01 Feb, 2026 - 11:40

Sanità Orvieto, la sindaca Tardani accusa la Regione: “Serve cambio di passo”. E sul Pronto soccorso le grandi manovre dei partiti

Sanità Orvieto, la sindaca Tardani accusa la Regione: “Serve cambio di passo”. E sul Pronto soccorso le grandi manovre dei partiti

Sul Pronto Soccorso di Orvieto non si misura soltanto la tenuta di un presidio sanitario strategico, ma la capacità della Regione Umbria di governare uno dei settori più sensibili e politicamente esposti. Tra comunicati, smentite e interrogazioni, la vicenda del Santa Maria della Stella è diventata il simbolo di una sanità territoriale che fatica a trovare una direzione chiara, mentre l’Umbria del Sud rivendica attenzione e risorse. Un terreno che la sindaca di Orvieto Roberta Tardani ha deciso di presidiare apertamente, chiedendo alla Regione un cambio di passo e denunciando una marginalizzazione che, a suo giudizio, non è più sostenibile.

Il tema non è solo tecnico, ma apertamente politico. La gestione del Pronto Soccorso orvietano si intreccia con le tensioni nella maggioranza che sostiene la giunta regionale guidata da Stefania Proietti, con le battaglie interne al centrosinistra umbro e con il confronto sempre più aspro sulla distribuzione dei fondi sanitari e delle priorità tra Terni e i territori periferici.

La nota della sindaca Tardani e la richiesta di un cambio di passo alla Regione

La presa di posizione della prima cittadina Roberta Tardani arriva il 30 gennaio, al termine di settimane segnate da allarmi e polemiche sul futuro del Pronto Soccorso di Orvieto. Nel testo, la sindaca sceglie un registro istituzionale ma netto, mettendo in fila criticità che non possono più essere archiviate come emergenze temporanee. “Come Sindaco sento il dovere di condividere con voi una realtà che non può più essere ignorata: la sanità del nostro territorio non è al centro delle politiche regionali e questa assenza di scelte sta producendo conseguenze preoccupanti”, scrive Tardani.

Il riferimento è a un ultimo anno in cui, secondo l’amministrazione comunale, si sarebbero aggravate le criticità strutturali dell’ospedale Santa Maria della Stella, tra carenze di personale medico e reparti in affanno. La sindaca rivendica un approccio responsabile, evitando lo scontro istituzionale diretto, ma individua un nodo politico preciso. “Il punto centrale è politico: la Regione ha la responsabilità di garantire il diritto alla salute in modo equo su tutto il territorio”, sottolinea, avvertendo che l’esclusione sistematica di alcune aree dalle priorità rischia di creare una frattura difficilmente sanabile.

Nel mirino finisce anche il ruolo limitato degli enti locali. “Le amministrazioni locali non hanno gli strumenti né la competenza per colmare queste lacune”, osserva Tardani, chiedendo risposte immediate e un confronto serio sul Piano sanitario regionale, indicato come la sede naturale per decisioni strutturali, ma finora rimasto, secondo Orvieto, privo di ricadute operative concrete.

Il caso Orvieto tra allarmi, smentite e interrogazioni in Consiglio regionale

La polemica sul Pronto Soccorso del Santa Maria della Stella prende avvio da un comunicato del Partito Democratico di Orvieto, che ha espresso “forte preoccupazione per le notizie relative a una possibile riduzione dell’operatività nelle ore notturne”. Il circolo cittadino, guidato dal segretario Talanti, ha definito il PS un presidio sanitario fondamentale per l’intero comprensorio, richiamando l’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute.

Nel testo vengono evidenziate carenze croniche di personale, dai medici di Medicina d’Urgenza agli infermieri, in un quadro che il PD collega alle difficoltà organizzative nazionali. Il Pronto Soccorso orvietano viene ricordato come hub DEA di primo livello, essenziale per la gestione dei codici rossi e delle emergenze tempo-dipendenti.

La risposta del centrodestra locale è stata immediata. Fratelli d’Italia Orvieto ha accusato il PD di una “macroscopica contraddizione politica”, sottolineando che lo stesso partito governa la Regione Umbria e incide sulle scelte della USL Umbria 2. La Lega ha parlato apertamente di una sconfessione della presidente Proietti, evocando le promesse elettorali sulla sanità. Il capogruppo regionale Enrico Melasecche ha quindi depositato un’interrogazione urgente in Consiglio regionale, chiedendo garanzie sull’operatività H24 e denunciando “rischi gravissimi per i pazienti”.

A tentare di riportare la discussione su un piano tecnico è intervenuta la USL Umbria 2, che in una nota ufficiale ha smentito qualsiasi ipotesi di chiusura notturna. “Nessuna chiusura notturna del Pronto Soccorso Santa Maria della Stella di Orvieto”, si legge nel comunicato, che conferma l’operatività H24 e lo status di DEA di primo livello. Resta però irrisolto il nodo strutturale: i medici di Medicina d’Urgenza in servizio sono quattro su sette, un dato che continua ad alimentare il confronto politico.

Sanità, Umbria del Sud e gli equilibri interni al PD

Il caso Orvieto si inserisce in un quadro più ampio, segnato dalla centralità del dossier sul nuovo ospedale di Terni e dalla percezione, diffusa nell’Umbria del Sud, di una sanità lasciata ai margini. Proprio mentre sul progetto ternano crescono dubbi e critiche, Orvieto chiede risposte sul presente, non solo promesse sul futuro.

Secondo le indiscrezioni politiche, sullo sfondo della vicenda del Pronto Soccorso di Orvieto si muoverebbero anche battaglie interne alla maggioranza regionale e al Partito Democratico umbro, in vista delle prossime scadenze elettorali. Non è passato inosservato che l’allarme sia partito dal PD orvietano, vicino all’area di Passione Democratica e al segretario regionale Damiano Bernardini, sindaco di Baschi, così come all’assessore regionale al bilancio Tommaso Bori. Lo stesso Bernardini è poi intervenuto per prendere le distanze dal comunicato locale, evidenziando crepe nella gestione politica del partito.

Sul piano provinciale, il segretario orvietano Carlo Emanuele Trappolino, espressione della corrente Casa Democratica, viene accusato da una parte del partito di una scarsa attenzione al territorio della Rupe, mentre il dibattito interno si concentra su Terni. In filigrana emerge un confronto sugli equilibri futuri e sulle candidature per le politiche, con la sanità che diventa terreno di misurazione del consenso e del controllo delle risorse.

A completare il quadro ci sono i comitati civici, animati da volontari, da cittadini che chiedono servizi migliori, ma popolati anche da ex candidati del centrosinistra o da personaggi in cerca di visibilità e legittimazione popolare per i prossimi appuntamenti elettorali, che amplificano il dibattito e - in qualche caso - contribuiscono a un clima polarizzato e ad orientare la pubblica opinione. Il Pronto Soccorso di Orvieto resta operativo, ma il caso ha ormai superato i confini della cronaca sanitaria: è diventato un banco di prova politico per la Regione Umbria e una palestra per i regolamenti dei conti interni al centrosinistra.

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Federico Zacaglioni
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