Un sistema sanitario sotto pressione, tra carenze strutturali, nuove esigenze organizzative e un fenomeno di violenza sugli operatori che continua a registrare numeri elevati. È questo lo scenario emerso a Perugia in occasione di “CuriAmo la professione - Il valore dell’infermieristica nella sanità umbra”, iniziativa promossa dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia (Opi) in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere, ospitata nella sede della Scuola Lingue Estere dell’Esercito.
Al centro del confronto il ruolo degli infermieri nella sanità regionale, tra assistenza ospedaliera e territoriale, ma anche le criticità legate alla sicurezza degli operatori. Un tema che, secondo i dati illustrati, assume in Umbria dimensioni particolarmente rilevanti.
A fotografare la situazione è stata la vicepresidente dell’Opi Perugia Elisa Ceciarini, che ha evidenziato come la categoria sia la più esposta agli episodi di violenza.
Secondo quanto illustrato, infatti, il 64% dei casi di violenza sul personale sanitario registrati nell’ultimo anno in Umbria riguarda infermiere e infermieri. Un dato che si inserisce in un contesto già complesso e che, ha sottolineato Ceciarini, non può essere letto soltanto come una questione di ordine pubblico, ma anche come un indicatore delle tensioni presenti nei luoghi di cura, soprattutto nei reparti a maggiore intensità assistenziale.
Nel suo intervento, la vicepresidente ha richiamato anche una componente specifica del fenomeno. "C’è anche una questione di genere, perché vengono aggredite colleghe giovani e in contesti ad alta intensità di cure con ritmi molto serrati, come i pronto soccorso".
Un elemento che si somma alla pressione organizzativa e alla complessità delle situazioni cliniche, rendendo ancora più delicato il lavoro quotidiano degli operatori sanitari.
Ceciarini ha ricordato anche la consistenza del sistema infermieristico regionale. "Abbiamo più di 5.500 iscritti che svolgono il loro lavoro con professionalità e competenza in ogni setting assistenziale", ha dichiarato ai microfoni dell'ANSA.
Un bacino professionale ampio, chiamato a operare in un sistema in trasformazione. Al tempo stesso, però, resta aperta la questione del fabbisogno di personale: secondo le stime dell’Opi, in Umbria mancherebbero circa 1.000 infermieri, con ricadute dirette su carichi di lavoro, tempi di risposta e qualità dell’assistenza.
Tra i temi affrontati nell’iniziativa anche la riorganizzazione della sanità, con particolare riferimento al rapporto tra ospedale e territorio. Ceciarini ha sottolineato come il processo in corso implichi un ripensamento dei modelli assistenziali, in cui la figura infermieristica può assumere un ruolo sempre più autonomo nella gestione di percorsi complessi.
In questo quadro diventa centrale, ha spiegato, la disponibilità di strumenti innovativi e di un rapporto adeguato tra numero di infermieri e pazienti, condizione ritenuta indispensabile per garantire la qualità delle cure.
Un segnale positivo arriva dal recente concorso per infermieri, che ha evidenziato un significativo ingresso di giovani professionisti nel sistema.
Ceciarini ha osservato come "il 60% dei vincitori ha 30 anni", a fronte di un’età media degli infermieri umbri pari a circa 48 anni. Un dato che apre scenari di ricambio generazionale, ma che richiede - secondo l’Opi - una gestione attenta del passaggio di competenze tra professionisti esperti e nuove leve.
Sul fronte della sicurezza, i numeri confermano la persistenza del problema. Nel 2025 in Umbria si sono registrati 211 episodi di aggressione ai sanitari, con 281 operatori coinvolti.
Un quadro che l’Ordine degli infermieri ha più volte portato all’attenzione delle istituzioni, anche attraverso tavoli di confronto e la partecipazione alla consulta regionale, con l’obiettivo di definire linee guida condivise per la prevenzione della violenza.
In collegamento è intervenuta la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, che ha annunciato un’iniziativa sul fronte della prevenzione.
"Stiamo inserendoprofessionisti nelle varie aziende ma non basta, vogliamo lavorare per la prossimità della professione affinché diventiate sempre più ponte tra ospedale e territorio". La presidente ha inoltre annunciato "l’imminente sottoscrizione di un protocollo con la Prefettura di Perugia di aziende sanitarie e ospedaliere per la prevenzione di atti di violenza".
Proietti ha poi definito gli infermieri "il primo soggetto professionale che spesso si incontra al pronto soccorso o nell’assistenza domiciliare, ma anche figura al cuore del sistema socio sanitario, il volto umano della nostra istituzione sanitaria".
Nel dibattito emerso a Perugia, l’infermieristica viene descritta come una componente strutturale della sanità contemporanea, sempre più coinvolta nella gestione diretta dei percorsi di cura e nell’integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali.
Oltre al riconoscimento del ruolo professionale, resta però centrale la necessità di affrontare le criticità emerse: sicurezza, carenza di personale e pressione organizzativa. Un insieme di fattori che, secondo l’Opi Perugia, richiede interventi coordinati e continuativi per garantire sostenibilità al sistema e condizioni di lavoro adeguate.