimo, su cui Melasecche ha calcato la mano, ricordando il mancato progetto dello stadio-clinica e il percorso rallentato per il nuovo ospedale pubblico di Terni“Nella storia del regionalismo umbro - ha scandito - il territorio di Terni ha già subito una progressiva riduzione di funzioni, investimenti e centralità decisionale”.

Sulla stessa linea Eleonora Pace (FDI), che ha definito quella in atto da decenni “la politica del carciofo”, riprendendo le polemiche già emerse nel 2012 sull’accentramento della Asl a Foligno. 

“Parliamo di sanità del territorio, di vicinanza, e poi facciamo la fusione delle due Asl nel momento in cui diciamo ai cittadini che devono pagare. Voi pagate le tasse e noi vi tagliamo servizi”, ha attaccato rivolta ai banchi della maggioranza.

Il momento più crudo del suo intervento è stato un appello diretto ai consiglieri ternani del centrosinistra: “Come fate a uscire da qui sapendo che vi siete espressi in maniera contraria alla nostra mozione? I ternani non si facciano strumentalizzare, ve lo chiedo da rappresentante del territorio. Auspico uno scatto di dignità”. Parole destinate a cadere nel vuoto, vista la compattezza della maggioranza.

La linea della Giunta: “Nessuno strappo, si decide tutto nel Piano sanitario”

Dall’altro lato dell’emiciclo, la risposta è stata un muro di no, motivato con un richiamo costante al metodo. Cristian Betti (Pd) ha invitato la minoranza a spostare la discussione nella sede che la maggioranza ritiene propria: quella del Piano socio-sanitario.

“Non possiamo essere d’accordo con questa mozione. La presidente Proietti ha dato un input specifico ai direttori per razionalizzare la spesa. Il Consiglio avrà un ruolo, ma non si possono estrapolare indiscrezioni e portarle in Aula senza un’analisi di contesto”. Un concetto ribadito con forza anche da Fabrizio Ricci (Avs), che ha parlato di “strumentalità politica”, accusando i tre firmatari - tutti residenti in provincia di Terni - di alimentare una “logica di contrapposizione e di campanili”“Siamo consiglieri regionali, non provinciali”, ha concluso, ricordando gli investimenti della Giunta in edilizia residenziale pubblica proprio nel Ternano.

L’assessore Francesco De Rebotti ha scelto la strada della prudenza tecnica. “Sono abituato a parlare a fronte di decisioni che mi vengono sottoposte. Oggi non siamo nelle condizioni di avere una proposta di piano socio sanitario. La mia preoccupazione è che il piano espliciti quello che metteremo a disposizione dei cittadini. Questo dibattito è stato innestato artificiosamente e non ci fa bene”.

A chiudere il cerchio, con un intervento che ha mescolato strategia e promesse di metodo, è stata la presidente Stefania Proietti. Il no alla mozione, ha spiegato, “è per il metodo, non per i contenuti. Un piano sanitario non si fa a colpi di mozioni spezzettate come in passato. Serve una pianificazione seria”. Proietti ha rivendicato il lavoro su una bozza di riforma che punti a una sanità pubblica, multicentrica e territoriale, capace di superare “l’egemonia di una o due grandi città”.

Ma quando si è trattato di offrire rassicurazioni esplicite a Terni, il discorso si è fatto volutamente sospeso: “Questo non significa che io adesso vi confermo o vi smentisco niente. Non lo faccio perché stiamo facendo una bozza che possa andare a una discussione. La Giunta avrà la responsabilità di preadottare un documento che andrà nelle giuste sedi”.

Lo scontro dopo il voto e l'attacco del centrodestra: "Terni ancora dimenticata"

Un’apertura di credito che per l’opposizione è già una sentenza. In una nota congiunta diffusa a poche ore dal voto, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Tp-Uc hanno parlato di “certificazione nero su bianco di un disegno politico di accentramento che penalizza l’Umbria del sud”. La nota elenca un rosario di accuse - dal ricorso al Tar sullo stadio-clinica al definanziamento del nuovo ospedale - e punta il dito contro i consiglieri ternani di maggioranza, rei di aver “preferito piegarsi alle logiche di partito”“Una scelta che i cittadini ternani difficilmente dimenticheranno”, è la chiosa delle opposizioni, che parlano di una sinistra che “considera Terni marginale e sacrificabile”.

Nel frattempo, la bozza del Piano sanitario resta un oggetto misterioso, atteso come il vero spartiacque di una legislatura che sulla sanità si gioca gran parte della sua credibilità. L’unica certezza, al momento, è che il voto di ieri non ha affatto spento i fuochi di una disputa antica, in cui il confine tra efficienza amministrativa e presidio identitario diventa ogni giorno più sottile.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE