Alla Sangraf di Narni la crisi non è più solo industriale: è diventata una vicenda umana, fatta di buste paga che non arrivano, tutele che evaporano e un futuro che appare ogni giorno più opaco. Ancora una volta gli stipendi sono in ritardo - ad aprile i lavoratori non hanno visto un euro - mentre la cassa integrazione corre verso la scadenza e alle spalle si accumulano arretrati su fondi pensione, cessione del quinto e contributi previdenziali. L’organico, intanto, si è ridotto all’osso. Ieri i dipendenti sono scesi in sciopero e si sono radunati in presidio sotto la Prefettura di Terni, ottenendo un tavolo immediato con il prefetto Orlando. Ma la svolta arriva da un’altra istituzione: il presidente della Provincia Stefano Bandecchi e il suo vice Francesco Maria Ferranti hanno avviato un’interlocuzione diretta con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e convocato i rappresentanti dei lavoratori per giovedì 23 aprile alle 17 nei propri uffici. L’obiettivo è difendere gli assetti economici e i livelli occupazionali in un territorio già sotto pressione, evitando che l’ex sito industriale diventi l’ennesimo abbandono.
“Sulla vicenda della Sangraf di Narni, come su altre del nostro territorio, occorre unire gli sforzi fra istituzioni, sindacati e altri attori a vario titolo coinvolti per aprire un dialogo con il ministero e affrontare al meglio i problemi, sia per garantire gli attuali assetti economici che per mantenere i livelli occupazionali”, si legge in una dichiarazione congiunta di Bandecchi e Ferranti diffusa a margine della manifestazione dei dipendenti sotto Palazzo Bazzani. Parole che suonano come un impegno formale, in un momento in cui la fiducia nell’azienda è ormai ai minimi termini.
Il pomeriggio del 21 aprile è stato segnato da una doppia mobilitazione. Da un lato i lavoratori della Sangraf in presidio davanti alla Prefettura di Terni, dall’altro il tavolo convocato dal prefetto Orlando su richiesta delle segreterie territoriali di FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC-UIL, con l’assistenza delle confederazioni provinciali e regionali. A innescare la protesta non è solo l’ennesimo ritardo sugli stipendi - il pagamento atteso per il 20 aprile con dieci giorni di scarto rispetto ai termini ordinari non è mai arrivato, nonostante le “rassicurazioni” aziendali - ma anche una sequenza di episodi che hanno messo a rischio la sicurezza dello stabilimento e delle persone.

Nei giorni scorsi, a causa di lavori programmati sulla linea elettrica, la fabbrica era rimasta al buio. Per garantire l’alimentazione erano stati attivati dei generatori, alimentati a gasolio. Peccato che l’azienda non abbia riordinato il carburante. Il risultato? I generatori si sono fermati, le portinerie sono rimaste senza corrente - costringendo i lavoratori a un “presidio di sicurezza” in condizioni precarie - e si è spenta persino l’illuminazione di segnalazione della torre di abbattimento dei fumi. Un segnale, secondo i sindacati, dell’“ennesimo abbandono” in cui versa lo stabilimento di Narni Scalo.
“I lavoratori, che ancora ad aprile non hanno ricevuto lo stipendio, sono in sciopero da oggi e si sono riuniti in presidio sotto la Prefettura”, si legge nel comunicato diffuso dalle tre sigle sindacali. E l’elenco delle criticità è lungo: oltre alla mensilità corrente, si sono accumulati arretrati sui versamenti dei fondi pensione, sulle cessioni del quinto e sui contributi previdenziali. Un carico che rischia di schiacciare decine di famiglie in un’area, quella ternana, già segnata da altre vertenze industriali.
Mentre i lavoratori presidiavano la Prefettura, il vicepresidente della Provincia Francesco Maria Ferranti ha avviato una ricognizione diretta. “Ho parlato oggi personalmente con alcuni rappresentanti dei lavoratori - afferma Ferranti - ai quali a breve scadrà la cassa integrazione e nei confronti dei quali risulterebbe in ritardo l’ultima mensilità”. Una situazione definita “insostenibile” da più parti, che ha spinto Ferranti a contattare immediatamente il presidente Bandecchi. La risposta è stata rapida.
“Il Presidente ha prontamente aperto un’interlocuzione con il Ministro Urso e i suoi più stretti collaboratori - aggiunge Ferranti - chiedendo un interessamento diretto al fine di affrontare la questione della fabbrica narnese in tempi rapidi”. E nel frattempo è arrivata la convocazione: giovedì 23 aprile alle 17, i rappresentanti dei lavoratori sono attesi negli uffici della Provincia a Terni. Un passaggio che i sindacati leggono come un segnale di attenzione istituzionale dopo settimane di silenzi e promesse disattese.

Il prefetto Orlando, dal canto suo, si è impegnato a riportare le criticità emerse al tavolo di oggi al MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) e al MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica). Ma il tempo stringe. La cassa integrazione è in scadenza, i lavoratori non possono più aspettare e lo stabilimento rischia di entrare in una spirale irreversibile. “È paradossale - denunciano FILCTEM, FEMCA e UILTEC - che i lavoratori e le lavoratrici, che per questo mese non hanno ancora ricevuto il pagamento delle spettanze, nonostante la cassa integrazione siano stati costretti dai fatti a dichiararsi in sciopero a tutela del futuro produttivo dello stabilimento”.
Le segreterie territoriali hanno già annunciato che metteranno in campo “tutte le iniziative atte a tutelare il futuro produttivo e la sicurezza dello stabilimento di Narni Scalo”. E mentre i lavoratori si preparano all’appuntamento di giovedì in Provincia, l’attesa è tutta per capire se le parole si trasformeranno in fatti. Perché a Narni, in queste settimane, di parole ne hanno già sentite fin troppe.