Nel Patto Avanti di Terni la spaccatura sulla sanità è già esplosa, prima ancora di arrivare a una bozza di piano socio-sanitario. L’alleanza larga di centrosinistra si inceppa sul nodo più delicato: il futuro del nuovo ospedale e il riassetto delle aziende sanitarie locali. Il Movimento 5 Stelle mette un paletto e lo definisce irrinunciabile: il nuovo ospedale di Terni non si tocca e deve avere almeno 600 posti letto, senza scendere sotto la soglia originaria stimata dalla Regione. Per i pentastellati la città deve restare l'hub sanitario di un’area vasta, dall’Orvietano allo Spoletino fino al Reatino. Il Pd provinciale e comunale sposa invece la linea del “Next generation hospital” da 450 posti letto a Terni, da leggere insieme ai circa 150 del nuovo ospedale di Narni-Amelia, in una logica di rete e di integrazione. Nel partito, però, c’è chi va oltre: i segretari dei circoli cittadini scrivono ai vertici regionali e nazionali per chiedere un no secco all’accorpamento delle Asl e alle decisioni calate dall’alto. Sulla carta è la stessa coalizione. Nei fatti è già un fronte diviso.
Il posizionamento del Movimento 5 Stelle sul riassetto ospedaliero della conca ternana non ammette mediazioni al ribasso. Gli esponenti politici del Movimento individuano nel mantenimento della capacità ricettiva originaria l'unico argine al declino assistenziale del territorio. Il consigliere comunale Claudio Fiorelli, insieme al coordinatore provinciale Daniele Pica e al gruppo territoriale M5S Terni, ha formalizzato una netta opposizione alle ipotesi di ridimensionamento circolate nelle ultime ore.
“Pensare di progettare e costruire una nuova struttura ospedaliera a Terni prevedendo un numero di posti letto inferiore agli attuali, o comunque al di sotto dei 600 posti originariamente stimati, è un errore strategico che non possiamo permetterci. Per il Movimento 5 Stelle, la tutela e il potenziamento dell'ospedale di Terni rappresentano una linea politica e programmatica irrinunciabile”, dichiarano congiuntamente i rappresentanti pentastellati.
La tesi dei Cinque Stelle si fonda sulle specificità geografiche e demografiche dell'Umbria meridionale. L'azienda ospedaliera di Terni opera come un DEA di secondo livello, un presidio di alta specializzazione che si trova a gestire un bacino d’utenza privo di strutture intermedie capaci di fare da filtro. La pressione sul pronto soccorso e sui reparti non proviene solo dalla conca ternana, ma si estende stabilmente all'Orvietano e allo Spoletino. A questo quadro si aggiunge il fenomeno della mobilità attiva proveniente dal Reatino: i pazienti del Lazio nord, distanti appena trenta chilometri, scelgono l'ospedale umbro per aggirare le criticità burocratiche delle proprie strutture regionali.
Sul versante democristiano e progressista del Partito Democratico, la visione strategica diverge in modo sostanziale, orientandosi verso una pianificazione diffusa sul territorio. I segretari del Pd provinciale e comunale, Carlo Emanuele Trappolino e Leopoldo Di Girolamo, difendono la bontà del progetto del “Next generation hospital” da 450 posti letto per la città di Terni. Questa cifra, nell'architettura programmatica dei vertici Dem, non rappresenta un taglio, ma va integrata con i 150 posti previsti per il nuovo stabilimento di Narni-Amelia, portando il computo complessivo della rete a quota 600. Un modo per tenere insieme le divisioni che non sono solo tra partito regionale e provinciale, ma anche interne alla stessa provincia ternana tra capoluogo e i potenti esponenti narnesi.
I vertici del Pd respingono le accusate sollevate dai movimenti civici e difendono l'operato della giunta regionale guidata dalla presidente Stefania Proietti, che ha inserito l'opera tra le priorità programmatiche dell'Umbria. “Il tono e gli argomenti usati nel corso della conferenza stampa di ieri dai rappresentanti del comitato per la difesa e il rilancio dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni ci lasciano profondamente sconcertati e sono assolutamente da respingere”, replicano duramente Trappolino e Di Girolamo.
Secondo il Partito Democratico, l'orizzonte progettuale deve conformarsi alle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità espresse dalla task force del Politecnico di Milano. Il nuovo modello ospedaliero deve basarsi su criteri di flessibilità strutturale, digitalizzazione avanzata tramite intelligenza artificiale, percorsi separati per il contrasto alle infezioni e stanze singole per la privacy. Una riqualificazione vecchio stile della struttura esistente del Santa Maria, secondo i dati tecnici citati dal Pd, richiederebbe costi superiori e tempi stimati in circa 14 anni.
Il punto di frizione più complesso tra le due forze politiche non riguarda soltanto il conteggio aritmetico dei posti letto, ma la filosofia di gestione delle strutture. Il Movimento 5 Stelle paventa il rischio di una paralisi operativa se l'hub centrale venisse privato di una quota rilevante di degenze prima ancora dell'inaugurazione del nuovo stabile. Per evitare il collasso dei reparti, la proposta pentastellata prevede una riforma radicale dei rapporti istituzionali tra l'azienda ospedaliera e la sanità territoriale.
“Il nuovo ospedale di Narni-Amelia diventa fondamentale e strategico proprio se concepito in affiancamento a quello di Terni, fungendo da vero e proprio 'filtro'. Per fare questo, la struttura narnese-amerina dovrebbe essere sottratta alla gestione diretta dell'Usl e integrata all'interno dell'azienda ospedaliera”, spiegano Fiorelli e Pica.
L'obiettivo dei Cinque Stelle è la costituzione di un'azienda strutturata su due stabilimenti interconnessi: Terni focalizzato sull'alta acuzie e Narni-Amelia destinato a farsi carico della bassa intensità di cura, delle prestazioni in day hospital, della day surgery, delle lungodegenze e della riabilitazione intensiva. Una simile riorganizzazione, accompagnata da un potenziamento dei servizi ambulatoriali dell'Usl sul territorio, eviterebbe l'afflusso improprio di cittadini in ospedale per prestazioni ordinarie come visite specialistiche ed ecocardiogrammi.
A complicare la sintesi politica all'interno della coalizione interviene la fronda dei circoli territoriali dello stesso Partito Democratico. I segretari delle sezioni cittadine di Terni hanno deciso di scavalcare i propri vertici provinciali, inviando una lettera di formale dissenso ai vertici del partito. Il documento porta la firma di Leo Venturi (Circolo Colleluna), Nando Ribiscini (Circolo Moro-Berlinguer), Sandro Piermatti (Circolo Borgo Bovio), Leonardo Patalocco (Circolo San Giovanni-Ferriera), Massimo Leopoli (Circolo Collestatte-Torre Orsina) e Sandro Piccinini (Circolo Marmore-Papigno-Piediluco).
La missiva è stata recapitata al segretario regionale Damiano Bernardini, a Trappolino, a Di Girolamo e, per conoscenza, a Marina Sereni, responsabile Sanità della segreteria nazionale del Pd. Nella lettera, i rappresentanti della base territoriale dichiarano di “respingere con decisione ogni ipotesi di accorpamento delle Aziende Sanitarie Locali dell'Umbria”.
I circoli paventano il rischio che un processo di fusione e accentramento possa compromettere definitivamente l'equilibrio istituzionale del sistema sanitario regionale, allontanando i centri decisionali dalle reali necessità dei cittadini e dei singoli territori. La richiesta formale al Pd dell'Umbria è quella di assumere una posizione netta e contraria all'Asl unica, ribadendo che le scelte fondamentali sulla tutela della salute “non possano essere calate dall'alto senza un preventivo coinvolgimento delle forze politiche che sostengono la maggioranza e delle comunità interessate”.
Mentre la base del Partito Democratico invoca investimenti diretti sul personale e sui servizi di prossimità rifiutando le logiche di centralizzazione, la segreteria del partito sposta l'accento sulla sostenibilità economica dell'operazione. Trappolino e Di Girolamo respingono le interpretazioni delle opposizioni civiche che leggono nel ridimensionamento a 450 posti un tentativo strisciante di depotenziare Terni a vantaggio di un'ipotetica Azienda ospedaliera regionale unica.
I vertici provinciali ricordano che i confini e le funzioni della rete ospedaliera umbra troveranno la loro definizione formale all'interno del nuovo Piano sanitario regionale, atteso alla presentazione e al percorso di partecipazione pubblica nelle prossime settimane. La sostenibilità del mutuo per la costruzione della nuova struttura, secondo il Pd, poggerà sulla capacità storica del polo ternano di attrarre pazienti da fuori regione.
In questo scenario di profonda incertezza programmatica, l'analisi si sposta inevitabilmente dalle corsie d'ospedale alle segreterie politiche, accendendo i riflettori sulle ripercussioni elettorali della crisi del centrosinistra. A lanciare un severo monito è l’avvocato Alessandro Gentiletti, presidente di Terni Oltre ed ex capogruppo comunale di Senso Civico, figura di spicco dell'area progressista e fortemente schierata a sinistra. Gentiletti mette a nudo le contraddizioni di una coalizione incapace di parlare con una voce sola, a fronte di una destra che dimostra invece una immediata capacità di reazione e mobilitazione sul territorio.
“Si ipotizza l'accorpamento delle ASL. Il PD regionale prende una posizione, quello locale un'altra, i circoli un'altra ancora. Il centrodestra in poche ore organizza e mobilita una compatta manifestazione di piazza (obiettivamente partecipata). A prescindere da come la pensiate sulla questione (io lo sapete, non mi interessa quante poltrone ma quali servizi) la domanda è: secondo voi, di questo passo, chi andrà al ballottaggio alle prossime elezioni? E chi le vincerà?” rileva con durezza Alessandro Gentiletti.
Il quesito posto dal presidente di Terni Oltre evidenzia il rischio reale di un cortocircuito strategico: mentre i partiti del Patto Avanti si avvitano in dispute interne su organigrammi e confini amministrativi, l'elettorato assiste a uno sfilacciamento che potrebbe compromettere la competitività stessa della coalizione alle prossime scadenze elettorali, lasciando campo aperto agli avversari.