La Cattedrale di Santa Maria Assunta si è colmata di un'onda umana vibrante e silenziosa, accogliendo domenica pomeriggio il solenne pontificale in onore di San Valentino, patrono della città e nel mondo degli innamorati. Tra i banchi gremiti, in una atmosfera sospesa tra devozione popolare e rito solenne, il clero diocesano e le più alte cariche istituzionali locali e regionali si sono stretti attorno al vescovo Francesco Antonio Soddu. Un abbraccio corale che ha visto primeggiare, accanto al prefetto Antonietta Orlando e alla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, anche i rappresentanti del Consiglio Comunale e della Provincia di Terni: la presidente dell'assise cittadina Sara Francescangeli e il vicepresidente dell'Ente di Palazzo Bazzani Francesco Maria Ferranti. In prima fila anche il Procuratore della Repubblica Antonio Laronga, a testimoniare l'attenzione delle istituzioni tutte verso la figura del Santo patrono. Con loro i sindaci del territorio provinciale, i consiglieri regionali di maggioranza e opposizione, Filipponi e Proietti, Pernazza, Pace e Agabiti Urbani, il consigliere comunale Claudio Batini. Ma è stata l'omelia del presule a incidere il solco della riflessione, lanciando un monito chiaro in un'epoca che definisce segnata da “veleni sociali”. “Valentino porge la sua esperienza di vita affinché ogni suo tratto possa esser utilizzato nella crescita sulla via del bene”, ha esortato Soddu dal pulpito. “Di questo c'è tanto bisogno nella società di oggi!”.

L'omelia del vescovo Soddu si è snodata come un percorso esegetico che dall'esempio del martire ternano è giunto dritto al cuore delle contraddizioni contemporanee. Soddu ha dipinto il ritratto di un San Valentino non solo come vescovo delle origini, ma come figura paradigmatica di resistenza al male. “Egli emerge per quella sapienza del cuore che coincide con l'amore di Dio”, ha spiegato, sottolineando come nel patrono intelligenza, legge e cuore fossero “pienamente in sintonia e connesse per formare l'ossatura robusta della persona e del santo”.
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Il parallelo con il presente è diventato incisivo quando il presule ha evocato il contesto storico di Valentino, un'epoca in cui “l'odio per la fede portava al disprezzo stesso per la vita fino a inculcare il male in tutte le sue dimensioni facendolo passare per ottima cosa”. Un meccanismo antico, ha suggerito il vescovo, ma che trova inquietanti similitudini oggi. “Se a una persona o a qualsiasi essere vivente viene somministrato del veleno, questi si ammala e inesorabilmente è destinato a perire”, ha scandito, accendendo i riflettori su quella che ha definito una “ovvietà” spesso dimenticata. Un passaggio, questo, che ha teso un filo diretto tra la testimonianza antica e le fragilità moderne, facendo calare un silenzio denso di significato sull'assemblea. La liturgia della Parola ha offerto lo spunto per approfondire il concetto di felicità autentica: “Beato chi cammina nella legge del Signore”, ha ricordato Soddu, spiegando che l'osservanza dei comandamenti è strumento per la “custodia della vita”.

Soprattutto per i ragazzi e i giovani, ha proseguito il vescovo, l'esempio del patrono diventa un fondamento imprescindibile. “Valentino porge la sua esperienza di vita affinché ogni suo tratto possa esser utilizzato come fondamento nella composizione intelligente dei vari tasselli e opportunità di crescita sulla via del bene”. Un'esortazione, la sua, a fare del santo un “lievito buono e fecondo” da accogliere “nelle famiglie, nei gruppi, nelle scuole, nei posti di lavoro o di svago” per la “crescita integrale della persona”. Il vescovo ha inoltre sottolineato come la vera libertà, quella che “coincide pienamente con l'amore”, scaturisca proprio da questa adesione consapevole al bene.

Il momento più alto della liturgia, prima della processione cittadina, ha visto la presidente del Consiglio Comunale, Sara Francescangeli, salire all'altare per accendere la lampada votiva e pronunciare l'atto di affidamento della città al Santo Patrono. Un gesto che non è parso una mera formalità, ma il sigillo di un patto rinnovato tra la comunità civile e la sua storia più profonda. Un segno, è stato sottolineato, della “disponibilità degli amministratori pubblici ad essere attenti ai bisogni della comunità e a promuovere con onestà e saggezza ciò che giova al bene comune”. Le parrocchie della città di Terni hanno offerto il cero, idealmente unendo in un unico filo conduttore tutte le anime della diocesi. La parte musicale, suggestiva e solenne, è stata curata dal Coro Diocesano diretto da don Sergio Rossini, con la partecipazione di un gruppo strumentale del Liceo musicale 'F.Angeloni' e degli studenti dell'Itt di Terni che hanno composto ed eseguito un canto originale dedicato a San Valentino.

Al termine del pontificale, la città ha vissuto il suo momento di devozione pubblica più autentico: la processione con l'urna del santo ha attraversato le vie del centro per il rientro nella basilica di San Valentino. Il corteo, snodandosi davanti a Palazzo Spada, ha visto sfilare i gonfaloni del Comune, della Regione e della Provincia, le confraternite, i figuranti in abiti storici del Seicento e i tamburini del terziere di Mezule di Narni.
Sul sagrato della chiesa sul colle, la preghiera della presidente diocesana dell'Azione Cattolica, Rita Pileri, ha avuto il sapore di un testamento ideale per le nuove generazioni: “Vorremmo invocarti perché il tuo esempio sia sprone per le giovani e i giovani ad essere coraggiosi, a vivere pienamente la loro vita, anche quando è difficile, anche quando tutto nel mondo sembra gridare il contrario. Ricorda loro che la vita si può spendere per gli altri; che la vita si può donare per rendere questo mondo più giusto; che la pace è possibile, perché l'umanità non è solo disumana”.

L'urna con le reliquie, giunta in Cattedrale nella tarda serata di sabato scortata dalle forze dell'ordine e accolta dal vescovo Soddu e dal vicario generale don Salvatore Ferdinandi, è stata quindi riposta alla venerazione dei fedeli dopo la benedizione conclusiva. La città ha fatto ritorno alla sua quotidianità, portando con sé il monito di un vescovo e la luce antica del suo Patrono, in un 14 febbraio che ha rinnovato un legame millenario.